I sindacati: "Impensabile che i balneari vendano maglie, teli e mascherine in spiaggia"

"Sarebbe inaccettabile da parte delle amministrazioni pubbliche decidere scientemente di aumentare, ancora di più, il volume d’affari delle aziende balneari"

I presidenti di Fiva Confcommercio Ascom Cervia Guido Guidazzi e di Confcommercio Confesercenti Cervia Andrea Ciani hanno inviato una lettera alla regione e al comune di Cervia. "In questa nuova condizione in cui tutti ci troviamo, disorientati e per certi versi anche impreparati e, quindi, nervosi, dobbiamo rilevare che ogni categoria economica ha avanzato pretese, innovazioni e quant’altro per affrontare una situazione (anche sociale), che rasenta il drammatico - si legge nella missiva - Il tessuto commerciale della nostra città è sempre stato di prim’ordine, con un’offerta variegata costituita dal commercio in sede fissa e su aree pubbliche, oltre a un’estrema capacità ristorativa che, insieme alle attività economiche, ha costituito l’ossatura di un’offerta equilibrata alla nostra clientela turistica. Di più: la forza della nostra città, che si rileva poi dal numero di presenze turistiche che otteniamo ogni anno (secondi in Regione), si è proprio fondata sulla capacità degli imprenditori di specializzarsi, ognuno per il proprio settore, lavorando sulla qualità dell’offerta turistica e, soprattutto, sulle esigenze della clientela. La “sberla” determinata dal Covid-19 ha indubbiamente reso poco lucide varie categorie che nella fase di ripartenza, oltre che nella predisposizione dei protocolli di riapertura, hanno badato più a “portarsi a casa” il più possibile, tentando anche di sottrarre offerte commerciali e fette di mercato turistico a discapito dei colleghi imprenditori. Non possiamo continuare ad offrire tutto e di più al turista che si trova in spiaggia per 8-10 ore e pensare, poi, che abbia risorse e tempo per godere del resto della città, dai centri commerciali naturali, ai mercati e alle attività del divertimento".

"Questo tema dell’equilibrio fra le diverse attività economiche, lo vogliamo anche declinare nel commercio - continuano i presidenti - da sempre, il commercio di prodotti extralimentari nell’arenile demaniale è vietato! E così deve rimanere perché non potremmo mai accettare che, oltre al già tanto che succede in spiaggia, vi possa essere anche una possibilità – seppur piccola, seppur ambigua, seppur motivata dall’emergenza Covid-19 – che presupponga la vendita, in qualsiasi forma, di prodotti del settore extralimentare a partire da magliette, cappellini, teli da bagno, infradito, mascherine, gel igienizzante, ecc., logato o meno. Sarebbe, come detto, inaccettabile da parte delle amministrazioni pubbliche decidere scientemente di aumentare, ancora di più, il volume d’affari delle aziende balneari, aggiungendo un ulteriore pezzo di commercio, a scapito delle altre categorie economiche. Siamo rimasti fortemente stupiti e amareggiati per le strane e improvvide richieste fatte dalle categorie dei balneari, che pretendevano di poter vendere prodotti del settore extralimentare all’interno del proprio stabilimento. Oltre alle norme edilizie che vietano espressamente qualsiasi tipo di commercio extralimentare sul demanio marittimo (banalmente, non è prevista la destinazione d’uso e, men che meno, la licenza), sarebbe anche un grave errore politico di visione turistica dell’offerta commerciale della nostra città che, lo ribadiamo, deve rimanere equilibrata nel rispetto di tutte le attività imprenditoriali, fuori e dentro all’arenile demaniale. Ribadiamo, quindi, la nostra nettà contrarietà a ogni provvedimento locale e/o regionale che vada nella direzione di apertura, anche minima, su questo aspetto".

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"Su questo tema non ci sarà confronto, ma invitiamo le amministrazioni pubbliche (a partire dal Comune) a non inserirsi in un terreno completamente minato, che porterà necessariamente a uno scontro fra categorie - conclude la lettera - I sindacati dei commercianti del settore extralimentare sono disponibili a parlare e a confrontarsi su ogni tema che attenga all’aumento della qualità, a maggiori servizi, e a offrire ai turisti tutto ciò che richiedono, ma saremo irremovibili rispetto a una, pur ventilata, ipotesi di concedere agli stabilimenti balneari, un ulteriore vantaggio commerciale, sfruttando una posizione dominante di presenze turistiche".

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