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Manifatturiero in lenta ripresa dopo la stangata del Covid

La riapertura ha consentito, nel terzo trimestre, al settore manifatturiero provinciale una minore discesa dei principali indicatori, pur rimanendo in area negativa

La Camera di commercio di Ravenna ha pubblicato sul sito camerale i dati relativi all'indagine congiunturale sull'industria manifatturiera per il terzo trimestre 2020. L’indagine congiunturale è condotta trimestralmente su un campione statistico rappresentativo dell'universo delle imprese provinciali fino a 500 addetti dell'industria in senso stretto e delle costruzioni.

Indicatori tendenziali

Il terzo trimestre 2020, quello estivo e caratterizzato dalla ripresa di quasi tutte le attività, comprese quelle stagionali, fa registrare un'attenuazione della contrazione tendenziale: come previsto la riapertura ha consentito, nel terzo trimestre, al settore manifatturiero provinciale una minore discesa dei principali indicatori, pur rimanendo in area negativa. I risultati della rilevazione sulla congiuntura dell’industria manifatturiera, condotta dal sistema delle Camere di commercio dell’Emilia-Romagna, mettono infatti in evidenza che nel trimestre in esame tutti i principali indicatori dell’industria in senso stretto della provincia di Ravenna hanno evidenziato segno meno, rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente; in relazione alla dinamica tendenziale, l’andamento complessivo dell’attività manifatturiera evidenzia un trend negativo che è moderatamente inferiore per intensità a quanto rilevato nel precedente trimestre, che corrispondeva per il periodo di rilevazione (aprile-giugno), integralmente alla prima ondata Covid.

Nel dettaglio dell’analisi tendenziale del sistema manifatturiero, tra luglio e settembre, il volume della produzione industriale provinciale mostra un calo che si è fermato a -4,1%, in termini di variazione percentuale, dopo la flessione di quasi l’8% registrata nel secondo trimestre dell’anno. A livello regionale, la produzione del manifatturiero ha fatto registrare una flessione relativamente più pesante, pari a -6,7%; all’interno della regione Emilia-Romagna, tutti gli andamenti provinciali della produzione manifatturiera hanno evidenziato segni negativi, anche se con diverse intensità; Ravenna mostra una flessione tra le più contenute. In provincia di Ravenna, alla dinamica negativa della produzione, si è accompagnata quella del totale degli ordini, che ha fatto registrare una contrazione pari a -4,2%, comprimendo il portafoglio-ordini; andamento negativo anche per le commesse provenienti dal mercato estero, con una flessione pari a -3,1%, più contenuta di quella del fatturato estero. Numeri però che sottolineano come la presenza sui mercati esteri abbia aiutato a contenere le perdite. Il terzo trimestre del 2020 fa segnare anche il calo del fatturato; il valore complessivo delle vendite si è ridotto del -4%, rispetto allo stesso periodo del 2019, in linea con la perdita riscontrata per la produzione. Per questa variabile, il rallentamento tendenziale si associa anche per la componente estera, che ha fatto registrare un valore negativo identico (-4%). Anche il grado di utilizzo degli impianti registra gli effetti del lockdown: scende al 71%, un dato nettamente inferiore rispetto al 75,2% riferito allo stesso trimestre dell’anno precedente. A fine settembre, il periodo di produzione assicurata è risultato pari a 10,9 settimane, in leggero aumento rispetto al dato di un anno prima. Dati ancora di segno negativo, seppur di minor intensità, a indicare che nel periodo luglio-settembre l'industria ravennate aveva avviato un percorso positivo che, progressivamente, l'avrebbe probabilmente portata a superare la situazione degli effetti Covid. Tuttavia, il rapido diffondersi della seconda ondata e le misure di contenimento hanno rallentato lo slancio.

Pertanto, continua l'incertezza sui tempi di recupero dei livelli produttivi e la preoccupazione sulla tenuta di alcuni settori. A causa dell’eccezionalità dei contesti socio-economici, le imprese del campione ravennate dell’industria in senso stretto sono state intervistate anche in relazione all’impatto prodotto dalla pandemia sulle principali grandezze analizzate, da febbraio in poi. Per 1 impresa su 2, l’impatto del Covid-19 ha comportato una diminuzione del fatturato globale; il 23% ha riscontrato diminuzioni fino al 20% e per il 26% delle imprese del campione le vendite complessive sono molto diminuite (oltre il 20%). Il 27% delle imprese intervistate ha riscontrato un aumento ed il 24% non ha riscontrato effetti, avendo riscosso un fatturato immutato. Situazione migliore per le imprese esportatrici: solo per il 36% delle imprese, l’impatto del Covid ha comportato diminuzione nelle vendite all’estero e per il 49% la situazione è risultato inalterata. Sul fronte occupazionale, se nell’ultimo trimestre il 31% delle imprese non ha apportato modifiche all’assetto dell’organico, il 38% ha fatto ricorso alla cassa integrazione o ad altre forme di sostegno; la maggioranza (50%) fino al 25% del totale delle ore lavorate ed il 39% è arrivata a coprire fino alla metà del monte ore di lavoro. Solo il 5% ha ridotto l’organico nell’ultimo trimestre e la maggior parte ha cercato di rimanere entro il 25% di diminuzione. Il 16% ha fatto ricorso allo smart working, soprattutto con una applicazione che non ha superato un quarto dell’organico.

Andamento rispetto al trimestre precedente

Per quanto riguarda l’andamento nel breve periodo, nel terzo trimestre dell’anno in corso, i principali indicatori congiunturali della provincia di Ravenna, espressi in forma di giudizio, sono positivi e segnalano il prevalere di imprese interessate da variazioni al rialzo, rispetto al trimestre precedente. La tendenza congiunturale negativa che risultava molto accentuata nella prima parte dell’anno, in cui il trimestre aprile-giugno era stato maggiormente interessato dagli effetti della pandemia, nel trimestre in esame non si manifesta: sono infatti migliorati i saldi tra le quote delle imprese che hanno rilevato un aumento e quelle che hanno riferito una riduzione delle variabili analizzate, passando a valori positivi. Solo con i dati dei prossimi trimestri sarà possibile stabilire con maggior precisione quanta parte di stagionalità occorre attribuire al risultato di questo trimestre estivo.

Previsioni per il trimestre successivo

Le previsioni su come si concluderà il 2020, risentono già, almeno parzialmente, del clima mutato dal ritorno della pandemia. Tenendo conto che l’indagine è stata realizzata quando ancora gli effetti degli ultimi dpcm del Governo, delle ulteriori restrizioni regionali e dei contraccolpi del secondo lockdown non erano ancora innescati, il clima di fiducia, con il progressivo superamento delle limitazioni realizzato nel trimestre estivo, risulta parzialmente positivo; le prospettive dei nostri imprenditori dell’industria manifatturiera sono più ottimiste ed esprimono l’aspettativa di tendenze in lieve miglioramento nei prossimi mesi ma solo per quanto riguarda produzione e fatturato; per gli ordini, i comportamenti prudenziali nei consumi e le ristrettezze dal lato della domanda, sia nazionale che estera, non riescono a risollevare le prospettive per il prossimo trimestre.

Per quanto riguarda gli ordini, le imprese confidano più nella ripresa del mercato estero, visto la vocazione all’export del nostro territorio, mentre guardano ancora con pessimismo la domanda interna. Per ognuno degli indicatori comunque la maggior parte delle imprese ritiene che le condizioni rimarranno invariate e non si aspetta modifiche significative e quindi i livelli di produzione, fatturato ed ordinativi rimarranno stabili, rispetto al trimestre in esame, secondo le previsioni di gran parte del campione, in attesa delle evoluzioni riguardanti gli scenari economici per gli effetti impattanti dell’emergenza sanitaria. Gli strascichi si trascineranno a lungo, senza contare che il nuovo rischio di esplosione della epidemia, atteso per l’autunno, è ora invece una certezza.

Imprese attive

Dall’analisi del Registro delle Imprese, emerge che le ditte industriali attive della nostra provincia, cioè l’effettiva base imprenditoriale del settore, a fine settembre 2020 sono risultate 2.770, con una diminuzione corrispondente a 37 unità in meno rispetto alla stessa data dell’anno precedente, pari a -1,3% in termini percentuali. In provincia di Ravenna continua la flessione nel numero delle imprese attive, sia in totale (-1,3%) che nel settore industriale (-1,3%) e come si evince dai valori relativi, il comparto dell’industria subisce la medesima contrazione del complesso del sistema imprenditoriale locale. Diversamente da ciò che accade per il totale delle imprese provinciali, per l’industria la velocità della riduzione è diminuita, rispetto al -1,8% del terzo trimestre 2019. Le imprese attive industriali del manifatturiero in regione subiscono una flessione pari a -1,2%; analoga riduzione in ambito nazionale  -1,1%).

A livello settoriale, la tendenza alla diminuzione prevale in provincia di Ravenna; in crescita solo il settore della installazione e manutenzione, che continua a far registrare una variazione positiva, guadagnando 10 unità in più, pari a +3,7% in termini relativi. Per quanto riguarda la forma giuridica, il calo del numero di imprese interessa quasi tutte le forme giuridiche, anche le società di capitale che sembrano aver interrotto il trend di crescita in atto da svariato tempo; stabile la variegata classe delle cosiddette “altre forme giuridiche”.

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