Economia

Il Covid si abbatte sul settore manifatturiero: ma la flessione è più contenuta

Gli effetti della pandemia e delle misure di protezione adottate si sono nuovamente ripercossi sull’attività, ma in misura più contenuta che nei trimestri precedenti

L'ufficio studi della Camera di commercio di Ravenna ha pubblicato sul sito camerale i dati dell'indagine congiunturale sull'industria manifatturiera realizzata dalla Camera di Commercio di Ravenna in collaborazione con Unioncamere Emilia-Romagna. L’indagine congiunturale è condotta trimestralmente su un campione statistico rappresentativo dell'universo delle impreseprovinciali fino a 500 addetti dell'industria in senso stretto e delle costruzioni.

Nel trimestre di chiusura del 2020, non tutti i principali indicatori dell’industria in senso stretto della provincia di Ravenna hanno evidenziato segno meno, rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente; inoltre, sempre in relazione alla dinamica tendenziale, per gli indicatori dell’industria manifatturiera che hanno fatto registrare un trend negativo la flessione è comunque risultata inferiore per intensità a quanto rilevato nel precedente trimestre estivo (ed anche ai risultati degli altri due trimestri dell’anno). Il quarto trimestre del 2020, il periodo in cui l’economia è tornata a chiudersi dopo la tregua estiva, riduce ulteriormente le perdite e mette a segno anche qualche dato in campo positivo, nonostante l’acuirsi della situazione pandemica, delle ulteriori restrizioni regionali e dei contraccolpi del secondo lockdown, anche “intermittente”, durante le feste natalizie sull’intero territorio nazionale. Dunque, gli effetti della pandemia e delle misure di protezione adottate si sono nuovamente ripercossi sull’attività, ma in misura più contenuta che nei trimestri precedenti.

Nel dettaglio dell’analisi tendenziale del sistema manifatturiero, nel trimestre ottobre-dicembre 2020 il volume della produzione industriale provinciale mostra un calo che si è fermato a -1,4%, in termini di variazione percentuale, dopo la flessione pari a -4,1% registrata nel terzo trimestre dell’anno (quasi -8% nel secondo e -2,3% nel primo). L’accesso ai mercati esteri, l’aumento degli ordini che ha aperto uno spiraglio in prospettiva e il proseguimento di parte delleattività economiche ha permesso di contenere la tendenza negativa del quarto trimestre dell’anno. A livello regionale, la produzione del manifatturiero ha fatto registrare mediamente una flessione relativamente più pesante, pari a -5%; all’interno della regione Emilia-Romagna, tutti gli andamenti provinciali della produzione manifatturiera hanno evidenziato segni negativi, anche se con diverse intensità; Ravenna mostra la flessione più contenuta.

In provincia di Ravenna, alla dinamica tendenziale negativa della produzione dell’industria manifatturiera, si è accompagnata anche quella del valore delle vendite: il fatturato totale si è ridotto del -0,8%, rispetto allo stesso periodo del 2019, ma con un alleggerimento decisamente più marcato nei confronti della tendenza al ribasso dei trimestri precedenti. Inoltre, il fatturato complessivo riduce le perdite più che la produzione, grazie alla componente estera che vira invece in positivo (+1,8%). In questa fase critica, il mercato estero aiuta a sostenere le vendite. Sul versante della domanda, elemento degno di particolare attenzione è costituito dai dati relativi agli ordini: anche questo indicatore entra in campo positivo (+2,6% per il portafoglio d’ordini complessivo), grazie alla maggiore solidità del processo di acquisizione degli ordini pervenuti dall’estero che ha condotto ad un’inversione della tendenza epermesso di chiudere l’anno con un risultato tendenziale trimestrale positivo, dopo avere subito flessioni nei trimestri precedenti (+5,2% l’incremento delle commesse dall’estero nel quarto trimestre del 2020, rispetto all’analogo trimestre del 2019). Il grado di utilizzo degli impianti conferma il proseguo dell’attività nell’industria manifatturiera ravennate, superando il 77% (77,2%), un dato superiore rispetto al 76% riferito allo stesso trimestre dell’anno precedente, ma ancora al di sotto del livello dell’81% della fine del 2018. A fine dicembre, il periodo di produzione assicurata è risultato pari a 10,6 settimane, in leggero aumento rispetto al dato di un anno prima (a fine dicembre del 2019 era pari a 10,4 settimane).

Nonostante il drammatico quadro pandemico ed economico che ha contraddistinto la fine dell’anno, durante un periodo particolamente importante per gli obiettivi delle imprese di molti settori, i risultati dell’indagine portano a sottolineare come il tessuto imprenditoriale manifatturiero ravennate abbia dimostrato un buon grado di resilienza, contendendo i danni laddove possibile e non per tutti i comparti, grazie in particolare al mercato estero, sebbene le previsioni del periodo fossero molto più pessimistiche. La media annua degli indicatori dell’industria manifatturiera provinciale è ovviamente più significativa. Grazie a un’indubbia capacità di ripresa e ad un pronto rimbalzo dell’attività, l’anno si è chiuso con una recessione decisamente meno grave di quella subita nel 2009, quando il crollo della produzione fu del -11,1%. Nel 2020 il calo della produzione per l’industria manifatturiera della provincia di Ravenna si è arrestato al -3,8%, rispetto all’anno precedente.

Per la regione Emilia-Romagna, complessivamente il 2020 si chiude con una riduzione dei livelli produttivi del -10,4%.Nella media dei quattro trimestri, nella nostra provincia, il tasso di utilizzo degli impianti osservato è risultato inferiore di più di 4 punti percentuali rispetto al 2019: dal 76,1% dell’anno 2019 si scende al 72% del 2020. Complessivamente la perdita del fatturato nel 2020 è stata del -4,6%; negativa anche la performance del fatturato estero, che ha segnalato un -1,9%. Il calo della domanda è evidente nel 2020, con un andamento medio annuo negativo degli ordini, sia complessivi (-4,2%) che provenienti dall’estero (-2,3%).

A causa dell’eccezionalità dei contesti socio-economici, le imprese del campione ravennate dell’industria in senso stretto sono state intervistate anche in relazione all’impatto prodotto dalla pandemia sulle principali grandezze analizzate, da febbraio in poi. Per quasi 3 imprese su 4 del campione ravennate, l’impatto del Covid-19 ha comportato una diminuzione del fatturato globale; il 47% ha riscontrato diminuzioni fino al 20% e per il 27% delle imprese le vendite complessive sono molto diminuite (oltre il 20%). Il 10% delle imprese intervistate ha riscontrato un aumento ed il 16% non ha riscontrato effetti, avendo riscosso un fatturato immutato. Situazione migliore per le imprese esportatrici: per il 42% delle imprese,l’impatto del Covid ha comportato diminuzione nelle vendite all’estero e per il 39% la situazione è risultato inalterata. L’impatto del Covid-19 sul complesso degli ordini ha determinato un andamento in flessione per quasi il 62% delle risposte delle imprese e prevalgono, seppure di poco, le diminuzione fino al 20% (33% contro il 29% di quelle con calisuperiori al 20%). Solo l’11% ha rilevato aumenti e per il 27% delle risposte delle imprese intervistate la situazione deltotale degli ordini è rimasta invariata. Anche per questa variabile, per le commesse dall’estero la situazione va un po' meglio.

Per quanto riguarda l’impatto del Covid sulle relazioni delle imprese, per i rapporti con la catena di fornitori la maggior parte delle risposte (79%) evidenziano problemi con la sub-fornitura (soprattutto rallentamenti) e le imprese hanno reagito per lo più con la sostituzione di alcuni fornitori per poter proseguire l’attività. Nel corso del 2020, per quanto riguarda i rapporti finanziari con fornitori e clienti, per l’89% delle risposte le imprese intervistate sono sempre riuscite a pagare i fornitori alla scadenza; per il 57% delle risposte, per le entrate, secondo le imprese i loro clienti hanno adempiuto puntualmente al pagamento alle scadenze. Sul fronte dei rapporti con il sistema bancario, nell’83% dei casi le imprese sembrano essere in regola con i propri impegni finanziari con le banche. Per quanto riguarda la situazione occupazionale, il 45% delle imprese non ha apportato modifiche all’assetto dell’organico, né effettuato interventi; per le altre la principale reazione è stata quella di attivare la Cassa Integrazione o ammortizzatori sociali oppure strumenti di sostegno d'emergenza previsti. Solo l’8% ha ridotto l’organico ed il 18%ha fatto ricorso allo smart working.

Per quanto riguarda l’andamento nel breve periodo, nel quarto trimestre dell’anno 2020 i principali indicatori congiunturali della provincia di Ravenna, espressi in forma di giudizio, sono tutti positivi e segnalano il prevalere di imprese interessate da variazioni al rialzo, rispetto al trimestre precedente. I saldi tra le quote delle imprese che hanno rilevato un aumento e quelle che hanno riscontrato una riduzione delle variabili analizzate (produzione, fatturato e ordini) rimangono tutti in positivo; solo però per la produzione si rileva anche un miglioramento. Risultati positivi ma ridimensionati vengono segnalati per il fatturato, a causa della flessione della quota delle imprese in crescita e del contemporaneo aumento della quota di imprese che dichiano un decremento. Anche per gli ordinativi il saldo rimane positivo, anche se in lieve ridimensionamento, perché cresce con una velocità superiore la quota di imprese con le commesse in flessione .A fine dicembre 2020, infine, il grado di utilizzo degli impianti sale, rispetto al trimestre precedente, e la percentualearriva a quota 77,2% (era 71% nel trimestre precedente), a riprova dell’avvio dell’attività produttiva.

"Questi dati attestano la capacità del sistema industriale provinciale di reagire e adottare forme organizzative (turni, distanziamenti, smart working, protocolli sanitari e quant’altro) che hanno permesso la ripresa dell’attività, a regimi elevati, purdovendo subire gli effetti complessivamente negativi della pandemia sulla domanda, risultati particolarmente forti per alcuni settori, come ad esempio per l’artigianato - spiegano dalla Camera di Commercio - Il clima di fiducia, con il progressivo acuirsi della seconda ondata della pandemia e con l’attuazione delle limitazioni previste nel trimestre delle festività natalizie, si è allentato e risulta parzialmente positivo; le prospettive dei nostri imprenditori dell’industria manifatturiera sono ottimiste ed esprimono l’aspettativa di tendenze in miglioramento nei prossimi mesi solo per quanto riguarda produzione e ordini dall’estero; per gli ordini complessivi, i comportamenti prudenziali nei consumi e le ristrettezze dal lato della domanda, in particolare di quella nazionale, non riescono a risollevare le prospettive per il prossimo trimestre, cioè quello di apertura dell’anno in corso. Tutte le speranze dei nostri imprenditori, sono infatti rivolte verso le commesse dall’estero, con un buon saldo per igiudizi che ritorna positivo. Prevalgono le aspettative pessimiste rispetto a quelle ottimistiche, seppure di poco, perquanto riguarda l’andamento del fatturato complessivo nel prossimo trimestre. Per ognuno degli indicatori tuttavia la maggior parte delle imprese ritiene che le condizioni rimarranno invariate e non si aspetta modifiche significative e quindi i livelli di produzione, fatturato ed ordinativi rimarranno stabili, rispetto al trimestre in esame, secondo le previsioni di gran parte del campione. Gli scenari economici, sia nazionali che internazionali, sono ancora caratterizzati da debolezze ed incertezze per gli effetti impattanti dell’emergenza sanitaria ed in attesa degli esiti della campagna di vaccinazione, non priva di ostacoli".

Dall’analisi del Registro delle Imprese, emerge che le ditte industriali attive della nostra provincia, cioè l’effettiva base imprenditoriale del settore, a fine dicembre 2020 sono risultate 2.763 (pari all’8,1% del totale delle imprese attive della provincia), con una diminuzione corrispondente a 37 unità in meno rispetto alla stessa data dell’anno precedente, pari a -1,3% in termini percentuali. La velocità della tendenza negativa si è ridotta rispetto al -1,7% della fine del 2019. Le imprese attive industriali del manifatturiero in regione subiscono una flessione pari a -1,2%; più o meno analoga la riduzione in ambito nazionale ( -1,1%). A livello settoriale, in provincia di Ravenna, la tendenza alla diminuzione delle imprese attive è risultata praticamente dominante e presente in quasi tutti i raggruppamenti presi in considerazione dall’indagine. All’opposto, in crescita solo il settore della installazione e manutenzione, che continua a far registrare una variazione positiva, guadagnando 16 unità in più, pari a +5,9% in termini relativi. I comparti industriali più colpiti dal calo del numero di aziende sono il tessile/abbigliamento (-14 e -5,1%) ed il comparto elettronica ed elettricità (-11, -9,3%); seguono quello dei minerali non metalliferi (-6 e -4,2%), l’energia ed ambiente (-4 e -2,7%), il settore del legno e del mobile (-3 e -1,5%), l’industri adella carta ed editoria (-3 e -3,3%), la chimica, gomma e plastica (-3 e -2,6%), l’industria dei metalli e prodotti in metallo con 3 aziende in meno (-0,5% in termini di variazione percentuale), le altre industrie (-3 e -1,7%), il comparto alimentare e delle bevande (-2 unità, -0,5%) ed il settore delle macchine e mezzi di trasporto con 1 impresa in meno (-0,4% in termini relativi).

Se consideriamo l’ultimo decennio, nel 2010 per la base industriale provinciale si contavano 3.171 imprese: da allora, alla fine del 2020 si è ridotta quasi del 13%, ovvero ha perso 408 imprese. Ben lungi dal ritenersi che la numerosità della base imprenditoriale costituisca l’unico parametro della forza di un settore; la riduzione testimonia comunque unprocesso di riorganizzazione dell’industria provinciale che ha interessato in misura diversa i suoi principali settori. Tornando all’analisi annuale, per quanto riguarda la forma giuridica, il calo del numero di imprese interessa quasi tuttele forme giuridiche: le società di persone (-29 unità, -4,9% la variazione percentuale del 2020 rispetto al 2019), le ditte individuali (-7 unità, -0,6%) ed anche le società di capitale (-2 e -0,2%); queste ultime sembrano aver interrotto il trend di crescita in atto da svariato tempo. Solo le “altre forme” guadagnano 1 azienda industriale in più (+2%).

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