Sabato, 12 Giugno 2021
Economia

"L'immobilismo è la risposta peggiore per uscire dalla crisi"

Il presidente di Confcommercio: "Con ogni probabilità entro la fine dell'anno dovremo fare i conti con altre crisi imprenditoriali di una certa rilevanza"

“E’ Ravenna la città della provincia che lo scorso anno ha perso più imprese. L’area ravennate che raccoglie oltre la metà di tutte le imprese provinciali ha visto una riduzione di 377 unità, pari ad un -1,8%. Cervia è il comune che ha ridotto di meno la propria consistenza imprenditoriale, perdendo 16 attività (-0,4), mentre il comprensorio faentino risulta in negativo (-170 imprese) come pure quello della Bassa Romagna (-247)". A fare questa triste analisi è Confcommercio, a poche ore da quella, ugualmente allarmante, presentata da Confesercenti.

"Tra i settori più sofferenti, secondo i dati del registro imprese della Cciaa di Ravenna, il commercio è quello che ha perso più esercizi (-265), poi l’industria (-134), l’edilizia (-122), l’agricoltura (-120). Il turismo con una flessione di 58 imprese ha diminuito dell’1,7% la propria consistenza - commenta il presidente di Confcommercio Ravenna Mauro Mambelli - In particolare tra le attività commerciali, è l’abbigliamento ad aver subito i maggiori contraccolpi (-30 imprese e -24 ambulanti) e l’alimentare (-22). Anche le imprese artigiane soffrono con una contrazione di 103 imprese, in particolare il settore delle costruzioni arretra di 57 unità. Tra i dati negativi spiccano anche la diminuzione delle imprese femminili, di quelle giovanili, unica nota positiva l’aumento delle imprese straniere (+ 96). A ciò aggiungiamo che le prospettive per il 2017 non sono tali da poter dichiarare una sostanziale inversione di tendenza, anzi con ogni probabilità entro la fine dell'anno dovremo fare i conti con altre crisi imprenditoriali di una certa rilevanza. Una per tutte, le difficoltà che sta attraversando l’Acmar con una riduzione di metà del personale".

"L’economia ravennate, dunque, non riparte, come sta invece avvenendo in altre zone della regione - prosegue Mambelli - Serve allora un ‘piano d’urto’ in grado di rimettere in moto l’ingranaggio, di creare le condizioni affinché il sistema produttivo si liberi da questo affanno che dura otto anni. Siamo certi che l’amministrazione comunale può svolgere realisticamente un ruolo determinante in questa situazione, nel senso che può creare le condizioni al sistema imprese per riprendere una strada positiva i termini di fatturato, di occupazione, di investimenti. Il nuovo sindaco con la sua giunta, consapevole di ciò, si sta adoperando per raggiungere risultati concreti, alcuni già si vedono. Occorre un’accelerata, che riporti al centro l’impresa, agevolando da un lato la nascita di nuove realtà  mprenditoriali e dall’altro sostenendo il tessuto esistente con una minore richiesta di tributi comunali e magari anche con agevolazioni, sgravi fiscali e portando al minimo la burocrazia. Poche azioni, ma chiare e condivise. Confcommercio Ravenna ha presentato, prima delle elezioni comunali dello scorso anno, un programma dettagliato sui vari settori economici, sulle necessità del sistema imprese, sugli interventi non più rinviabili, pena la perdita di prospettive di crescita. Lo abbiamo riproposto al Sindaco il quale si è dimostrato sensibile alle problematiche poste. Auspichiamo che si intensifichino concretamente le azioni affinché si creino le condizioni per dare risposte alle imprese e a problematiche che da tempo sono sul piatto come sicurezza, burocrazia, fiscalità, traffico, mobilità, per citarne alcune. E senza dimenticare un settore fondamentale per Ravenna e i suoi lidi, il turismo, settore trainante e vincente dell’economia".

"Per essere chiari - conclude il presidente - non diamo patenti di responsabilità, ma chiediamo di incrementare fin da subito un percorso di lavoro: noi siamo disponibili e con noi tutti  i nostri imprenditori associati. Di una cosa però siamo certi: l’immobilismo è la peggior risposta per uscire dalla crisi”.

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