Sabato, 12 Giugno 2021
Economia

Il sindacato scende 'in campo' in cerca di lavoratori in nero: "Minacce e insulti da parte degli imprenditori"

Giovedì ha preso il via l'ultima parte del progetto predisposto dalla Flai Cgil di Ravenna e condiviso dal coordinamento immigrati Flai

Un controllo della Flai

Giovedì ha preso il via l'ultima parte del progetto predisposto dalla Flai Cgil di Ravenna e condiviso dal coordinamento immigrati Flai. L'obiettivo è coerente con le numerose iniziative organizzate in questi anni, ma con un salto di qualità rappresentato da un sistema di geolocalizzazione del settore che può essere un concreto contributo al contrasto dei fenomeni degenerativi del mercato del lavoro agricolo, emersi anche nella nostra provincia.

"Il nostro obiettivo – spiega Raffaele Vicidomini, segretario provinciale della Flai Cgil - è ottenerei una mappatura capillare del territorio per far emergere le situazioni di sfruttamento nel settore del lavoro agricolo. Per questo è stata avviata la campagna ‘Ancora in campo’ che si protrarrà fino all’autunno inoltrato. La Flai è in prima linea su questo versante e al fianco di questi lavoratori, che spesso sono invisibili anche per le statistiche. Diverse sono le iniziative nazionali che hanno rappresentato anche un riferimento per il territorio ravennate. Con la campagna "Ancora in campo", la Flai denuncia cosa avviene nelle campagne e informa i lavoratori impegnati nella raccolta di prodotti ortofrutticoli e quelli occupati negli allevamenti circa i propri diritti, il rispetto dei contratti e dei salari e le nuove opportunità offerte dalla Legge 199/16 contro sfruttamento e caporalato. Anche a Ravenna le "brigate del lavoro" della Flai, composte da militanti, componenti del coordinamento immigrati e funzionari, si recano nei luoghi di lavoro tra i filari, nei campi, dove migliaia di lavoratori ogni giorno cercano di conciliare la necessità di conservare il proprio lavoro con quella, sempre più frequente, che li costringe ad accettare compromessi con la loro dignità. In questo modo avviciniamo tantissimi lavoratori che per problemi di natura logistica o per paura non riescono a mettersi in contatto con noi. Così è possibile diventare per loro un punto di riferimento per dare informazioni e risposte su contratti, rinnovo del permesso di soggiorno, infortuni e malattie professionali, sostegno in caso di lavoratori che vogliano denunciare irregolarità e sfruttamento".

La fotografia per ora emersa dalle indagini Flai confermerebbe le analisi che da tempo il sindacato denuncia. "Tra le aziende distribuite tra il comune di Conselice e quello di Massa Lombarda visitate nella prima giornata, alcune, attraverso i loro responsabili, hanno accettato serenamente di farci incontrare i lavoratori che hanno confermato di percepire retribuzioni e trattamenti coerenti con quanto previsto dal contratto nazionale e da quello provinciale. Altre aziende lo hanno fatto con più diffidenza e gli sguardi imbarazzati dei loro operai, mentre quando spiegavamo quale fosse la retribuzione corretta e quali i loro diritti erano più eloquenti di qualsiasi altra considerazione. Ma la conferma che anche le nostre campagne non sono esenti dal lavoro irregolare e dallo sfruttamento la si è trovata nell'arroganza, negli insulti e nelle più o meno velate minacce che alcuni imprenditori ci hanno riservato e con le quali ci hanno respinto. Dietro la loro sproporzionata reazione resta il dubbio che si nascondano le ragioni che, oltre a portare allo sfruttamento dei lavoratori (magari affidandosi a intermediari di dubbia provenienza), determinano quella concorrenza sleale attraverso il dumping contrattuale e l'evasione fiscale, che rappresenta il peso più gravoso che le tante aziende virtuose del territorio devono sopportare. Su questi comportamenti si deve intervenire, altro che reintrodurre i voucher. Non c’è bisogno di inventarsi altri strumenti, è sufficiente applicare quelli contrattuali e la legge 199/16. A meno che non si voglia deregolamentare e destrutturare totalmente il lavoro agricolo ma, in questo caso, almeno ci venga risparmiata la retorica del "Made in Italy" (inesistente senza qualità del lavoro e rispetto dei diritti) e quella dell'unità di intenti per combattere il lavoro irregolare".

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