Lo sfogo di una parrucchiera: "Salone anti-covid, ma le miei clienti non possono più venire"

"Se i protocolli sono tutti rispettati, che senso ha se nella carta di identità hanno scritto la provenienza di un altro Comune? Perché le nostre clienti devono affidare la bellezza dei propri capelli a degli sconosciuti?"

Tempi duri per le attività in quasi tutti i settori. La zona arancione e i limiti agli spostamenti per cercare di contenere i contagi da Coronavirus si ripercuotono economicamente sugli imprenditori, che si vedono sottrarre clienti e incassi. Una di questi è Michela Lolli, titolare del salone 'Salotto Sensoriale Mely e Miky Hair' di Cotignola.

"Avere un'impresa in tempo di Covid è molto difficile - spiega l'imprenditrice - Nel primo lockdown non ci è stato permesso di poter lavorare, subendo così un danno economico importante. Noi, come tanti miei colleghi, abbiamo studiato con impegno e sacrifici per poter ripartire in sicurezza, per rispettare tutte le normative, per garantire la serenità ai collaboratori e a tutta la clientela. In questo nuovo 'lockdown' noi parrucchieri siamo aperti, ma con limitazioni di movimento da un Comune all’altro. Questo comporta che chi è in città può raggiungere il proprio parrucchiere di fiducia - e sì, di fiducia, perché non si affida a chiunque l'immagine e la bellezza dei propri capelli - mentre per noi che siamo nei paesini è impossibile sopravvivere. Andare dal parrucchiere oggi non è solo un’esigenza, ma una scelta dettata da un bisogno o un problema specifico, ed è una scelta personale: noi doniamo benessere, salute, relax, doniamo un momento per dimenticare tutte queste paure e ansie che questo fastidioso Covid sta creando".

"Ci dispiace molto pensare a quelle clienti che hanno scelto di curare i loro capelli iniziando percorsi di benessere e che ora devono interromperli, perdendo così il risultato da ottenere e soldi - continua la parrucchiera - Nel nostro piccolo noi miglioriamo la vita delle persone, perché bellezza crea benessere. Ci piace pensare che chi ha scritto queste regole non affiderebbe a chiunque il benessere dei suoi capelli e la cura della sua immagine. A distanza di 3-6 chilometri una persona non può raggiungere il suo parrucchiere. Se il protocollo anti-Covid in salone viene rispettato alla regola, perché la nostra clientela non può usufruire dei nostri servizi, tanto più che non usa mezzi pubblici per spostarsi, ma si muove con auto propria? Se i protocolli sono tutti rispettati, che senso ha se nella carta di identità hanno scritto la provenienza di un altro Comune? Perché le nostre clienti devono affidare la bellezza dei propri capelli a degli sconosciuti? Come si può accettare che un nostro cliente affezionato non possa venire da noi? E questo va ben oltre l'incasso è responsabilità: è impegno, è attenzione che giorno dopo giorno noi mettiamo in campo a due livelli: uno per dare risultati di bellezza nella massima sicurezza, due per evolvere questa categoria, combattere ogni giorno contro la concorrenza sleale, l'abusivo, il lavoro in nero". 

Col nuovo dpcm, lamenta la donna, lo Stato "ha reso la vita di noi imprenditori ancora più difficile, in quanto ci permettono di tenere aperte le nostre attività, mantenendo tutti i costi quotidiani, impedendo però alle nostre clienti di raggiungerci se residenti in un altro Comune. La mia è un'azienda che garantisce il posto di lavoro a 4 famiglie. Il nostro impegno è creare benessere nelle persone attraverso trattamenti specifici che promuovono la salute e la bellezza di pelle e capelli attraverso un metodo e una linea di prodotti che vanno oltre la bellezza puramente estetica. Per questo motivo le clienti che vi accedono provengono da diversi Comuni limitrofi: chi percorre pochi chilometri, chi invece molti di più perché nel loro Comune non esiste nulla di simile. Serve fare chiarezza sull'interpretazione della regolamentazione sulla possibilità̀ di spostarsi fuori dal Comune con regolare e corretta autocertificazione".

L'imprenditrice si è rivolta alla Cna per cercare un aiuto: "Mi rivolgo alle autorità della provincia di Ravenna - scrive alla Cna - prendendo come esempio il Prefetto di Brescia e di Cremona e il Presidente della Valle D’Aosta, i quali hanno dato la possibilità di circolare in un breve raggio per raggiungere il proprio parrucchiere. Con consapevolezza e responsabilità".

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