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Lugo, oltre 50 lavoratori del sociale a rischio nel lughese e faentino

“Nei giorni scorsi - continuano i rappresentanti parlando di quanto avviene nella Bassa Romagna - abbiamo incontrato in diverse assemblee i 226 lavoratori impegnati nei servizi alla persona delle residenze per anziani coinvolte"

«La riorganizzazione gestionale che dal 2010 sta interessando le strutture residenziali per anziani del lughese e del faentino, alcune delle quali passeranno di fatto sotto la gestione diretta delle Asp, non porterà ad un aumento dei posti di lavoro, come il recente bando pubblico potrebbe far pensare, ma alla perdita di posti già occupati dai soci delle cooperative che attualmente gestiscono i servizi con qualità ed efficienza». Con queste parole i rappresentanti delle cooperative sociali coinvolte nella riorganizzazione (Sol.co, In Cammino, Il Cerchio e Ancora) intendono far luce su una situazione che a tutt’oggi non sembra essere chiara e che potrebbe procurare solo inutili ansie alle famiglie degli ospiti presenti nelle strutture in questione.

“Nei giorni scorsi - continuano i rappresentanti parlando di quanto avviene nella Bassa Romagna - abbiamo incontrato in diverse assemblee i 226 lavoratori impegnati nei servizi alla persona delle residenze per anziani coinvolte (Sassoli e San Domenico di Lugo, Fratelli Bedeschi di Bagnacavallo, Jus Pascendi di Conselice, Tarlazzi e Zarabbini di Cotignola, Giovanardi e Vecchi di Fusignano, Boari di Alfonsine e Geminiani di Massa Lombarda) cercando di spiegare loro al meglio la situazione. In seguito alla pubblicazione del bando delle Asp dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna e di quelle del distretto faentino per complessivi 54 posti di “Operatore addetto all’assistenza base” (oltre 1900 domande ricevute da tutta Italia), si rende infatti altamente possibile il pericolo che altrettanti nostri soci perdano la loro posizione lavorativa".

"Siamo sinceramente preoccupati perché è molto difficile che tutti i nostri lavoratori che attualmente operano nelle strutture che saranno gestite dalle Asp abbiano particolari speranze di vincere un bando così altamente partecipato - proseguono -. A nostro avviso la riorganizzazione avrebbe dovuto impegnare esattamente tutti gli operatori da sempre coinvolti nelle strutture; così facendo, tra l’altro, non si sarebbe generato alcun tipo di impatto sulla qualità dei servizi e quindi sugli utenti che ne usufruiscono. Una scelta che va in controtendenza con la necessità di contenere la spesa pubblica: in effetti una gestione di Asp così importante peserà sulle tasche dei contribuenti otre 800mila euro in più ogni anno rispetto alla gestione cooperativa». «Siamo comunque certi di poter dire che la nostra organizzazione, che rappresenta oltre l’80% degli operatori attualmente impiegati nei servizi che ci sono stati affidati, garantirà la continuità assistenziale che i nostri ospiti e le loro famiglie desiderano – concludono i rappresentanti -, aumentandone con qualità e innovazione il gradimento, per altro già alto».

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