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Sabato, 25 Maggio 2024
Economia

Sempre più saracinesche abbassate: in quattro mesi ha chiuso oltre un’azienda al giorno

La desertificazione colpisce il territorio con una diffusione a macchia di leopardo, ma è generalmente più evidente nei piccoli centri e nelle zone periferiche delle città

I consumi interni ripartono, seppure molto lentamente, ma la crisi del commercio non si arresta. E le attività commerciali e dei pubblici esercizi nei centri urbani e nei paesi pur non come nel 2014, così come aumentano nonostante qualche ripresa di interesse, i locali commerciali sfitti per mancanza di un’impresa che vi operi all’interno. Sono migliaia e migliaia di metri quadri di locali vuoti, di saracinesche abbassate, a fronte invece delle diverse migliaia di metri quadri che sono in fase di realizzazione o in itinere per nuove grandi strutture commerciali a partire da quelle in atto a Ravenna per circa 40.000 metri quadrati.

E' quanto emerge dall'analisi di Confesercenti: "L’alto numero di locali commerciali senza locatario è dovuto principalmente alle perduranti difficoltà del settore. Anche nel secondo quadrimestre del 2015 abbiamo in provincia il segno meno con -61 come saldo tra aziende del commercio e dei pubblici servizi che hanno cessato e aperto, come evidenziano i dati che riportiamo. Del resto basta guardarsi intorno o fare un giro del territorio per verificare le chiusure come gli spazi e le vetrine spente. La desertificazione colpisce il territorio con una diffusione a macchia di leopardo, ma è generalmente più evidente nei piccoli centri e nelle zone periferiche delle città, dove ormai si trovano serrande calate anche nei centri commerciali".

“La crisi economica, il peso della pressione fiscale, le liberalizzazioni e gli affitti che, soprattutto nelle aree di pregio commerciale, sono elevati, stanno svuotando le città e i paesi di negozi - dichiara il presidente provinciale di Confesercenti Roberto Manzoni -. I segnali della resa delle botteghe sono ben visibili nelle centinaia di saracinesche abbassate che si affacciano su strade e piazze ma che ora sono più deserte e anche meno sicure”. Il commercio ha bisogno di risposte concrete, a partire dalla prossima finanziaria.  Esempio: per agevolare la presenza e anche il ripopolamento di botteghe, Confesercenti propone l’inserimento nella prossima legge di stabilità di un meccanismo “combinato” per riportare i negozi nel territorio: una norma che permetta di introdurre canoni concordati e cedolare secca anche per gli affitti di locali commerciali. Un sistema già previsto per le locazioni abitative e che potrebbe essere declinato anche per il commercio attraverso un accordo tra proprietari immobiliari, rappresentanti delle imprese commerciali e amministrazioni territoriali competenti".

"Proponiamo ai parlamentari locali di sostenere e presentare questa istanza concreta - aggiunge -. In questo modo si favorirebbe, in un momento di ripartenza dell’economia, la ripresa del mercato immobiliare, dando allo stesso tempo nuovo impulso alla rinascita del commercio urbano e delle botteghe. Si creerebbe anche valore per tutti i soggetti interessati: il proprietario dell’immobile godrebbe di un indubbio beneficio fiscale, le attività commerciali corrisponderebbero un canone ridotto. Qualche proprietario ha dato qua e là qualche disponibilità a rivedere gli affitti o a non aumentarli. E per l’amministrazione comunale sarebbe un doppio investimento: sociale, con il ripopolamento delle aree oramai desertificate delle città, e anche fiscale. Secondo le elaborazioni dell’ufficio economico Confesercenti, con l’introduzione di un canone concordato e cedolare secca oltre a far rinascere, le vetrine chiuse per il fisco centrale e locale – tra gettito Irpef, Tari e Irap pagate dalle imprese – sarebbe un introito aggiuntivo di 1,5 miliardi di euro”. E’ un tema su cui è importante aprire in ogni realtà dei tavoli di confronti tra i soggetti interessati proprietari, Associazioni, Amministrazioni Comunali, locatari) come nuove iniziative di recupero e di valorizzazione dei locali sfitti come quella realizzata a Faenza su iniziativa della Confesercenti (Temporary Windows)".
 

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