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Sabato, 18 Maggio 2024
Economia

Fisco e Lavoro, cosa cambia? Legge di Stabilità al centro di un forum di Cna

Carpentieri ha evidenziato come la nuova Legge di Stabilità “elimina alcune ingiustizie ma non esiste una riduzione strutturale della pressione fiscale all’aumentare della fedeltà fiscale e all’efficienza nell’azione imprenditoriale"

“Legge di Stabilità 2016. Fisco e Lavoro, cosa cambia?”. Questo il titolo del forum che si è svolto giovedì alla presenza di Claudio Carpentieri e Stefano Di Niola, rispettivamente responsabile Ufficio Politiche Fiscali e responsabile Dipartimento Relazioni Sindacali della Cna nazionale. Al tavolo dei relatori anche il presidente e il direttore della Cna di Ravenna, Pierpaolo Burioli e Massimo Mazzavillani. Nel suo intervento introduttivo Burioli, ha messo in evidenza luci ed ombre di una legge che soddisfa solo in parte le richieste delle imprese. “Tassazione eccessiva, mancanza di credito, burocrazia insostenibile, scarsa attenzione per le micro e piccole imprese; insomma, tanto resta ancora da fare e la Cna non resterà sicuramente a guardare”, ha affermato.

Carpentieri, dopo avere illustrato i principali provvedimenti sul fisco ha evidenziato come la nuova Legge di Stabilità “elimina alcune ingiustizie ma non esiste una riduzione strutturale della pressione fiscale all’aumentare della fedeltà fiscale e all’efficienza nell’azione imprenditoriale. Senza contare che la liquidità delle imprese è messa a rischio dal reverse charge, dallo split payment e dalla ritenuta sui lavori edili”. Dal canto suo, Di Niola ha evidenziato come “in questi anni di crisi, in Italia, diversamente dagli altri Stati europei ci sia stato un approccio emergenziale che non ci ha aiutato sui temi del lavoro con una sensibile diminuzione degli investimenti sul capitale umano, quando negli altri Paesi (Francia e Germania in primis) questi sono aumentati del 20%. La legge delega sul Jobs Act è tuttavia una base da cui ripartire. Cosa manca? Un maggior impegno sulla decontribuzione, il pieno ripristino delle risorse sulla formazione continua, delle misure sulla detassazione dei costi sulla formazione dei dipendenti, una riduzione strutturale del costo del lavoro e la salvaguardia di un modello di contrattazione, quale è quello dell’artigianato, che va verso il territorio”.

Nelle sue conclusioni Mazzavillani ha rimarcato tutte le difficoltà del territorio ravennate. “Difficoltà – ha affermato – che cerchiamo di contrastare anche attraverso la ricerca di opportunità concrete per le imprese. “Troviamo difficile – ha proseguito – comprendere perché il disegno di legge di stabilità non abbia messo fine al reverse charge e allo split payment e all'aumento dal 4 all’8% della ritenuta di acconto sui bonifici per gli interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione degli edifici. Sono due provvedimenti che drenano liquidità preziosa e peggiorano la situazione finanziaria delle piccole medie imprese. Dobbiamo essere coscienti, inoltre, che ci troviamo in una situazione ancora complicata a causa della disponibilità di credito bancario per le piccole imprese, purtroppo sempre più ridotta. Un solo dato per illustrare la situazione: in ambito nazionale in sette anni gli impegni bancari verso l'artigianato sono calati del 25%. Una riduzione sproporzionata rispetto alla effettiva rischiosità del comparto e alle regole severe imposte agli intermediari finanziari. Una riduzione che non incontra più argini nel rilascio di garanzie da parte dei Confidi. È sempre più evidente che per contrastare la crescente selettività del credito ci sia bisogno di nuove soluzioni che passano anche attraverso una amplificazione del ruolo e delle funzioni dei Confidi”.

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