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Il registro delle imprese compie 25 anni: il big data unico su 6 milioni di imprese

“Vogliamo - ha concluso Guberti - fornire a imprese, professionisti e pubblica amministrazione una chiave per gestire meglio le decisioni di business ed i pericoli collegati alla crescente circolazione di informazioni di scarsa qualità"

Il Registro delle imprese, l’anagrafe digitale ufficiale di tutto il sistema imprenditoriale italiano, compie 25 anni. Era il 19 febbraio 1996, infatti, quando tutte le funzioni svolte dalle Cancellerie Commerciali dei Tribunali furono assegnate alle sole Camere di commercio. Il risultato di questo trasferimento di competenze è stato la nascita di un registro interamente digitalizzato, con il quale oggi le Camere di commercio, tramite la rete tecnologica gestita da InfoCamere, raccolgono e archiviano con alti standard di qualità, sicurezza, tempestività, completezza e accessibilità, tutte le informazioni e notizie riguardanti 6,1 milioni di imprese, 10 milioni di amministratori, 1,3 milioni di professionisti italiani. Un enorme big data, che viene continuamente migliorato per rendere più facile l’accesso alle informazioni e che viene interpellato milioni di volte ogni anno, rilasciando in media 23 milioni di visure, 144mila delle quali in inglese a beneficio di operatori internazionali interessati a tessere rapporti di collaborazione con aziende italiane. Uno strumento che può rappresentare la base per semplificare ancora molte procedure.

“Oggi le imprese - ha commentato Giorgio Guberti, commissario straordinario della Camera di commercio di Ravenna - accolgono, analizzano ed integrano il maggior numero di informazioni possibile per effettuare le proprie scelte in modo consapevole, limitare al massimo le variabili rischiose e mettere in prospettiva nuove opportunità. Uno scenario, caratterizzato sempre più dalla centralità dell’uso dei dati nelle strategie e nella gestione del business, che impone una riflessione sull’importanza del concetto di conoscenza in ambito economico: conoscere significa poter fare affidamento su informazioni attendibili, per avere un vantaggio competitivo e disporre di un valore che metta in moto la crescita. E grazie al “progetto qualità dei dati” promosso con la collaborazione delle associazioni di categoria e degli ordini professionali, il Registro di Ravenna ha implementato, ad esempio, il deposito dei bilanci, certificato oltre l’85% delle PEC delle società, garantito l’evasione delle pratiche presentate in 3 giorni (5 quelli previsti dalla legge), nonostante le gravi conseguenze prodotte dalla pandemia”.

Leggere il territorio, dunque, attraverso i dati del Registro delle Imprese, bacino di informazione sulle imprese, sulle professioni e sulle trasformazioni quotidiane dell’economia, dorsale di un rapporto più moderno tra imprese e pubblica amministrazione non più basato sui bolli e le autorizzazioni, strumento di pubblicità legale svincolato da qualunque interesse particolare e reso disponibile all’intera collettività quale strumento di legalità e, quindi, capace di generare valore attraverso la diffusione del dato di qualità, appannaggio di tutto il Sistema Ravenna. “Vogliamo - ha concluso Guberti - fornire a imprese, professionisti e pubblica amministrazione una chiave per gestire meglio le decisioni di business ed i pericoli collegati alla crescente circolazione di informazioni di scarsa qualità, perseguendo la massima collaborazione con gli enti preposti alla verifica e al controllo e contribuendo a fare di noi dei cittadini e degli imprenditori digitali più consapevoli e, perciò, più liberi”.

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