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Gozi (Confesercenti): "Il 70% delle aziende ha dovuto ricorrere agli ammortizzatori sociali"

Il direttore provinciale: "Un dato enorme, di proporzioni mai registrate nella nostra storia"

In tempi di Coronavirus stiamo conoscendo disagi e difficoltà di gran parte delle imprese commerciali, turistiche e dei servizi e a lanciare l'allarme sulle problematiche economiche degli imprenditori è Graziano Gozi, direttore provinciale Confesercenti Ravenna. "Quasi il 70% delle aziende da noi assistite nella gestione dell’amministrazione del personale - spiega - ha fatto ricorso all’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Un dato enorme, di proporzioni mai registrate nella nostra storia. Pressochè tutti chiusi da oltre due mesi, con tempi e modi indefiniti sulla riapertura. Il Governo, ad oggi, è stato roboante nelle promesse ma per niente concreto. Con la Regione ed in particolare con gli Enti Locali, come Associazioni abbiamo avuto un buon dialogo e costruito, condividendoli, proposte e percorsi per raggiungere risultati utili alle imprese e alla comunità. É il caso dell’utilizzo del suolo pubblico, che quasi tutti i Comuni del territorio si apprestano a concedere gratuitamente per permettere a bar e ristoranti di recuperare in aree esterne ai propri locali i posti a sedere che si perdono per effetto del distanziamento sociale. Un modo semplice per venire incontro alle imprese del settore e per garantire sicurezza ai cittadini".

"Con gli amministratori locali - aggiunge Gozi - ci siamo messi a studiare le modalità migliori per semplificare e impedire che la burocrazia rallenti i tempi di realizzazione del progetto. Ma ecco che sbuca la Soprintendenza, che spiega i motivi per cui l’installazione di un ombrellone richiede diversi passaggi ed autorizzazioni. Ho citato un caso, emblematico, ma non è l’unico. Mi porta a pensare che viviamo in modi paralleli. Da una parte c’è il mondo reale, che lotta per sconfiggere il Coronavirus e che soffre e spera di poter riaprire la propria attività, che è quella che da gratificazione e uno stipendio per vivere. Dall’altra parte, e mi dispiace affermarlo, c’è chi è garantito, innanzitutto nello stipendio, a prescindere da tutto e non capisce cosa vuol dire scontrarsi con la burocrazia per poter sopravvivere. Questo sistema alimenta tensione sociale. Chi può intervenire, la politica, lo faccia subito. Sciolga essa stessa i nodi che ha creato. Ci dia le regole del vivere civile coniugate con la possibilità di fare impresa. Non vogliamo creare tendopoli e più in generale non vogliamo e non chiediamo di infrangere ogni regola. La situazione d’emergenza impone risposte emergenziali, ne va della salvezza di migliaia di imprese e posti di lavoro. Non si può non tener conto di questi aspetti se vogliamo ripartire".

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