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Economia

Costi energetici, guerra e crisi climatica, Cna: "Previsioni di crescita ridotte nel 2022"

L'associazione di categoria indica le due linee principali di intervento: "La prima riguarda la questione energetica, la seconda i bonus in edilizia"

“Per tracciare un quadro dell’attuale situazione economica occorre partire dalle tre crisi globali registrate negli ultimi 20 anni: Torri gemelle nel 2001, crisi finanziaria nel 2008, Coronavirus nel 2020. Aspettando la prossima crisi, che in realtà è già in atto ed è la crisi climatica e sociale, abbiamo dovuto anche mettere in conto i tragici effetti generati dall’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina. Solo alcuni mesi fa avevamo celebrato il 2021 come l’anno della ripresa, che alcuni economisti avevano definito non come semplice rimbalzo ma come vera e propria fase di espansione in grado di gettare le basi per una crescita stabile e duratura. È ovvio che in questo contesto drammatico e complesso, la situazione economica attuale presenta segnali di forte ridimensionamento rispetto al 2021: per il 2022 le previsioni di crescita del PIL nazionale già ridotte di circa due punti rispetto alla crescita dello scorso anno (+6,6%) sono state ulteriormente tagliate al 2,2%. Le motivazioni sono note: boom costi energetici, minor disponibilità e aumento dei costi per materie prime e prodotti intermedi, difficoltà delle catene di produzione, restrizioni al commercio, maggiore inflazione e minore reddito disponibile. È quindi prevedibile che per l’Emilia-Romagna e la nostra Provincia il quadro previsionale possa essere addirittura più negativo rispetto a quello nazionale”. Questo è quanto affermano Matteo Leoni e Massimo Mazzavillani, rispettivamente Presidente e Direttore generale della CNA di Ravenna.

"In questa fase, anche lo scenario locale (regionale e provinciale), come emerge dalla nostra indagine congiunturale, è destinato a subire un drastico ridimensionamento. Non ci stiamo riferendo solo agli andamenti del PIL a tutti i livelli al ribasso nelle previsioni riguardanti il 2022, stiamo pensando, in particolare, alla movimentazione aziendale che avendo finalmente registrato nel corso del 2021 una buona performance nella provincia di Ravenna (con un saldo complessivo positivo pari a +102 imprese mentre l’artigianato ha chiuso con +68 unità) ha invertito un trend negativo che durava da ben nove anni. Riteniamo che questa tendenza - proseguono i vertici della Cna ravennate - sarà difficilmente replicabile nel corso del 2022. Pertanto oggi si pone spontaneo un interrogativo: che fare per cercare di recuperare quei livelli di sviluppo indispensabili per trainare il sistema economico? Partendo dal presupposto che in questa fase servono soluzioni rapide ed efficaci, come CNA abbiamo individuato due linee principali di intervento: la prima riguarda la questione energetica, la seconda i bonus in edilizia".

"Per uscire totalmente dalla dipendenza energetica dalla Russia occorre rafforzare il polo energetico ravennate attraverso la ripresa delle attività estrattive di gas naturale nell’Alto Adriatico; posizionamento di un rigassificatore galleggiante al largo delle coste ravennati; realizzazione di un parco eolico offshore con impianto fotovoltaico galleggiante annesso; creazione di un sistema per la cattura, lo stoccaggio e l’utilizzo dell’anidride carbonica da immettere nei giacimenti di metano esausti o per l’utilizzo nell’economia circolare. Progetti che condividiamo - proseguono dall'associazione di categoria - e che riteniamo vadano attuati il prima possibile. Ma come CNA riteniamo ancora più strategico favorire con incentivi mirati e procedure semplificate la realizzazione di impianti di autoproduzione di energia elettrica da parte delle piccole imprese.  Secondo le nostre stime, su scala regionale, è possibile coinvolgere in tempi brevi oltre 10.000 micro e piccole imprese (di cui circa un migliaio nella Provincia di Ravenna) che realizzando impianti tra 12 e 200 kW potrebbero assicurare una consistente produzione aggiuntiva di energia elettrica da rinnovabili, un forte taglio delle emissioni di CO2 e un buon risparmio di metri cubi di gas. Per favorire la realizzazione di piccoli impianti da fonti rinnovabili riteniamo sia necessario estendere gli incentivi anche alle PMI, prevedendo un credito d’imposta che non può essere inferiore al 50% dell’investimento iniziale e che dovrà durare almeno un triennio".

"Riteniamo che gli incentivi all’edilizia abbiano bisogno di una programmazione a medio lungo termine, certezza e stabilità nel tempo. L’esatto contrario delle oltre 30 modifiche alle norme che alimentano soltanto incertezza e confusione. Come CNA abbiamo chiesto al Governo e al Parlamento di evitare il possibile fallimento di decine di migliaia di imprese della filiera delle costruzioni. Oggi ci troviamo di fronte a un paradosso economico dove le aziende rischiano di chiudere a causa di continui cambiamenti di regole che hanno paralizzato il mercato dei crediti di imposta legati ai bonus edilizi. Gli incentivi per la riqualificazione degli edifici prevedono la possibilità dello sconto in fattura e l’impresa deve anticipare al cliente l’ammontare del bonus per conto dello Stato. Per pagare fornitori, stipendi e imposte deve poter cedere quel credito altrimenti diventano praticamente inevitabili crisi di liquidità e fallimento. A livello nazionale abbiamo lanciato l’allarme che oltre 60.000 imprese artigiane non riescono a vendere quei crediti (che sfiorano i 3 miliardi di euro) e circa 33.000 di queste rischiano la chiusura con una perdita stimata in 150.000 posti di lavoro. Sul nostro territorio le imprese coinvolte in questo rischio default sono circa 200 per oltre 1.000 addetti.  Per questo occorrono soluzioni rapide ed efficaci che evitano il blocco di un settore che nel 2021 ha contribuito per un terzo al recupero del PIL, ha registrato un aumento del 14% dell’occupazione, del 16% degli investimenti, del 24% della produzione". 

"Per rendere concrete queste opportunità, tuttavia - aggiungono Leoni e Mazzavillani - dobbiamo risolvere il problema del credito per le Micro Piccole Medie Imprese (il dato per la provincia di Ravenna nel 2021 è stato positivo +2,1% di finanziamenti concessi rispetto all’anno precedente). La pandemia, prima, e la crisi internazionale, poi, hanno fatto aumentare l’indebitamento degli imprenditori con le banche. Gli imprenditori lamentano, inoltre, grandi difficoltà con gli Istituti di credito in tema di prestiti o accessi ai fondi. Pertanto, è necessario rivitalizzare il sistema dei Confidi, che ha dato prova di sostenere con efficacia l’imprenditoria diffusa nella crisi in corso, e ottimizzare l’operatività del Fondo di Garanzia per le PMI valorizzando la relazione tra pubblico e privato. In conclusione, per noi è indispensabile, oggi più che mai, ricostituire un patto forte tra il mondo dell’impresa e quello del credito così da dotare le imprese di tutti gli strumenti utili e necessari per affrontare le impegnative e inedite sfide di un mercato che oggi viaggia a doppia velocità rispetto al passato".

Il quadro economico nella provincia di Ravenna

In crescita l’economia della provincia ravennate sia nel 2021 che per le previsioni 2022, mentre il 2020 si era chiuso, a causa dell’impatto della pandemia, con una caduta della ricchezza pari a -8,4%, con una discesa leggermente inferiore rispetto a quella regionale (-8,8%) e nazionale (-8,7%). Questo è quanto evidenzia il rapporto di Cna. Per il 2021 si stima una rapida ripresa del valore aggiunto complessivo ravennate pari a +7,9%. Il quadro previsivo conferma anche che la crescita in provincia di Ravenna nel 2021 sarà superiore sia a quella stimata per l’Emilia-Romagna (+7,3%) sia a quella italiana (+6,6%). La ripresa attesa sarà quest’anno più contenuta, più uniforme nei vari territori (+2,3% per Ravenna, +2,4% per l’Emilia Romagna e +2,2% per l’Italia). Nel 2023, la crescita si dovrebbe normalizzare su un +2,8%, come per l’Italia (+2,8%), leggermente più sostenuta in Emilia-Romagna (+3%), salvo ulteriori fattori di crisi, oltre il Covid, che già sono in corso. Senza dimenticare che incombe il caro energia, l’aumento dei prezzi delle materie prime è fuori controllo, facendo lievitare i costi delle imprese e a tutto ciò si è aggiunta la grave crisi Russia- Ucraina: l’incognita della durata del conflitto rende difficilissimo prevedere gli effetti sul tessuto economico.

Relativamente ai dati settoriali emerge che nel 2021 la ripresa condurrà a una crescita stimata del valore aggiunto prodotto dall’industria provinciale del +11,8%; esaurita la spinta del recupero dei livelli di attività precedenti, nel 2022 la crescita prevista si ridurrà (+1,9%), tenuto conto anche delle difficoltà delle catene di fornitura e dell’aumento dei prezzi delle materie prime e delle commodity e del caro-bolletta energetica. Nel 2023 la ripresa del settore industriale ravennate dovrebbe proseguire con un +2,8%. "Grazie in particolare alle misure di incentivazione adottate dal Governo a sostegno del settore, superbonus e bonus vari, nel 2021 si conferma un vero boom del valore aggiunto del settore delle costruzioni della nostra provincia (+28,2%), che trainerà la ripresa complessiva - conclude la Cna - Nonostante un ragionevole e fisiologico rallentamento, la tendenza positiva continuerà con decisione anche nel 2022 (+9,6%), come le misure di sostegno adottate anche se più restrittive, e sarà ancora il settore delle costruzioni a trainare la crescita ravennate, per poi proseguire nel 2023 con un +7,7%".

Gli effetti negativi dello shock da Coronavirus si sono fatti sentire più a lungo e duramente nel comparto dei servizi. Nel 2021 la ripresa del valore aggiunto settoriale sarà solo parziale (+5,9%) e la più contenuta rispetto agli altri macro-settori. La tendenza positiva non dovrebbe smorzare il suo ritmo di crescita in maniera accentuata nel corso del 2022 (+4,3%), assestandosi su un +2,5% per il 2023.

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