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'Dl Semplificazioni', si rischia il colpo di grazia all'industria delle trivellazioni

In pratica si restringe ancora di più il perimetro delle aree in cui sarà consentito esplorare e trivellare, escludendo per esempio quelle a limitata potenzialità

Un emendamento al decreto Semplificazioni rischia di dare il colpo di grazia all'industria italiana delle trivellazioni. Il testo proposto chiede di introdurre un articolo 60-bis per semplificare e accelerare il Pitesai (il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee), la mappa che dirà dove si potrà fare e&p (exploration and production) in Italia per orientare le attività di Eni & C. Ma, come riporta l'agenzia Dire, l'intento dichiarato nel titolo non deve ingannare: più che accelerare e semplificare, infatti, l'emendamento introduce paletti aggiuntivi che finirebbero col bloccare del tutto, o quasi, le attività.

In pratica si restringe ancora di più il perimetro delle aree in cui sarà consentito esplorare e trivellare, escludendo per esempio quelle a limitata potenzialità. Le "aree residue" non saranno automaticamente disponibili, nemmeno se già beneficiano di permessi ambientali e concessioni, "Il Pitesai", si legge nel testo, "indica la presenza di ulteriori eventuali vincoli di carattere ambientale e territoriale sopraggiunti". Chi vorrà rivendicare i diritti su aree già autorizzate con tanto di concessione, dovrà presentare un'istanza al Ministero dell'Ambiente per poter proseguire le attività fino all'esaurimento del giacimento.

Insomma, se non è blocco totale poco ci manca. Al momento le operazioni sono ferme fino a febbraio 2021 perchè la moratoria, conosciuta come blocca-trivelle, è stata allungata da 18 a 24 mesi, (la richiesta iniziale era di 30) anche in quel caso con un emendamento, presentato dai 5 Stelle e approvato a febbraio scorso nel decreto Milleproroghe. Il prolungamento aveva reso chiaro che sarebbe slittato anche il provvedimento più atteso dagli operatori oil&gas, ovvero il Pitesai: previsto tra giugno-luglio 2020, di fatto è ancora fermo al Mise. L'area più colpita dallo stop è quella di Ravenna, dove Eni già lavora a scartamento ridotto (produzione giornaliera scesa a 40mila boe e due pozzi, Armida 1 e Regina 1 chiusi).

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