Halliburton, licenziamento collettivo: nulla di fatto nell'incontro con l'azienda

Nel 2015 la compagnia aveva già proceduto alla chiusura di alcune “linee di prodotto” la cui attività si era praticamente azzerata

Nulla di fatto al primo incontro tra le organizzazioni sindacali e la direzione aziendale di Halliburton italiana, convocata nella sede di Confindustria Chieti-Pescara, a seguito della procedura di licenziamento collettivo per 61 dipendenti (49 dislocati nella sede di Pescara e 12 in quella di Ravenna) comunicata lo scorso 29 febbraio alle istituzioni competenti e alle segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil dalla divisione della multinazionale americana.

"Nel 2015 la compagnia aveva già proceduto alla chiusura di alcune “linee di prodotto” la cui attività si era praticamente azzerata, nel 2016  i programmi del principale cliente italiano sono stati drasticamente ridotti, e sul 2017 c'è il buio assoluto", attaccano Cgil, Cisl e Uil. Illustrano i sindacati: "La seduta è stata rinviata a nuova data, nonostante la “condivisione” della fase di difficoltà e la volontà espressa da entrambe le parti di voler ricercare la miglior soluzione possibile. C’è la necessità di valutare attentamente anche le nuove normative in termini di ammortizzatori sociali. La situazione è alquanto critica e la manifestazione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali in piazza Salotto a Pescara di domenica 6 marzo è un segnale di allarme significativo su quello che si sta prospettando".

I sindacati sono in attesa anche della convocazione da parte di Baker Hughes che a sua volta ha avviato lo scorso 29 febbraio la procedura di licenziamento collettivo per 102 dipendenti (100 nella sede di Pescara e 2 a Milano ). "Lo stesso gruppo Baker Hughes, nell'ultimo periodo ha ridotto la forza lavoro dai 387 dipendenti nel 2012 agli attuali 250 - affermano i sindacati -. Attualmente ha in corso una procedura di cassa integrazione straordinaria per 70 lavoratori in scadenza il prossimo mese di maggio, mentre nella controllata Western Atlas di Ravenna al momento sono stati scongiurati i 13 licenziamenti e partirà a breve la cassa integrazione straordinaria".

"Il perdurare della crisi internazionale e la mancanza di investimenti da parte delle compagnie petrolifere, si ripercuote direttamente sui dipendenti delle società di servizi - aggiungono Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil -. Le tre big americane - Baker Hughes, Halliburton e Schlumberger - nel 2015 hanno attuato piani di ristrutturazione su piano mondiale con oltre 40.000 licenziamenti e questi piani ora stanno colpendo anche le divisioni italiane. I numeri dei lavoratori coinvolti, rispetto ad altre vertenze, potrebbero risultare poco significativi, ma sono i primi in testa alla piramide dell’intero indotto che conseguentemente si sgretolerà in poco tempo".

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I responsabili nazionali del comparto perforazione di Filctem Cgil, Femca Cisl,Uiltec Uil - rispettivamente Alessandro Mongiusti, Donatino Primante e Roberto Palmarini - che seguono le varie vertenze, dichiarano che "se entro i prossimi sei mesi, le attività di perforazione non invertiranno la tendenza, in Italia i numeri acquisiranno rilevanze disastrose per le aree in Abruzzo, Emilia Romagna, Basilicata e Sicilia".

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