Metalmeccanici in sciopero: presidio davanti alla Marcegaglia

Giovedì 5 novembre Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil hanno proclamato uno sciopero nazionale di 4 ore nell'ambito del rinnovo del contratto di Federmeccanica

Oltre a quello alla centrale Enel di Porto Corsini, giovedì 5 novembre Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil hanno proclamato uno sciopero nazionale di 4 ore nell'ambito del rinnovo del contratto di Federmeccanica. "Dopo 12 mesi di trattativa, Federmeccanica rimane ferma sulle proprie posizioni, non concedendo nessuna vera apertura - spiegano i sindacalisti - Sono diverse le richieste dei metalmeccanici, a partire da un aumento del salario rimasto sostanzialmente fermo negli ultimi 3 anni. I sindacati chiedono un aumento di 150 euro lordi al quinto livello, che permetterebbe di recuperare in parte, la perdita del potere di acquisto accumulata nella scorsa vigenza contrattuale. Le motivazioni dello sciopero riguardano anche i temi della precarietà, della formazione e dello smart working. Le rivendicazioni sindacali sono state completamente rifiutate dagli industriali. L’indisponibilità della controparte ha portato prima a scioperi spontanei e poi a un pacchetto di scioperi".

Nella provincia di Ravenna, a livello unitario, sono proclamati scioperi di 8 ore dai delegati di fabbrica delle aziende: Marcegaglia Carbon Steel Spa, Marcegaglia Ravenna Spa, Rosetti spa, Giuliani, Mariport, Icme, Senzani Brevetti, Cisa, Come, Fonderia Morini, Diamut, Aqseptence, Curti, Sigma 4, Kverneland, Stafer, Iemca, Ori, Twinergy, Horsa. E giovedì, dalle 9,30 alle 11,30, si terrà di fronte alla Marcegaglia di Ravenna un presidio in presenza, mantenendo tutte le garanzie di distanziamento sociale. “La pandemia non aiuta a portare avanti una vertenza di questo genere - dichiara Ivan Missiroli, segretario della Fiom Cgil di Ravenna - ma è tempo di dare un segnale a Federmeccanica che ha deciso di mantenere costi bassi e lavoratori poveri. Questa pandemia rischia di essere sfruttata dagli industriali a discapito della capacità di spesa e dei diritti dei lavoratori e questo non è accettabile”. 

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