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Economia

In 11 anni perso il 20% nei negozi in centro storico. Meno bar e hotel, crescono i ristoranti

È la fotografia scattata dall'Osservatorio sulla demografia d'impresa nelle città italiane realizzata Ufficio Studi di Confcommercio sui cambiamenti del commercio e delle imprese nelle città italiane negli ultimi undici anni

Uno stillicidio di chiusure e serrande abbassate. In undici anni l'Emilia-Romagna ha perso quasi 4.000 negozi. Il turismo ha cambiato il volto delle città, facendo diminuire il numero degli alberghi a favore di altre tipologie di strutture (case vacanze, bed and breakfast sono raddoppiati nei centri storici) e aumentare ristoranti: ce ne sono 4.832 in tutta la regione, 637 in più rispetto a dieci anni fa.

È la fotografia scattata dall'Osservatorio sulla demografia d'impresa nelle città italiane realizzata Ufficio Studi di Confcommercio sui cambiamenti del commercio e delle imprese nelle città italiane negli ultimi undici anni, con particolare riguardo ai centri storici. In Emilia-Romagna sono state analizzate le dinamiche relative ai dieci principali Comuni, ovvero Bologna, Cesena, Ferrara, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia e Rimini.

In undici anni, dal 2012 al 2023, nelle dieci principali città in regione si è registrato un calo del numero di attività commerciali superiore al 20%. Le imprese afferenti al commercio al dettaglio dal 2012 al 2023 hanno registrato un saldo passivo di 3.549 unità (da 17.299 a 13.750) evidenziando un calo superiore al 20%, calo a cui si sottraggono le farmacie (+106) e gli esercizi specializzati in apparecchiature informatiche e telecomunicazioni (+80).

Nell'ambito dei servizi di alloggio si rileva un calo di circa il 10% del numero degli alberghi (calo più marcato fuori dai centri storici), mentre le altre forme di alloggio sono fortemente aumentate. Emerge nello stesso tempo un sensibile aumento del numero dei ristoranti (da 4.195 a 4.832, +637), più marcato nei centri storici con una crescita superiore al 20% (da 1.644 a 2.022, +378), a cui fa da contraltare un calo sensibile del numero dei bar (- 290 da 1.828 a 1.538 nei centri storici e -597 da 2.596 a 1.999 fuori dai centri storici, per una perdita complessiva di 887 esercizi).

"Prosegue la desertificazione commerciale delle nostre città un fenomeno che riguarda soprattutto i centri storici dove la riduzione dei livelli di servizio è acuita anche dalla perdita di commercio ambulante. Il commercio rimane comunque vitale e reattivo e soprattutto mantiene il suo valore sociale - ammonisce Enrico Postacchini, presidente di Confcommercio Emilia-Romagna - Rimane, in ogni caso, prioritario contrastare la desertificazione commerciale con progetti di riqualificazione urbana per mantenere servizi, vivibilità, sicurezza e attrattività delle nostre città. In questa direzione vanno il progetto Cities di Confcommercio e la rinnovata collaborazione con l'Anci a conferma del nostro impegno per favorire uno sviluppo urbano sostenibile e valorizzare il ruolo sociale ed economico delle attività di prossimità nelle città. A livello locale abbiamo molto apprezzato l'emanazione della nuova legge sull'economia urbana che, siamo convinti, una volta adeguatamente finanziata, saprà dare concreto sostegno alla imprescindibile presenza del negozio di vicinato e delle attività di servizio nei nostri centri urbani, in stretta sinergia con i bandi Fesr dedicati alle imprese e con una adeguata politica di facilitazione all'accesso al credito".

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