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Prezzi 'pazzi' per le cipolle, Coldiretti: "Rincari ingiustificati"

"Una doppia beffa: quella per il consumatore finale, che spesso paga eccessivamente il prodotto, e quella per il coltivatore al quale quasi sempre, purtroppo, finiscono in tasca pochi centesimi"

"Cipolle, rincari ingiustificati sui banchi dei supermercati con una doppia beffa: quella per il consumatore finale, che spesso paga eccessivamente il prodotto, e quella per il coltivatore al quale quasi sempre, purtroppo, finiscono in tasca pochi centesimi, insufficienti persino a coprire i costi di produzione". A denunciare la stortura che inquina un mercato degli ortaggi già provato dagli effetti della pandemia globale è Coldiretti Ravenna.

Secondo la principale organizzazione degli agricoltori, “i prezzi esposti nelle ultime settimane sui banchi di molte insegne della Gdo, con la cipolla dorata comune italiana venduta sfusa a 1,45-1,40 euro/kg e confezionata a 1,31 al kg, provocano un cortocircuito economico lungo il tragitto di filiera, con rialzi ingiustificati dal campo alla tavola che penalizzano in primis i produttori, ai quali sono riconosciuti non più di 15-20 centesimi per un chilogrammo di cipolle, ma anche il consumatore finale che comprando direttamente dal coltivatore potrebbe risparmiare”.

Secondo Coldiretti “servono accordi di filiera che includano anche la grande distribuzione perché con queste remunerazioni e questi margini le imprese produttrici non possono sopravvivere dato che finiscono con l’andare persino in perdita. C’è bisogno, dunque, di un deciso cambio di rotta e di un duro intervento sulle politiche di mercato poiché da quanto si riscontra nei punti di vendita diretta e nei mercati contadini gestiti direttamente dai produttori, ad esempio il Mercato Campagna Amica a Ravenna. Comprare a km zero, quindi direttamente dalle mani da chi produce – conclude Coldiretti – significa fare una spesa ad origine garantita, con l’agricoltore che ci mette la propria faccia, spendere anche qualcosina in meno e soprattutto sostenere concretamente la buona economia del territorio dato che l’intera remunerazione finisce nelle tasche del coltivatore che è anche colui che si assume tutti i rischi di produzione”. 

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