Faenza, i sindacati: "Cancellati fondi per anziani non autosufficienti"

Cgil, Cisl e Uil della provincia di Ravenna hanno avuto un incontro con il Distretto Socio Sanitario del territorio faentino, nel corso del quale è stato illustrato il Piano di zona dei servizi sociali per l’anno 2012

Cgil, Cisl e Uil della provincia di Ravenna hanno avuto un incontro con il Distretto Socio Sanitario del territorio faentino, nel corso del quale è stato illustrato il Piano di zona dei servizi sociali per l’anno 2012. Nella distribuzione delle risorse stanziate dal Fondo Regionale per la non Autosufficienza (FRNA)  in favore dell’area anziani per l’anno in corso, il Distretto faentino "propone una ripartizione non condivisibile delle disponibilità finanziarie destinate ai servizi per gli anziani non autosufficienti".

A fronte di un consuntivo 2011 di 4 milioni e 964 mila euro impiegati per il sostegno della residenzialità e semi residenzialità  e di un milione e 228mila euro per l’erogazione degli assegni di cura, la proposta avanzata per il 2012 si traduce in 5 milioni e 476mila euro per residenzialità e semiresidenzialità e 741mila euro destinati all’assegno di cura, ovvero 512mila euro in più a favore delle strutture e 487mila euro in meno per il sostegno alla domiciliarità. Tale ipotesi assunta dal Distretto, si legge in una nota dei sindacati, "evidenzia chiaramente che, in una situazione di risorse pressoché inalterate, viene apportato un trasferimento delle stesse da un capitolo di spesa ad un altro, facendo un taglio ai fondi destinati alle famiglie a vantaggio delle risorse indirizzate alle strutture".

Cgil, Cisl e Uil della provincia di Ravenna esprimono "forte dissenso ed altrettanta preoccupazione per  proposta avanzata dal Distretto Sanitario, poiché la decisione di diminuire  di circa il 40% le disponibilità per il riconoscimento degli assegni di cura contrasta e contraddice lo spirito delle delibere regionali, che privilegiano e che individuano nella domiciliarità e nel sostegno al lavoro di cura dei familiari, una funzione fondamentale per garantire un’adeguata assistenza all’interno delle mura domestiche, atta a favorire un idoneo reinserimento nella vita sociale".

“In Emilia Romagna – spiegano i tre sindacati - abbiamo sempre condiviso con i vari enti locali e con la Regione, la decisione di indirizzare interventi di sostegno al lavoro di cura agli anziani nella loro residenza. Con questa soluzione e con l’inadeguatezza delle risposte dei servizi sociali, si rischia di intraprendere velocemente un percorso che abbandona e lascia in solitudine le famiglie a gestire la cura e il sostegno de propri cari non autosufficienti, che tante volte viene affidata a badanti straniere”.

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Cgil, Cisl e Uil ritengono perciò "che il Distretto debba rivedere la propria posizione e che ripristini quanto destinato nell’anno 2011 alla domiciliarità anche per l’esercizio 2012. Non  è diminuita infatti la richiesta, né migliorate, nel complesso, le condizioni dei potenziali interessati non autosufficienti. La scelta ipotizzata quindi non risponde ad esigenze oggettive riscontrate nei due segmenti di intervento, bensì da altre ragioni di natura economica, comunque non riconducibili ai ventilati aumenti di costi dovuti alla fase di accreditamento delle strutture".

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