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Giovedì, 11 Agosto 2022
Economia

Metalmeccanica, il segretario Fim Cisl Tagliaferri: "Già persi 1300 addetti"

«Segno che in provincia anche le grosse aziende stanno ricorrendo a questo tipo di ammortizzatore sociale (che di norma non dovrebbero utilizzare), proprio perché hanno esaurito tutti gli altri", spiega il segretario Fim Cisl Romagna Davide Tagliaferri

Ammortizzatori sociali «in apnea» in provincia di Ravenna. Il ricorso massiccio a ore di cassa integrazione in deroga, spesso l’ultima possibilità per molte aziende che hanno già esaurito quelle ordinaria e straordinaria, potrebbe arrestare la sua corsa entro il 2014. Nel 2013 sono state quasi 867mila (fonte Inps) le ore di cassa in deroga concesse complessivamente alle imprese che operano nel settore metalmeccanico, più che raddoppiate (+69%) negli ultimi 8 anni, mentre le ore di cassa ordinaria (381.261) e straordinaria (188.888) hanno raggiunto il picco nel 2009.

«Segno che in provincia anche le grosse aziende stanno ricorrendo a questo tipo di ammortizzatore sociale (che di norma non dovrebbero utilizzare), proprio perché hanno esaurito tutti gli altri – spiega il segretario Fim Cisl Romagna Davide Tagliaferri -. Il problema è che ufficialmente le coperture sono garantite fino al 31 marzo, e ufficiosamente fino a giugno. Poi, occorrerà passare all’Aspi che di fatto interrompe il rapporto tra l’azienda e il lavoratori. Se gli ammortizzatori in deroga terminano effettivamente a giugno, per molte aziende non saranno passati i canonici 2 anni che permettono di accedere di nuovo all’ordinaria e alla straordinaria. Ed è possibile che pianifichino una serie di licenziamenti». Nel 2013 in totale sono state autorizzate quasi 1 milione e mezzo di ore di ammortizzatori.  

Di questa situazione, comune a molte altre province in regione nel settore metalmeccanico, si parlerà l’8 aprile a Reggio Emilia all’assemblea nazionale dei delegati Fim Cisl, alla quale parteciperà anche il segretario generale confederale Raffaele Bonanni. Da Ravenna partiranno circa 30 delegati. La crisi ha colpito duramente il settore metalmeccanico in provincia, ma senza «fare rumore». Dal 2008 ad oggi sono sparite quasi 200 imprese (il 12% del totale), molte senza dipendenti. Ma il settore in generale ha perso il 1.300 addetti, il 12%. «Non ci sono state chiusure di massa indiscriminate – prosegue Tagliaferri -. Il caso più evidente in provincia è stato quello dell’Hs Penta che ha lasciato a casa, dopo un percorso di ristrutturazione di due anni, 49 dipendenti, per il resto si è trattato di chiusure di rami d’azienda, magari diluite nel tempo, proprio quando tutti gli ammortizzatori sociali erano terminati». Uno stillicidio di licenziamenti che ha portato il solo settore della fabbricazione di prodotto per l’industria generici (il più colpito) a perdere quasi mille addetti in 5 anni.

«E sono in molti i dirigenti che, in questo 2014 di ripresa della produzione, stanno ragionando sulla possibilità di alleggerire la struttura, e quindi fare a meno di qualche dipendente, per ripartire con più slancio verso il mercato estero. Ci sarà da lavorare molto». Di qui l’appello alle istituzione del segretario Fim Cisl: «Occorre far interagire meglio il centro per l’impiego con i soggetti che si usufruiscono degli ammortizzatori sociali. I centri devono essere in grado di fare un’analisi attendibile del mercato per capire quali figure serviranno di più nel prossimo futuro, di conseguenza proporre corsi di formazione dedicati e poi favorire il match delle competenze».

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