Tra innovazione e tradizione crescono le aziende agricole in rosa

I dati, anche nel ravenate, confermano che il settore è in fermento e che il lavoro cresce grazie alla nuova imprenditoria giovanile e femminile, con la multifunzionalità e con i nuovi servizi a disposizione dei consumatori

Pur con le difficoltà legate alla complicata uscita dalla crisi economica, l’agricoltura si conferma una delle leve per il rilancio del Paese. I dati, anche nel ravenate, confermano che il settore è in fermento e che il lavoro cresce grazie alla nuova imprenditoria giovanile e femminile, con la multifunzionalità e con i nuovi servizi a disposizione dei consumatori. Protagoniste di questo 'ritorno alla terra', coinciso con una sensibile ripresa del settore, sono le donne imprenditrici agricole. In occasione del 60° anniversario della fondazione, Donne Impresa Coldiretti ha ripercorso - nell’ambito del convegno 'Donna Agricoltura – imprenditrici tra cibo, arte e cultura' svoltosi martedì pomeriggio a Palazzo Galletti Abbiosi - la storia delle donne in agricoltura, dall'azienda 'patriarcale' all'impresa multifunzionale di oggi, un lungo cammino 'in rosa' che ha messo in evidenza la grande capacità di innovazione delle imprenditrici.

Nell'aprire il convegno, Lorella Ansaloni, responsabile nazionale Donne Impresa Coldiretti, ne ha illustrato storia e attività, sottolineando come “il protagonismo femminile in agricoltura sia evidente nelle attività di educazione alimentare ed ambientale nelle scuole, con il progetto di Educazione alla Campagna Amica che Donne Impresa Coldiretti conduce da oltre 20 anni tra gli studenti di ogni ordine e grado – ma anche nell’attività di educazione alla biodiversità compiuta dalle fattorie didattiche, dalla pet-therapy agli orti didattici, sino alla presenza nei mercati di vendita diretta e soprattutto nell’agriturismo”.

Laura Cenni, responsabile Donne Impresa Coldiretti Ravenna, ha invece inquadrato la crescita dell’agricoltura ‘rosa’ partendo dall’aumento del 76%, su scala nazionale, delle giovani under 34 che hanno scelto di lavorare in agricoltura come imprenditrici agricole, coadiuvanti familiari o socie di cooperative agricole. Interessanti anche i dati ravennati, provincia che al 31 dicembre 2015 totalizzava ben 1.230 imprese femminili registrate alla Camera di Commercio attive in agricoltura (secondo settore per numero di imprese ‘rosa’ dopo quello del Commercio). Le 1.230 imprese femminili agricole rappresentano il 16,8% delle imprese agricole attive in provincia e il 16,7% di quelle femminili di tutti i settori economici. “Nella loro attività – ha detto la Cenni, che conduce un allevamento di bovini di razza Romagnola a Riolo Terme - le imprenditrici agricole hanno dimostrato capacità di coniugare la sfida con il mercato ed il rispetto dell’ambiente, la tutela della qualità della vita, l’attenzione al sociale, assieme alla valorizzazione dei prodotti tipici locali e della biodiversità”.

“La moderna azienda multifunzionale è nata proprio grazie alla spinta delle donne – le ha fatto eco Silvia Bosco, segretaria nazionale Donne Impresa Coldiretti – spinta che oggi trova nuova linfa grazie alle tante opportunità offerte dal Psr”, poi oggetto di uno specifico intervento da parte di Alessandro Ghetti, responsabile dell’Area Legislativa di Coldiretti Emilia-Romagna. Al termine del dibattito, moderato dal Direttore Coldiretti Ravenna Walter Luchetta, alcune imprenditrici agricole della provincia hanno illustrato casi imprenditoriali vincenti tutti al femminile, saliti anche alla ribalta dell'Expo 2015 ed esempio di quella commistione vincente tra agricoltura, cibo, benessere e arte.

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Dall’esperienza di agrimarketing della ‘Signora Maria’ – sinergia tra la produttrice di vino Alessandra Ravagli e la ceramista Anna Tazzari, alla filiera tracciata della carne IGP di Bovina Romagnola allevata da Cenni, passando per la ristorazione a km zero dell’agrichef Susanna Vannini, per finire con le bottiglie opere d’arte realizzate dalla mosaicista Anna Fietta in partnership con la Tenuta Nasano. “Tutti esempi, questi – ha concluso Cenni – di come le donne abbiano avviato una nuova lettura dell’agricoltura iniziando a parlare di arte e cibo, d’altronde l’arte è il cibo dello spirito e se non nutriamo bene il nostro spirito rischiamo di sfiorire”.

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