Piano d'investimenti Eni, "grande segnale per il futuro"

Cgil, Cisl e Uil: "Il quadro che ne è emerso rappresenta finalmente un contesto di grande capacità operativa e affidabilità sul quale Eni sembra abbia scelto di puntare senza più tentennamenti"

Lunedì e martedì si sono svolte le presentazioni sugli investimenti e sulle prospettive dei siti Eni Upstream (processi operativi da cui ha origine l'attività di produzione di gas naturale, olio combustibile e petrolio) e Eni Versalis all'interno dei distretti energetico e chimico della città. "Il quadro che ne è emerso rappresenta finalmente un contesto di grande capacità operativa e affidabilità, qual è quello ravennate, sul quale Eni sembra abbia scelto di puntare senza più tentennamenti - commentano Cgil, Cisl e Uil - Per il comparto energetico i due miliardi stanziati, garanzia per il mantenimento di produzioni e personale, sembrano essere solo la base da cui partire per un quadriennio che ha come target il raddoppio delle produzioni e di conseguenza un investimento che potrebbe arrivare ai cinque miliardi di euro. Per la chimica le tempistiche degli investimenti non sono state ancora dichiarate nitidamente, ma sembra comunque decisa la costruzione di un impianto per la produzione di gomme funzionalizzate con un valore stimato attorno ai 130 milioni di euro e molte sembrano essere le idee di sviluppo e innovazione concretizzabili nel sito di Via Baiona. Aldilà dei particolari, ancorché importanti, nel merito degli investimenti, è fondamentale il valore della svolta radicale sui piani industriali della più importante multinazionale italiana rispetto a quanto sembrava già deciso fino a poco tempo fa: un declino inevitabile per il distretto di Marina di Ravenna e addirittura la vendita a terzi di Versalis".

"Possiamo certamente affermare - continuano i sindacati - che a cambiare il corso della storia sia stata la straordinaria compattezza trovata e mantenuta, a partire dal sindaco di Ravenna, tra le istituzioni locali e regionali, i sindacati, le aziende locali e l'opinione pubblica. Per una volta l'impegno profuso, a partire da lungimiranti tavoli oltre tre anni fa, per cercare di contrastare una crisi del settore petrolchimico che ancora non si era esplicitata con i toni drammatici degli anni successivi, sembra possa aver dato i suoi frutti. Se gli investimenti annunciati si concretizzeranno nei tempi previsti, a beneficiarne non sarà solo il comparto specifico, ma tutto il territorio potrà subire un effetto indotto e di trascinamento quanto mai necessario per cercare di risalire quel gradino economico e occupazionale che la crisi ci ha fatto scendere da anni. Anche nelle modalità illustrate si colgono segnali di grande speranza per il futuro: la coniugazione delle energie tradizionali con quelle rinnovabili, l'adozione di criteri multipurpose sugli impianti in mare e anche gli stessi piani di decommissioning pongono le basi necessarie per un rilancio positivo nei settori più strettamente relazionati all'ambiente, dal turismo all'itticoltura, oltreché lanciare una vera sfida alle attività portuali e di cantieristica per la dismissione di giganti da 3000 tonnellate di acciaio".

"In attesa del prossimo incontro di verifica dell'andamento delle iniziative, previsto per la prima decade di dicembre, Cgil, Cisl e Uil raccomandano la massima attenzione alla salvaguardia del patrimonio umano e professionale ravennate, tuttora oggetto di una condizione di crisi dovuto al disgregamento del cluster di aziende che, non avendo lavoro, hanno chiuso o delocalizzato. Sarà necessario tutelare la ricchezza delle competenze nelle sue componenti umane e strumentali, anche per assicurare quel livello di qualità e sicurezza che ha consentito nei decenni la cementazione della fiducia dei ravennati verso le attività chimiche e off shore, mettendole al riparo dalla concorrenza di aziende che puntano senza scrupoli alla sola componente economica, spesso ribaltandola sulle condizioni dei propri lavoratori".

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