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Divieto di spostamento fra comuni, Cna: "Un paradosso letale per le imprese"

Per Zattini, presidente di Cna Benessere e Sanità Ravenna, le restrizioni provocano "gravi ripercussioni sulla stabilità delle imprese e sul futuro dei dipendenti" di parrucchieri, estetisti ed operatori del benessere

Con l’Emilia-Romagna in zona arancione resta esclusa la possibilità degli spostamenti intercomunali per i servizi alla persona, a meno che nel territorio comunale non sia registrata l’assenza di tali attività o si parta da comuni inferiori ai 5000 abitanti (un caso che riguarda solo tre comuni nella provincia ravennate). “Si tratta di un divieto che, tranne la breve parentesi con i giorni di zona gialla, dura ormai dallo scorso 15 novembre e che sta mettendo a dura prova la tenuta di parrucchieri, estetisti ed operatori del benessere che sono anche esclusi dai ristori previsti dai decreti nazionali, perché sulla carta possono svolgere la loro attività. Un paradosso letale per le imprese” affermano dalla Cna Benessere e Sanità di Ravenna.

“Di fatto, questi operatori, pur rimanendo aperti, vedono il proprio giro d’affari di gran lunga ridimensionato, con gravi ripercussioni sulla stabilità delle imprese e sul futuro dei dipendenti. Non dobbiamo dimenticare - spiega Roberto Zattini, presidente di CNA Benessere e Sanità Ravenna - che questa categoria applica ferrei protocolli di sicurezza: riceviamo solo per appuntamento e garantiamo distanziamento e contingentamento dei flussi, oltre a continuare ad operare da mesi con precisi e sicuri dispositivi di protezione”.

“Ancora più paradossale e incomprensibile – afferma Vilma Capriotti, portavoce dei servizi di estetica – è la chiusura dei centri estetici nelle zone rosse, che penalizza maggiormente proprio le strutture che sono riconosciute come più sicure ed organizzate nella prevenzione del contagio, anche grazie al rispetto di una normativa antecedente la pandemia che fissava già degli standard molto alti. Misure come queste rischiano di ottenere l’effetto contrario e favorire pericolosi fenomeni di abusivismo con lo svolgimento di attività senza sicurezza presso le abitazioni”.

“Queste categorie - concludono - hanno dimostrato grande attenzione e impegno sul versante della sicurezza ma, come tutti sanno, si basano su di un legame di fiducia molto forte con i clienti e su attività specialistiche spesso ben differenziate. Non si può continuare a penalizzarle impedendogli, in questa fase di pesante contrazione dei consumi interni, la possibilità di fare affidamento sulla loro clientela abituale cosa che, in una provincia fatta in gran parte di piccoli comuni vicinissimi tra loro, è un aspetto non secondario. Una soluzione potrebbe essere quella di autorizzare gli spostamenti per recarsi nella propria attività di fiducia aperta, almeno nell’ambito della propria provincia”.

"Malcontento diffuso, ma rispettiamo le regole"

La Cna prende anche posizione sul malcontento che si sta sempre più diffondendo soprattutto nei settori della ristorazione, delle palestre e del benessere, della cultura e del turismo, che stanno subendo dall’emergenza Covid le penalizzazioni più forti. "Non è un caso quindi che in queste categorie il disagio, la rabbia, il pessimismo, molto spesso la disperazione, siano più diffusi. Stiamo assistendo al crollo di interi pezzi della nostra economia che mandano improvvisamente in fumo tanti sogni, speranze e progetti di vita", dichiara la Cna di Ravenna. 

"Pur non condividendo il clima di disobbedienza civile che sta montando nelle categorie coinvolte - prosegue la Cna ravennate - comprendiamo e giustifichiamo le contestazioni, a patto che rimangano sempre all’interno di quel sistema di regole su cui si basa la nostra comunità. È altrettanto vero che queste regole debbano essere condivise, e gli ultimi provvedimenti non sono certo andati in questa direzione.

Comprendiamo le contestazioni ma vogliamo, contemporaneamente, segnalare un fenomeno che si sta verificando in questi giorni e che come CNA consideriamo molto pericoloso. In estrema sintesi, c’è chi sta incitando ristoratori e baristi ad aprire nei week end in barba alle disposizioni in vigore e promettendo azioni legali gratuite a chi riceverà sanzioni per aver contravvenuto alle regole - il riferimento di Cna è alla manifestazione #Io Apro in programma il 15 gennaio -. Non possiamo nascondere di essere molto critici nei confronti di queste promesse, perché in tanti anni abbiamo assistito a situazioni analoghe e tutte queste associazioni nate spontaneamente per cavalcare il malumore sono poi puntualmente sparite lasciando gli imprenditori con il cerino in mano.

Ciò non toglie che l’eccessiva prudenza del Governo, unita ad azioni spesso anche contraddittorie, ha determinato una situazione complessa e poco chiara. In particolare l’aspetto che ha maggiormente infastidito è stata la mancanza di programmazione: decreti ed ordinanze sono decisi e annunciati nel giro di poche ore, quando, ad esempio, un ristoratore avrebbe bisogno almeno di qualche giorno per programmare acquisti, vendite e consumi. Le regole, poi, sono spesso difficilmente interpretabili, e quando entra in vigore un provvedimento ci si trova costretti ad aspettare almeno un paio di giorni affinché vengano pubblicate le FAQ chiarificatrici. E oltre ad essere soggettive, le norme non sono verificate, nel senso che la mancanza di controlli penalizza chi nella sicurezza ci crede, ha investito e continua ad investire.

Un altro importantissimo aspetto da non dimenticare è il blocco della mobilità tra comuni nelle aree arancioni. Si tratta di un divieto che, tranne la breve parentesi con i giorni di zona gialla, nella nostra Regione dura ormai dallo scorso 15 novembre e che sta mettendo a dura prova la tenuta di tante imprese, come ad esempio parrucchieri, estetisti ed operatori del benessere, meccanici, carrozzieri, gommisti, lavanderie ecc. che sono anche esclusi dai ristori previsti dai decreti nazionali, perché sulla carta possono svolgere la loro attività. Un paradosso letale per queste imprese che spesso fondano le loro attività su di un legame di fiducia molto forte con i clienti.

Per questo, come CNA, sosteniamo un principio che portiamo avanti da inizio pandemia: il rispetto dei protocolli di sicurezza riduce il rischio contagi, quindi le imprese che li rispettano devono essere messe nelle condizioni di poter operare totalmente. In questa logica diventano indispensabili i controlli che dovranno garantire il pieno rispetto dei protocolli.

Infine - conclude la Cna di Ravenna -, il delicato ma fondamentale tema dei ristori. Per CNA non ha alcun senso che questi vengano distribuiti sulla base dei codici Ateco o sulle differenze di fatturato ad aprile. L’Agenzia delle Entrate ha a disposizione i dati fiscali praticamente in tempo reale: attribuiamo allora gli indennizzi sulla base dell’effettivo calo di fatturato. Ad esempio, facciamo il confronto sui ricavi nel periodo natalizio 2019 e 2020 per individuare i prossimi ristori e comprendiamo tra i beneficiari anche le attività a monte di questi settori come ad esempio i rappresentanti di prodotti alimentari per la ristorazione e le lavanderie industriali. Perché il modo migliore per togliere ragioni alla protesta e fornire valide alternative sono le risposte chiare e concrete".

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