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Pesche, i sindacati: "No al salario di crisi". Le associazioni datoriali lasciano il tavolo

Le associazioni datoriali hanno abbandonato l'incontro non considerando ricevibili le proposte di Flai Cgil, Fai Cisl Romagna e Uila Uil di Ravenna

Sindacati e associazioni datoriali si sono riuniti martedì nella sede del Servizio provinciale agricoltura e alimentazione di Ravenna. I sindacati di Flai Cgil, Fai Cisl Romagna e Uila Uila della provincia di Ravenna - rappresentati dai rispettivi segretari generali Raffaele Vicidomini, Lidia Foschi e Patrizia Alvisi - esprimono la loro forte delusione in merito all’esito dell’incontro che, in applicazione con quanto previsto dall’ultimo rinnovo del contratto provinciale di lavoro (Cpl) dei braccianti agricoli, avrebbe dovuto individuare interventi “aventi la scopo del raggiungimento degli obiettivi occupazionali attesi e di salvaguardare livelli di occupazione adeguati allo stato di crisi in atto”.

“Siamo profondamente rammaricati – spiegano Vicidomini, Foschi e Alvisi – dal fatto che, in una situazione così complessa, le associazioni datoriali abbiano riproposto l’introduzione del salario di crisi per questo mese di luglio. Continuiamo a essere fortemente contrari a tale ipotesi in quanto scaricherebbe, ulteriormente e inutilmente, gli effetti della crisi dell’ortofrutta sempre sulla parte più debole, qual è il lavoro dipendente”. Le associazioni datoriali hanno abbandonato l’incontro non considerando ricevibili le proposte di Flai Cgil, Fai Cisl Romagna e Uila Uil di Ravenna.

I sindacati di categoria, assumendosi la responsabilità che a loro compete, si sono resi disponibili, in ottemperanza agli impegni presi, di definire interventi eccezionali e limitati all’attuale periodo di crisi, agendo sulla rivisitazione del lavoro straordinario e su interventi specifici che dovessero emergere dalle criticità delle aziende colpite dalla crisi delle pesche e nettarine. "Questo - viene specificato - a fronte di uno sforzo comune finalizzato a contrastare fenomeni diffusi anche sul nostro territorio che, in deroga a tutti gli accordi collettivi e alla dignità, sfruttano la manovalanza con tariffe molto inferiori a quelle contrattuali. Il sindacato vuole dare risposte ai lavoratori anche attraverso la salvaguardia delle aziende agricole virtuose della provincia, evitando di favorire chiunque alimenti una concorrenza sleale attraverso l’utilizzo di lavoro “nero” e “grigio”".

“Di fronte a dati incontrovertibili che certificano un momento di difficoltà straordinario per la nostra produzione di pesche e nettarine, con prezzi pagati agli agricoltori che si attestano su livelli addirittura incompatibili con i costi di raccolta e che rispetto alla precedente campagna confermano una ulteriore riduzione del 40%, registriamo l’atteggiamento irresponsabile, qualunquista e cerchiobottista da parte dei Sindacati dei lavoratori, confermato dai comunicati da loro emessi in queste ore, attraverso cui gli stessi hanno voluto disattendere gli accordi siglati, mantenendo una posizione negativa dopo aver chiesto in maniera arbitraria una serie di condizioni e di vincoli che non erano mai stati discussi e presi in considerazione all’atto della firma dell’Accordo nel giugno 2013”, è l’amaro comunicato emesso da  Cia, Coldiretti e Confagricoltura.

“Siamo costernati rispetto all’atteggiamento assunto dalla triplice – affermano all’unisono le principali Organizzazioni  Datoriali della provincia – di fronte ad una situazione di mercato che sta mettendo a dura prova il futuro imprenditoriale delle nostre aziende e che avrebbe bisogno di chiari, concreti segnali di unitarietà nell’affrontare i problemi”. “Così - proseguono Cia, Coldiretti e Confagricoltura - si disattende quanto assieme definito poco più di un anno fa, dopo un lungo e tormentato percorso per realizzare il contratto attualmente in vigore, che poneva Ravenna all’avanguardia giuslavoristica per la tutela dei rapporti di lavoro. Visto quanto affermato pubblicamente da Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil, le Organizzazioni Agricole - molto preoccupate dell’attuale situazione, ma consapevoli che per uscirne non potranno contare sulla collaborazione dei Rappresentanti Sindacali dei lavoratori - non possono che concludere con un pungente 'chi semina zizzania raccoglierà tempesta'".

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