Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Economia

Imprese, crescono solo quelle straniere. Il commercio è il settore più sofferente

Rispetto al 30 giugno 2016 gli unici settori che vedono un incremento delle imprese registrate sono quelli dei servizi creditizi e assicurativi e dei servizi alla persona. In flessione tutti gli altri settori

Al 30 giugno 2017 le imprese iscritte nel Registro delle imprese di Ravenna sono 39.459, 940 in meno rispetto alla stessa data dell’anno passato. Negli ultimi 12 mesi sono state registrate 2.040 nuove iscrizioni a fronte di 2.799 cancellazioni, il che ha determinato un saldo negativo di 759 unità. Sono i dati riportati dalla Camera di commercio di Ravenna, che sottolinea come nel corso del 2016 si sia osservata una crescita anomala delle cessazioni dovuta a un'operazione straordinaria di ripulitura del registro, che ha comportato la cancellazione nel mese di novembre di 543 imprese fallite da oltre dieci anni. Prima della riforma del 2006 non sussisteva, infatti, l’obbligo da parte del curatore di comunicare la cessazione dell’impresa alla Camera di commercio all’atto della chiusura del fallimento. Tali cancellazioni sono state disposte dal Conservatore del registro per soddisfare l’interesse pubblico costituito dall'esigenza di assicurare un'informazione corretta in merito alle unità economiche effettivamente operanti sul territorio. Tenendo conto di questo intervento sul registro, il tasso di variazione su base annua risulta molto negativo, pari al -1,88%. Anche il tasso regionale, influenzato dal dato negativo di Ravenna e di alcune altre province dell’Emilia Romagna, risulta negativo e pari al -0,45%. All’opposto, a livello nazionale nel periodo giugno 2016 - giugno 2017 si conferma la crescita del numero delle imprese con un tasso di variazione positivo pari al +0,59%.

Andamento positivo nell'ultimo trimestre

Nel secondo trimestre 2017 il saldo tra iscrizioni e cessazioni in provincia di Ravenna, sempre al netto delle cessazioni di ufficio, è risultato positivo: le iscrizioni superano le cancellazioni di 164 unità, producendo un tasso di crescita trimestrale pari al +0,42%. Confrontando il secondo trimestre 2017 con i corrispondenti trimestri degli anni precedenti emerge una flessione sia del numero delle cancellazioni (-39 rispetto al 2016, -51 rispetto al 2015) che del numero delle iscrizioni (-53 rispetto al 2016 e al 2015). Anche a livello regionale e nazionale i tassi di variazione registrati su base trimestrale sono positivi, pari al +0,44% in Emilia-Romagna e +0,59% in Italia. Al 30 giugno 2017, rispetto alla stessa data del 2016, risultano in crescita solo le altre forme societarie (+6 tra associazioni e società consortili a responsabilità limitata, pari al +1,6%). All’opposto risultano in flessione le società di capitale, -285 unità (-3,6%), le società di persone (-343, -3,7%), le ditte individuali (-304, -1,4%) e le cooperative e i consorzi. La cancellazione delle imprese fallite prima del 2006 ha coinvolto numerose società di capitale, così anche questa tipologia di impresa, sempre in crescita negli ultimi trimestri, ha subito una flessione. Le ditte individuali rappresentano la maggioranza delle imprese iscritte e il loro peso sul totale delle imprese ha raggiunto il 55,4%, mentre il peso delle società di capitale è fermo al 19,5%, quello delle società di persone al 22,4%.

Settori produttivi

Rispetto al 30 giugno 2016 gli unici settori che vedono un incremento delle imprese registrate sono quelli dei servizi creditizi e assicurativi (+12 unità, pari al +1,7%) e dei servizi alla persona (+45 unità, pari al +1,5%). In flessione tutti gli altri settori. In termini assoluti il settore più sofferente è quello del commercio che perde 281 esercizi (pari al -3,2%), seguito dal settore edile (-174 imprese, -2,9%), industriale (-167 industrie, -4,8%) e agricolo (-134 unità, -1,8%). In diminuzione anche il numero di imprese nel trasporto e magazzinaggio (-55, -3,9%), nel settore turistico (-52 unità, -1,5%) e nel settore dei servizi all’impresa (-39 unità, -0,8%). Le attività commerciali che hanno subito le maggiori perdite sono quelle dei piccoli negozi di alimentari vari (-27), del commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento (-23 esercizi specializzati, -20 attività ambulanti). Le uniche che crescono in modo rilevante sono quelle del commercio all’ingrosso e al dettaglio di autovetture (+47 unità). I settori manifatturieri più colpiti sono quelli della fabbricazione di prodotti in metallo (-53 unità, -6,8%), di articoli in pelle (-20 unità, -19,4%), di macchinari (-18 unità, -6,1%) e quello della lavorazione dei minerali non metalliferi (-11, -6,2%). Negli ultimi dodici mesi, tutti i territori della provincia registrano una flessione che, tuttavia, appare più accentuata in termini relativi nell’area della Bassa Romagna (-279 imprese, pari al -2,7%) e leggermente più contenuta nell’area di Ravenna (-435 unità, -2,1%) e in quella della Romagna faentina (-226 unità, -2,5%). Nel comprensorio di Ravenna, che raccoglie oltre la metà delle imprese provinciali (il 52,5%), la diminuzione interessa principalmente il comune di Ravenna che perde 368 imprese (-2,3%); va meglio per il il comune di Cervia le cui imprese si riducono di 40 unità (-1,2%). Tra i comuni della Bassa Romagna, che rappresentano in termini di imprese il 25,3%, quello di Lugo vede una riduzione di 108 unità (-3,0%), mentre per i comuni della Romagna Faentina, che pesano complessivamente per il 22,2%, quello di Faenza mostra una flessione di 172 imprese (-2,9%). Tra le tre aree considerate, ancora una volta è l'area del lughese quella interessata dalla contrazione più importante.

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