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Lunedì, 20 Maggio 2024
Economia

Imprese, numeri da brividi: i primi otto mesi servono a pagare le tasse

A Ravenna una piccola impresa comincia a guadagnare dall’8 agosto: dall’inizio dell’anno e fino al 7 di agosto col suo reddito ci paga le tasse: allo Stato, alla Regione, al Comune.

A Ravenna una piccola impresa comincia a guadagnare dall’8 agosto: dall’inizio dell’anno e fino al 7 di agosto col suo reddito ci paga le tasse: allo Stato, alla Regione, al Comune. Mazzavillani, “Nel 2015, secondo i dati dell’Osservatorio si profila nella nostra provincia, un calo del 2% del peso complessivo del Fisco, che passa dal 62,6% del 2014 al 60,5% del 2015. E’ un passo nella giusta direzione. Tuttavia, se i Sindaci decidessero di compensare i tagli, già stabiliti, dei trasferimenti dello Stato centrale, rimettendo mano ai tributi locali, potrebbero attenuare fino a farlo scomparire il beneficio fiscale indotto dal taglio dell’Irap”.
 
L'Osservatorio CNA sulla tassazione degli artigiani e della PMI ha prodotto la sua ricerca annuale per la determinazione del peso esercitato dal fisco, nella sua accezione più ampia, sul reddito delle piccole imprese (total tax rate) su scala nazionale attraverso la misurazione del livello di prelievo presente nei 113 Comuni più rappresentativi. L'Italia, come è noto, è il paese con il più alto livello di tassazione tra i paesi più industrializzati. Il total tax rate italiano previsto per il 2015 è pari al 62,2%. Nella poco edificante classifica del total tax rate, il gradino più alto del podio in Emilia Romagna è stato occupato dal comune di Bologna che ha raggiunto un livello di prelievo del 72,9%. In buona sostanza per ogni 100 euro di reddito prodotto da un'impresa bolognese il fisco arriva a trattenere 73 euro, con una disponibilità di reddito residuo per l'impresa di soli 27 euro. Inoltre, l'impresa di Bologna dovrà lavorare fino al 22 settembre, il cosiddetto tax free day, per lo Stato. All'opposto , rimanendo sempre in ambito regionale, troviamo Reggio Emilia con un total tax rate del 58,3% dove per ogni 100 euro prodotti 58 vanno allo Stato e 42 vanno all'impresa e il tax free day viene raggiunto il 30 luglio.

Ravenna, in questa classifica regionale si colloca al sesto posto sui 10 comuni presi in esame. Il total tax rate ravennate è pari al 60,5%: per 100 euro prodotti, 60,5 vanno allo Stato e 39,5 vanno all'impresa; il tax free day viene festeggiato l'8 agosto.

Per quanto riguarda la composizione dei tributi che compongono la pressione fiscale, a Ravenna il 41,2% sono rappresentati da Irpef e costi previdenziali, il 19,3% da imposte e tributi locali. L’IMU/TASI è la tassa che nel 2015 peserà do più per i piccoli imprenditori ravennati, in media 4.300 euro.

Questa è la classifica completa dei comuni emiliano romagnoli più rappresentativi con il livello di total tax rate raggiunto e, tra parentesi, la posizione occupata su scala nazionale: Bologna, 72,9% (2); Parma 63,8% (33); Forlì 63,5%. (35); Cesena 63,1% (39); Piacenza 61,7% (52); Ravenna 60,5% (69); Rimini 60,4% (70); Modena 59,8% (81); Ferrara 59,3% (88); Reggio Emilia 58,3% (99). È bene ricordare che la classifica nazionale è capeggiata da Reggio Calabria (74,4%) è chiusa da Cuneo (54,5%).

L’Osservatorio della CNA ha preso come riferimento un’impresa manifatturiera , con un laboratorio di 350 mq, uno spazio espositivo di 175 mq, 5 dipendenti, un fatturato di 430mila euro/annuo e un reddito di impresa di 50mila euro/anno. Non si tratta, dunque, di stime ma di dati reali calcolati in modo puntuale sul caso specifico assunto come base dell’analisi.
Va evidenziato, inoltre, che la tassazione locale sta assumendo un peso sempre più rilevante nella composizione del total tax rate, con una incidenza che è aumentata in maniera evidente soprattutto negli ultimi anni. Per le imprese è irrilevante che sia lo Stato piuttosto che i Comuni a imporre maggiori tributi.
“Nel 2015, secondo i dati dell’Osservatorio – evidenzia Massimo Mazzavillani, direttore della CNA ravennate – si profila nella nostra provincia, un calo del 2% del peso complessivo del Fisco, che passa dal 62,6% del 2014 al 60,5% del 2015. E’ un passo nella giusta direzione. Tuttavia, se i Sindaci decidessero di compensare i tagli, già stabiliti, dei trasferimenti dello Stato centrale, rimettendo mano ai tributi locali, potrebbero attenuare fino a farlo scomparire il beneficio fiscale indotto dal taglio dell’Irap.

Cosa serve quindi per arrivare a un fisco sostenibile per le piccole imprese?

La risposta è molto semplice: ridurre la pressione fiscale attraverso un'azione combinata che agisca su diversi fronti. Questa, in estrema sintesi, la proposta della CNA: rivedere e unificare i vari fondi taglia tasse nell'ambito della riforma fiscale; stabilire un nuovo principio nella tassazione "chi più dichiara meno paga"; ridurre del 50% l’IMU sugli immobili strumentali delle imprese; rendere l'IMU completamente deducibile dal reddito dell'impresa e dall'Irap; modificare il regime dei minimi e tassare solo i redditi effettivamente incassati; eliminare lo split payment e il reverse charge con l'avvio della fatturazione elettronica”.

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