I ‘costi fissi’ di un negozio ammontano a 68mila euro all’anno

Sulla questione interviene Paolo Caroli, presidente Confcommercio provincia di Ravenna

"Ridurre il cuneo fiscale è una battaglia che Confcommercio porta avanti da anni e su questo il mondo imprenditoriale è inascoltato". E' quanto afferma il presidente Paolo Caroli, che interviene sui costi di un'attività commerciale. "Per un’attività, infatti, ci sono almeno 13 ‘voci’ che dobbono trovare posto nel budget e poco importa se si tratta di una nuova attività oppure se l’attività è storica - afferma Caroli -. Per avere un quadro preciso di tali costi, Confcommercio provincia di Ravenna ha simulato conto alla mano, i costi fissi di un’attività commerciale di media metratura, in centro storico. Precisiamo subito quelli elencati sono costi fissi medi annui, nel senso che i dati sono frutto di un’elaborazione che riguardano più attività, appunto una media annua".

"Inoltre, tali costi sono gli stessi (escluso naturalmente il costo dell’affitto) sia che l’attività si trovi nel centro storico di Ravenna, oppure di Lugo, di Faenza o di Cervia - aggiunge Caroli -. Intanto, il peso maggiore riguarda ovviamente l’affitto del locale, circa 30.000 euro all’anno; tra i costi più elevati c’è l’energia per circa 2.100 euro, telefono per 1.600 euro e il gas per 1.500 euro. Per il consumo di acqua la spesa media è di 130 euro all’anno, quasi cinque volte per i rifiuti (600 euro): poi c’è il costo dell’insegna, difficilmente quantificabile, perché si paga oltre i 5 metri quadrati. Aggiungiamo il costo della sicurezza (circa 600 euro), Inail 318 euro (ogni socio paga 159 euro) e diritti camerali, altri 120 euro, e 150 euro per gli addobbi in occasione delle feste natalizie, e il totale arriva a 36 mila 918 euro".

"A questa cifra va poi aggiunto il costo della pubblicità, che non quantifichiamo perché ogni attività può investire o meno per far promozione ai propri prodotti, e qui non ci addentriamo sulla materia, anche se per una campagna pubblicitaria cittadina occorre investire non meno di 3 mila euro - continua Caroli -. Se poi aggiungiamo il costo non trascurabile (diremmo esorbitante) del personale, la cifra aumenta e di molto:  il costo annuo al datore di lavoro (per 40 ore alla settimana) di una commessa ‘ordinaria’ al 4° livello è di 31.000,00 euro; mentre una commessa ‘specializzata’, 3° livello, costa 35.600,00 euro annui.

“Dico subito che si tratta di costi troppo elevanti per restare sul mercato - sottolinea il presidente Confcommercio provincia di Ravenna -. Molte volte, quando analizziamo i dati sulle chiusure delle attività, siano esse commerciali o artigianali, non ci soffermiamo veramente sui motivi che indicono un titolare ad abbandonare il progetto imprenditoriale. Molte volte, forse il più delle volte, la motivazione della chiusura sta proprio nei costi fissi che deve sopportare, senza calcolare tra l’altro il costo della tassazione che nel nostro Paese può raggiungere fino al 67% del reddito.In particolare per le nuove attività commerciali o artigianali questi costi sono davvero insostenibili e per questo sarebbero necessarie misure che aiutassero concretamente chi ha un’idea imprenditoriale a metterla in atto e soprattutto a continuarla. Molto spesso, invece assistiamo alla nascita e alla morte di una’attività nell’arco di 10 -12 mesi".

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"Vorrei inoltre sottolineare che il costo annuo del personale non ha alcuna corrispondenza con la busta paga del lavoratore. Ridurre il cuneo fiscale è una battaglia che Confcommercio porta avanti da anni e su questo il mondo imprenditoriale è inascoltato - conclude Caroli -. Oltre a tutto ciò, occorre poi considerare il ginepraio delle tassazioni locali che andrebbero ricondotte ad un’unica tassa. Come pure il costo delle tariffe (luce, gas, acqua, ecc) che per un’attività sono decisamente maggiori rispetto a quelle applicate ad uso domestico. Tutto ciò oggi non è più giustificabile e tantomeno sopportabile".

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