Export e agroalimentare: il Porto ravennate protagonista in Regione

Il porto è al centro di un accordo per lo smistamento di tutto il traffico merci attualmente effettuato nello scalo di stazione e l'ottimizzazione del traffico merci nel nodo di Ravenna

Export, competitività e nuove sfide sui mercati. Sempre più un sistema di trasporti e rifornimenti efficiente ha un ruolo strategico nel settore agroalimentare, nella commercializzazione e nella distribuzione. E di conseguenza l’Emilia-Romagna, anche per il ruolo di “hub” nazionale, per la posizione geografica strategica tra sponda meridionale del mediterraneo, vicino oriente ed Europa continentale e per la presenza sul territorio delle più importanti infrastrutture ferroviarie e stradali nazionali, rivendica l’esigenza di potenziamento e di ammodernamento delle infrastrutture, così come di innovazione dei sistemi organizzativi e delle tecnologie utilizzabili per le imprese.

Se ne è parlato mercoledì a Bologna nel corso del convegno, organizzato dalla Regione, che ha passato in rassegna le buone pratiche di logistica sostenibile e innovativa e le sfide per migliorare piattaforme e hub in Emilia-Romagna. Negli interventi, si è sottolineato come l’Emilia-Romagna, in cui operano le più importanti organizzazioni dei produttori e imprese nazionali del settore ortofrutticolo, sia il punto di principale concentrazione, transito e smistamento di queste produzioni e rappresenti di fatto la piattaforma per il commercio e l’export verso i paesi del centro e nord Europa, i mercati più importanti per il prodotto fresco. Con esportazioni per un valore di 6,5 miliardi di euro dal Parmigiano Reggiano ai vini di qualità (+3,5% rispetto all’anno prima), produzione agricola a 4,7 miliardi e importazioni a quota 6,55 miliardi con un più 4,1% (dati 2018), il sistema agroalimentare regionale conferma la sua centralità.

“Il sistema agroalimentare è uno dei più sensibili alle problematiche della logistica - commenta il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini - Consolidare questa funzione di snodo strategico significa conferire al sistema regionale la capacità di far fronte alle sempre nuove esigenze e all’evoluzione degli scambi internazionali attraverso modalità sostenibili sia dal punto di vista economico che ambientale, e di avere sempre al centro la salvaguardia della qualità dei prodotti. Il sistema delle imprese è andato avanti in questi anni sul tema dell’integrazione logistica e lavora per costruire partnership fra imprese di produzione o commercializzazione e i loro fornitori di servizi logistici. Va dunque affrontato con forza il tema dell’intermodalità, dell’integrazione gomma-treno, così come quello dell’innovazione non solo nelle infrastrutture fisiche, ma anche nelle misure di sostegno dell’export, senza dimenticare la sostenibilità degli interventi”.

Da questo punto di vista un grande potenziale è rappresentato dal Porto di Ravenna, un terminale storicamente dedicato al transito dei cereali e delle commodities che è in grado di fornire servizi di alta specializzazione, quali quelli di stoccaggio delle derrate e per i controlli fitosanitari, a disposizione delle imprese, e che può rappresentare una grande opportunità a fronte di un rafforzamento dei collegamenti intermodali. Proprio l’infrastruttura ferroviaria del porto di Ravenna è al centro di un accordo tra Regione, Rete Ferroviaria Italiana, Comune Di Ravenna, Autorità di Sistema portuale del mare Adriatico per lo smistamento di tutto il traffico merci attualmente effettuato nello scalo di stazione e l'ottimizzazione del traffico merci nel nodo di Ravenna.

Sulla necessità di creare degli hub, vere e proprie piattaforme di smistamento si è soffermata l’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli: “Occorre organizzare sul territorio il sistema dei trasporti e della gestione delle merci, migliorando l’organizzazione con punti di smistamento efficaci: questa la scommessa per una logistica ‘amica’ dei mercati e realmente competitiva. Tra le priorità sicuramente c’è il superamento della frammentazione nell’operatività dei privati e delle imprese. Un caso per tutti - ha puntualizzato Caselli - la Spagna, il cui comparto ortofrutticolo appare economicamente più competitivo rispetto a quello nazionale grazie alla minore incidenza dei costi di logistica dovuti, per una parte rilevante, a una migliore organizzazione del sistema. Il nostro Paese sconta ancora un serie di ritardi infrastrutturali che rischiano di aumentare ulteriormente il divario con altre realtà”.

Per quanto riguarda le politiche e le azioni regionali nei trasporti, il nuovo Piano integrato dei trasporti (Prit 2025) prevede il potenziamento delle infrastrutture per l’accessibilità dei territori e delle reti di trasporto, evitando strozzature e discontinuità. Tra le azioni della “Piattaforma logistica regionale” vanno ricordati lo sviluppo dei nodi intermodali e il rafforzamento dei collegamenti con i porti; il miglioramento dei collegamenti di ultimo miglio, lo sviluppo dell’intermodalità (soprattutto sulle direttrici internazionali e sui corridoi principali), l’adeguamento e il potenziamento della rete ferroviaria merci.

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