Tutti in piazza per l'offshore, cresce la preoccupazione: "Il blocco potrebbe durare anche più di 18 mesi"

Conto alla rovescia per la manifestazione nazionale “Per l’energia italiana – accendiamo il buon senso” in programma sabato 16 marzo alle 11 in piazza del Popolo a Ravenna

Tutti uniti per fermare il blocco alle trivellazioni. Conto alla rovescia per la manifestazione nazionale “Per l’energia italiana – accendiamo il buon senso” in programma sabato 16 marzo alle 11 in piazza del Popolo a Ravenna, dove solo attese delegazioni di imprese e lavoratori da Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo e Basilicata.

L’iniziativa, a cui aderiscono 11 organizzazioni imprenditoriali e sindacali con il patrocinio del Comune e della Provincia di Ravenna, nasce per difendere i lavoratori e le imprese del settore energetico penalizzate dal provvedimento 'blocca trivelle', l'emendamento al decreto legge "Semplificazioni" che riguarda il settore upstream e prevede l'aumento di 25 volte i canoni annuali di coltivazione e stoccaggio degli idrocarburi per tutte le compagnie petrolifere e uno stop di 18 mesi alle ricerche in mare di idrocarburi. In piazza con lavoratori, sindacati e associazioni di categoria ci sarà anche il sindaco Michele de Pascale, schierato contro l'emendamento, ma anche imprese da tutte le Regioni d'Italia interessate dal provvedimento, per sostenere la transizione energetica, le fonti rinnovabili e l’estrazione del gas naturale italiano, e per convincere il Governo a cambiare rotta in merito al blocco delle attività estrattive.

“I due grandi obiettivi – spiega il sindaco e presidente della Provincia di Ravenna Michele de Pascale - dei prossimi anni saranno ottenere energia con il minor impatto possibile sull’ambiente e a un costo il più basso possibile. Il combinato disposto di questi due obiettivi ci porta a dover investire con forza sul mix di energie rinnovabili e gas naturale, la fonte fossile più pulita che esista, abbandonando progressivamente tutte le fonti maggiormente inquinanti. Ravenna, dove è concentrato il 13% delle imprese e il 29% dell’occupazione regionale del settore, può rappresentare un riferimento per esperienza, ricerca e know-how, operando sempre in condizioni di massima sicurezza e grande sostenibilità. L’Italia purtroppo è passata oggi da non avere una strategia energetica ad averne una sbagliata. Il nostro Paese ha abbandonato i criteri scientifici affidandosi alla demagogia e questo rischia di creare un danno enorme al comparto, di mettere in crisi migliaia di lavoratori e famiglie, di respingere possibili investimenti, ma soprattutto di pregiudicare lo sviluppo energetico italiano. Parliamo infatti di un settore, quello dell'oil&gas, che viveva già delle difficoltà; e proprio nel momento in cui Eni decide di investire due milioni di euro si blocca tutto. Questo provvedimento, totalmente demagogico, sembra andare nella direzione dell'abbandono delle fonti fossili per redarre un fantomatico piano inesistente, mentre in realtà serve solo a colpire l'industria energetica italiana e ad aumentare le importazioni dall'estero, senza investire sulle rinnovabili, con la conseguenza che i lavoratori di questo settore se vorranno continuare a lavorare saranno costretti a farlo trasferendosi chissà dove nel mondo. Il Governo bloccando le attività estrattive ci costringe di fatto ad aumentare le importazioni di gas naturale dai paesi stranieri".

Quali richieste dunque? "Con questa manifestazione chiediamo con forza a Governo e Parlamento di rivedere la propria posizione in merito al blocco delle attività estrattive e di mettere mano a tutta la normativa che le riguarda, collegando le autorizzazioni esclusivamente ad elementi di valutazione di carattere scientifico e ambientale - spiega il primo cittadino - Provocatoriamente: questo blocco dice che si hanno fino a 18 mesi per redarre il nuovo piano energetico: quindi possono anche servirne solo due. La cosa più semplice sarebbe proprio redarre il piano in breve tempo. Spero che tanti ravennati non solo del settore, ma anche preoccupati per le bollette che dovranno pagare o per le prospettive di lavoro dei propri figli, prendano parte alla manifestazione. Non si spiega come questo emendamento sia sopravvissuto alla "tagliola" che ne ha tagliati una settantina dal "Dl Semplificazioni". Diversi soggetti stanno valutando la possibilità di un ricorso alla Corte costituzionale, c'è già giurisprudenza costituzionale che dice che ciò che è stato fatto in Senato è illegittimo; il problema è che i tempi del ricorso sono di gran lunga superiori ai 18 mesi, ma c'è da dire che non è dato di sapere se i mesi saranno effettivamente solo 18 o di più, visto che esiste il 'Milleproroghe'... e questa è la preoccupazione più grande".

"In un paese fermo, dove tutti gli indicatori economici virano in negativo, il tema delle infrastrutture, anche energetiche, è centrale per rilanciare crescita e occupazione - dichiara Stefan Pan, vicepresidente per le Politiche di Coesione Territoriale di Confindustria - In uno spirito costruttivo, speriamo che la ripresa del confronto con il Governo possa ora concentrarsi sulle misure della crescita, per contrastare questo inspiegabile sentimento anti-impresa e anti-sviluppo. La nostra presenza in piazza è un'occasione per manifestare la forte preoccupazione che può generare lo stop alle trivelle, contenuto nel provvedimento Semplificazioni, mettendo a rischio decine di migliaia di posti di lavoro e un'intera filiera di imprese di eccellenza: quella dell'Oil&Gas".

“Tira un’aria nuova nel Paese: dalla grande manifestazione sindacale unitaria di inizio febbraio alle iniziative delle donne per l’8 marzo, dalla società civile mobilitata sulla Tav alla piazza di Ravenna di sabato prossimo. Persone che non portano in piazza le loro paure, ma si mobilitano per pretendere il rispetto dei diritti, per avanzare proposte per la ripresa economica e produttiva, occupazionale e sociale, di sviluppo della nostra Italia – spiega Pierpaolo Bombardieri, segretario generale aggiunto Uil - Questa voglia di partecipazione e il protagonismo delle forze sindacali e sociali qualcosa sta smuovendo: dopo l’incontro di ieri con il Ministro del Lavoro e la riunione fra Sindacati e Confindustria qualcosa sembra muoversi: riparte il confronto, sperando che sia nel merito e non fondato su proclami di stampo elettoralistico. Sulla transizione energetica il nostro sindacato ha idee chiare: nessuna contrapposizione fra gas naturale ed energie rinnovabili, puntare su tecnologie nuove come idrogeno, una nuova politica di economia circolare, integrazione delle reti, più ricerca e innovazione, più investimenti pubblici e privati. No alla chiusura degli offshore, che ci fa perdere posti di lavoro, leadership tecnologica e credibilità internazionale”.

Nel frattempo il comitato 'Per l'energia nazionale' ha invitato i Senatori del Movimento 5 stelle a seguire l’esempio dei membri del loro Governo - Giorgetti, Crippa, Castelli e Vannia Gava che parteciperanno all’Omc di Ravenna: "La presenza massiccia del Governo all’evento più importante del mondo dell' upstream è un segnale molto importante sul fatto che si stia riflettendo sulla effettiva bontà della scelta di uno stop totalmente irrazionale, adottato senza alcuna forma di dialogo con la società civile, l’industria, le istituzioni locali e il mondo del lavoro. Siamo certi che partecipando all’evento che Energia Nazionale ha organizzato per la giornata conclusiva dell’Omc, venerdì 29 marzo dalle 11.30, che vedrà la partecipazione del Sottosegretario all'Ambiente Vannia Gava, i Parlamentari 5 Stelle potranno rendersi conto che l’upstream italiano non solo non è morto, ma è un partner fondamentale della transizione energetica".

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