Mercoledì, 19 Maggio 2021
Economia

"Lasciate lavorare le nostre imprese": anche in Bassa Romagna la protesta di Confcommercio e Confesercenti

Esposto a Lugo uno striscione, condiviso dalle due associazioni di categoria, per manifestare l’insoddisfazione degli imprenditori del territorio

Dopo il flash mob di Ravenna, anche in Bassa Romagna è stato inaugurato lo striscione con la scritta “Ora Basta, lasciate lavorare le nostre imprese!”, un segnale per dare voce a tutta l’amarezza degli imprenditori del territorio, realizzato da Confcommercio e Confesercenti. Lo striscione è stato posizionato sulla cancellata della sede di Confcommercio Ascom Lugo in Via Acquacalda 29 e sul balcone al primo piano della sede di Confesercenti a Lugo in via Foro Boario 4/1. Per rispettare le norme COVID le due inaugurazioni hanno visto la presenza unicamente dei dirigenti di entrambe le Associazioni guidate dai rispettivi Presidenti, Fausto Mazzotti di Confcommercio e Bruno Checcoli di Confesercenti.

Lo slogan è lo stesso della petizione promossa dalla scorsa settimana da Confcommercio e Confesercenti con la quale si chiede, nel rispetto delle misure di sicurezza in vigore, che tutti i settori del commercio, dei pubblici esercizi e dei servizi alla persona possano rimanere aperti. Nella petizione che ha già raccolto 800 firme, le Associazioni di rappresentanza delle piccole e medie imprese lanciano un appello alle istituzioni perché "mai ci siamo sottratti alle nostre responsabilità ed abbiamo svolto un difficile ruolo di salvaguardia del tessuto economico e di capillare informazione verso le imprese del territorio, che in diverse occasioni hanno stentato a comprendere il senso delle decisioni messe in atto dal Governo. Particolare disappunto e disagio sono avvertiti a causa dei tempi di adozione dei provvedimenti, che non lasciano mai la possibilità di organizzare e programmare il lavoro di importanti settori dell’economia.

Molte attività stanno soffrendo questa situazione - sostengono Confcommercio e Confesercenti -: pubblici esercizi (bar, ristoranti), tutto il mondo del turismo, dell'intrattenimento, della cultura, così come il commercio soprattutto nei settori non alimentare. Dettaglianti, sia in sede fissa che ambulanti, e grossisti che pur subendo danni economici enormi, per il solo fatto di poter continuare ad essere aperti, non beneficiano di alcun sostegno se non di sporadiche attenzioni.
Inoltre i negozi di vicinato, i piccoli esercizi commerciali dei centri storici delle nostre città, sono stati desertificati dai vincoli della mobilità delle persone e dall’ utilizzo spinto dello smart-working.
Tutto il settore dei fieristi e dello spettacolo viaggiante è fermo da mesi, il settore delle estetiste non lavora così come le palestre. Per non parlare delle gallerie e dei centri commerciali, i cui negozi sono costretti alla chiusura nei giorni potenzialmente più redditizi. Riceviamo quotidianamente segnali di preoccupazione ed esasperazione ed è sempre più diffusa la sensazione di essere di fronte ad un accanimento verso tutto il settore del terziario e dei servizi. Considerato l’andamento dei contagi, appare peraltro evidente che non vi sia una diretta correlazione tra la diffusione del virus e la frequentazione di queste attività”.

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