Ravenna polo di stoccaggio Co2, Ugl Chimici: “Progetto da sostenere, tutelando l'ambiente"

Il progetto è stato presentato nei giorni scorsi dall'amministratore delegato Claudio Descalzi

Eni è pronta a candidare Ravenna come nuovo hub - il più grande al mondo - di cattura e stoccaggio di anidride carbonica, un'idea che potrebbe concorrere anche al primo bando del Fondo per l'innovazione europeo. Il progetto è stato presentato nei giorni scorsi dall'amministratore delegato Claudio Descalzi: Eni utilizzerebbe i giacimenti esauriti al largo della costa ravennate per segregare la C02, contenuta nelle emissioni in atmosfera prodotte da suoi impianti attivi del settore dell’energia e della chimica presenti nell’area di Ravenna, e catturata a terra tramite specifiche strutture. In una fase successiva è previsto il contributo di altre aree industriali di Eni prossime a Ravenna come Ferrara e Mantova. Verrebbe coinvolta in tale progetto Enipower, che a Ravenna ha una centrale di produzione di energia elettrica, come gli impianti di Versalys.

"La nascita del Polo chimico, basato sul metano scoperto dall’Agip in mare e nel retroterra, ha determinato, ormai sessant'anni fa, grandi trasformazioni - esordisce Luca Michieletti, segretario del sindacato Ugl Chimici di Ravenna -: da territorio di pescatori e contadini, il nostro territorio ha acquisito un ruolo rilevante nella realtà industriale nazionale ed europea. Un modello produttivo, ancora vivo, che rappresenta un esempio considerevole ed un fattore fondamentale per l’economia cittadina, interagendo attivamente in un territorio caratterizzato dall’ arte, dalla cultura, dal turismo, dal commercio portuale e dall’agricoltura. Per mantenere vivo tale modello, anche in caso di proposte di nuove soluzioni industriali , a nostro parere è determinante perseverare con il connubio produttività/sviluppo e sicurezza ambientale/salute. Modalità tra l’altro ineludibile di un sistema di gestione, che può essere adottato volontariamente (con certificazioni Emas, Iso 14001/2014) o prescritto da specifiche norme (tipo direttiva Seveso)”.

"In questo contesto la centrale elettrica di Enipower, che ha già conosciuto un adeguamento tecnologico, permettendo una migliore efficienza produttiva e l’impiego del gas metano come combustibile, riducendo le emissioni dannose per l’effetto serra, può continuare a fornire il proprio contributo - prosegue -. Attraverso il progetto di fornitura di energia elettrica “decarbonizzata”, contrastando il cambiamento climatico e perseguendo la transizione energetica, attraverso la cattura della C02 contenuta nelle emissioni in atmosfera di dette centrali, e fra gli specifici interventi confinandola adeguatamente nei giacimenti di gas naturale esauriti in mare al largo di Ravenna. E’ un piano rilevante, previsto anche per Versalys, che va fattivamente sostenuto".

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“Altresì, riteniamo sia fondamentale in questa occasione dar vita ad un nuovo modello di relazioni industriali di secondo livello, con il coinvolgimento dell’impresa interessata, dei sindacati e delle istituzioni locali, avviando un percorso rispettoso dei diritti non negoziabili, utile alla creazione di un percorso virtuoso a medio e lungo termine, che coniughi la sostenibilità economico finanziaria, la produttività, con la sicurezza, la tutela ambientale e la salute, sia nel posto di lavoro che nel territorio. Un progetto che potrebbe essere utile a combattere la delocalizzazione e la disoccupazione, due piaghe che alimentano il debito pubblico e l’assistenzialismo. A nostro parere da scongiurare con la massima decisione", conclude il segretario del sindacato Ugl Chimici di Ravenna

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