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Imu terreni agricoli, Coldiretti: "Dimezzati i comuni montani che non pagano"

"A far scattare il pagamento – spiega Massimiliano Pederzoli, presidente Coldiretti Ravenna – non sarebbe più la posizione dei terreni aziendali in montagna, ma l’altitudine in cui si trova il palazzo comunale"

Da quanto trapela dai competenti ministeri, con il Consiglio dei Ministri di martedì prossimo dovrebbero venir modificati i criteri di applicazione dell’Imu sui terreni agricoli. "Con il permanere dell’attuale decreto, promulgato in maniera alquanto improvvida tanto da meritarsi il soprannome di “tassa sui rovi”, fra le nefande certezze ci sarebbe quella del dimezzamento dei Comuni esentati dal pagamento dell’Imu per le aziende agricole di montagna", afferma Coldiretti Ravenna ricordando che, "se non cambieranno le norme, entro il 26 gennaio l’Imu agricola verrà applicata in ben 86 dei 180 Comuni che fino ad oggi in Emilia Romagna erano stati esentati perché in zona montana".

"A far scattare il pagamento – spiega Massimiliano Pederzoli, presidente Coldiretti Ravenna – non sarebbe più la posizione dei terreni aziendali in montagna, ma l’altitudine in cui si trova il palazzo comunale: se è al di sotto dei 280 metri sul livello del mare, anche se il terreno è sopra i 500 metri, il titolare è chiamato a pagare”. Una norma che Coldiretti ha più volte considerato esecrabile in quanto determina una inspiegabile disparità di trattamento tra campi confinanti appartenenti addirittura allo stesso proprietario, ma ricadenti all’interno di Comuni con i centri amministrativi su altitudini diverse. Per questo Coldiretti Ravenna giudica positivamente l’ipotesi del Governo di modificare la norma, riportando il parametro dei pagamenti alla classificazione dell’Istat dei comuni “montani” o “parzialmente montani”.

In questi ultimi, coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali verrebbero esentati dall’Imu come avveniva in precedenza. Se così sarà, in Emilia Romagna, 59 sarebbero i comuni esentati che andrebbero ad  aggiungersi agli attuali 94, facendo ridurre a 27 quelli nei quali verrebbe applicata tale tassazione. Resta però il problema della scadenza del pagamento: il 26 gennaio, “troppo ravvicinata – sottolinea Pederzoli – visto che mancano solo due settimane, e non dimenticando che per il 21 gennaio è atteso il pronunciamento del Tar del Lazio sulla conferma della sospensione del pagamento dell’Imu così come previsto dall’attuale decretazione, adottata il 23 dicembre scorso”, ulteriore motivo questo, secondo Coldiretti Ravenna, per chiedere una  proroga dei termini di pagamento, in modo da porre i contribuenti nelle condizioni di adempiere alle pratiche necessarie in maniera corretta.

Pederzoli auspica “che si arrivi ad un provvedimento chiaro, che non penalizzi le aziende delle zone disagiate, per evitare nuovi abbandoni di queste aree del Paese, nelle quali negli ultimi vent’anni, solo nella nostra Regione, hanno chiuso i battenti 36 mila aziende (–56%). Un ulteriore spopolamento – puntualizza Pederzoli – metterebbe a rischio la montagna, di cui gli agricoltori sono le prime sentinelle e il primo presidio per prevenire il dissesto idrogeologico”. Un ruolo questo che svolgono anche gli imprenditori agricoli in pianura che con la loro attività mantengono il paesaggio e il territorio,  riaffermato dal Governo con una applicazione dell’Imu in pianura che prevede la riduzione del moltiplicatore della rendita da 110 a 75 per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali. Un riconoscimento che Coldiretti Ravenna auspica possa avvenire anche nella prossima revisione del catasto terreni, con una tassazione che tenga effettivamente presente i profondi cambiamenti avvenuti in agricoltura dove la redditività dei terreni e fortemente diminuita.

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