Referendum trivelle, Confindustria: "A rischio il 75% della produzione di gas da piattaforme off-shore"

"A fronte di prese di posizione e di blitz contro l’attività estrattiva o ittica, non suffragati da fondamenti scientifici", Confindustria Ravenna "lascia parlare i numeri e i dati oggettivi

"Il tema dell’energia e dell’estrazione degli idrocarburi mal si adatti ad essere affrontato con uno strumento come il referendum, attraverso il quale l’ideologia non suffragata scientificamente confuti la realtà". Questa la presa di posizione Confindustria Ravenna in merito alla chiamata al voto di domenica prossima. "In caso di esito positivo del referendum, entro il 2021 chiuderanno la maggior parte dei siti produttivi, con una contrazione del 75% della produzione di gas da piattaforme off-shore - esordisce l'associazione degli industriali -. In queste produzioni il nostro territorio ha un ruolo primario: l’Emilia-Romagna contribuisce al fabbisogno italiano di idrocarburi per il 25% della quota totale di gas naturale a mare. In regione sono 976 le aziende strettamente appartenenti e quelle riconducibili al settore dell’off-shore iscritte ai registri della Camera di Commercio, per un totale di oltre novemila addetti". 

"A Ravenna - ricorda Confindustria - ha sede uno dei più importanti distretti energetici italiani, che occupa complessivamente 6700 lavoratori e oltre 50 imprese, le quali subirebbero danni probabilmente irreversibili in caso di vittoria del referendum. Non a caso ogni due anni Ravenna ospita anche l'Offshore Mediterranean Conference, il terzo evento mondiale del settore. E’ un tessuto di imprese di alto livello tecnologico, che investono continuamente sul miglioramento delle prestazioni ambientali, sulla salute e sicurezza dei lavoratori e sul contenimento degli sversamenti. Questo impegno ha contribuito al raggiungimento di un equilibrio virtuoso tra lavoro, ambiente, agricoltura, pesca, cultura e turismo, consentendo di conciliare le attività di estrazione con lo sviluppo degli altri settori e progredendo nella ricerca di metodi a minore impatto ambientale: equilibrio che rappresenta un modello di cui tutta la comunità dovrebbe andare orgoglioso e che è invece messo sotto attacco dal referendum".

"Continuiamo infatti ad assistere increduli e sgomenti ad attacchi alle attività dell’oil&gas in Italia e a Ravenna - proseguono da Confindustria -. E’ bene che l’opinione pubblica sia consapevole che siamo l’unico Paese in cui l’estrazione di idrocarburi è considerata delittuosa: in Norvegia, per far fronte alla crisi del settore, hanno aumentato le concessioni estrattive; in Gran Bretagna, per lo stesso motivo, hanno promosso incentivazioni per chi opera nell’oil&gas.  L’Italia importa circa il 90% degli idrocarburi necessari a soddisfare il proprio fabbisogno, sebbene sia seconda solo al blocco dei paesi nordici per riserve di gas e petrolio. Il blocco delle concessioni implicherebbe un’ulteriore contrazione della produzione nazionale a copertura del fabbisogno interno e, contestualmente, un aumento delle importazioni di oltre il 5%".

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"A fronte di prese di posizione e di blitz contro l’attività estrattiva o ittica, non suffragati da fondamenti scientifici", Confindustria Ravenna "lascia parlare i numeri e i dati oggettivi, nel rispetto dell’ambiente ma anche nella salvaguardia dei lavoratori e di un indotto che coinvolge migliaia di persone e imprenditori seri e rispettosi della legalità, che da decenni fanno di Ravenna il principale distretto italiano dell’estrazione dell’oil&gas e sono, per tecnologia, professionalità e innovazione, tra i principali competitor internazionali del settore".

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