Economia

Porto, il "progettone" può attendere. Fondali non oltre i 12,5 metri: "Soluzione soddisfacente"

Daniele Rossi, neopresidente dell'Autorità di Sistema portuale dell'Adriatico Centro-Settentrionale, è intervenuto a Mareterra.

Prima uscita pubblica per Daniele Rossi, nuovo presidente di quella che era l’Autorità portuale di Ravenna e che, in seguito al decreto per la riorganizzazione dei porti, è diventata Autorità di Sistema portuale dell’Adriatico Centro-Settentrionale.
Rossi era l’ospite più atteso del convegno Mareterra, tradizionale appuntamento di fine anno in cui Legacoop Romagna fa il punto sull’andamento dello scalo ravennate e sulle sfide future.

Un appuntamento quest’anno particolarmente atteso, che arriva dopo il periodo di commissariamento, dopo le polemiche e dopo il fermo di uno dei vecchi dirigenti dell’Autorità. Tutti gli occhi erano dunque puntati su Daniele Rossi, che ha ridimensionato le aspettative relative al “progettone”. “Un nome – ha commentato scherzando – che mi ero imposto di non usare, se non altro per scaramanzia. Ma così ci capiamo tutti. È il cuore del problema e credo meriti una riflessione approfondita”.

Riflessione che ha portato a una conclusione: così come era stato pensato, il ‘progettone’ non è realizzabile. L’escavo dei fondali a 13,5 metri in area portuale e a 14,5 metri nel canale di accesso porterebbe a produrre 4 milioni di metri cubi di materiali da stoccare a terra più 2 milioni a mare. “Le aree che oggi abbiamo a disposizione consentono lo stoccaggio a terra di 2 milioni di metri cubi. Questo significa che ci possiamo permettere un escavo fino a 12 massimo 12,5 metri in tutta l’area portuale. Una profondità che, tuttavia, potrebbe essere soddisfacente non solo nell’immediato, ma anche nel medio periodo”. Sulla questione delle casse di colmata, il sindaco Michele de Pascale, intervenuto subito prima, era stato chiaro: “Non possiamo dedicare a questa funzione aree preziose per lo sviluppo del porto”.

Le risorse, come già aveva dichiarato il sindaco, ci sono e si parla di circa 200 milioni di euro. “I fondali, comunque, sono una condizione necessaria ma non sufficiente per il futuro – ha concluso Rossi -. I lavori sulla Classicana devono essere il primo tassello di un piano di riqualificazione della viabilità ravennate che consenta di non vanificare gli investimenti sul nostro porto. La sfida è quella della velocità: le navi devono poter arrivare, scaricare e ripartire in tempi brevi”.

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