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Energie rinnovabili, al via il Rem: Ravenna sarà ancora sede dell'Omc

Matteucci ha annunciato che in occasione del consiglio comunale di giovedì chiederà a Eni e Governo "investimenti per la chimica a Ravennna e per Versalis, per difendere e creare lavoro".

Il vicesindaco Giannantonio Mingozzi ha preso parte mercoledì alla prima giornata di Rem, la conferenza internazionale sulle energie rinnovabili che si tiene fino a giovedì a Ravenna al Grand hotel Mattei. A Rem 2016, che si alterna ogni due anni con OMC (Offshore Mediterranean Conference & Exhibition), la più importante vetrina internazionale del Mediterraneo  dell’Oil & Gas, partecipano una cinquantina tra aziende e associazioni, si presentano circa 40 papers in 8 sessioni di lavoro. 

A nome dell'amministrazione comunale il vicesindaco ha ringraziato tutte imprese "per il loro contributo ad un tema così importante per il sistema energetico italiano e internazionale", così come ha espresso "apprezzamento per l'ufficializzazione di Ravenna quale sede di Omc 2017, la conferenza mediterranea dell'off shore". Il convegno ha inoltre confermato come anche la realtà ravennate "possa dare un grande contributo alla ricerca di nuove fonti energetiche alternative e rinnovabili". Mingozzi inoltre ha incontrato gli studenti presenti alle due giornate iscritti al nuovo corso di laurea ravennate e tecnologie dell'off shore. Nel frattempo il sindaco Fabrizio Matteucci ha annunciato che in occasione del consiglio comunale di giovedì chiederà a Eni e Governo "investimenti per la chimica a Ravennna e per Versalis, per difendere e creare lavoro".

“Occorre investire sulla valorizzazione delle risorse nazionali (in particolare del gas naturale, di cui l’Italia, e soprattutto Ravenna, è ricca) e su un distretto energetico, che da oltre 50 anni si distingue per la capacità di innovazione e tecnologia. È la dimostrazione non solo della compatibilità fra Oil&Gas, turismo, pesca e agricoltura, ma anche della possibile integrazione fra diverse fonti. Nei prossimi decenni avremmo ancora bisogno delle fonti fossili per questo bisogna orientarsi verso quelle a più basse emissione di CO2 come il gas metano”, ha affermato il presidente di Rem, Innocenzo Titone, aprendo i lavori dell’edizione 2016 della conferenza del Mediterraneo dedicata all’energia rinnovabile. 

Da Ravenna, modello per la transizione verso un futuro energetico a basse emissioni, il vice ministro Teresa Bellanova, nel suo messaggio di saluto ha sottolineato l’importanza delle azioni messe in campo dall’Italia per rispondere ai nuovi indirizzi europei in campo energetico. “L’Italia – ha ribadito - vanta ottime credenziali per guidare il gruppo delle Nazioni impegnate nella sfida contro i cambiamenti climatici. Il nostro Paese, infatti, rappresenta livelli di eccellenza nello sviluppo di soluzioni per il riciclo dei prodotti delle lavorazioni da parte di aziende italiane ed è inoltre all’avanguardia nel settore dell’efficienza energetica. Questo significa che l’Italia può giocare un ruolo da protagonista nel contesto dell’economia circolare al fine di porre al centro la sostenibilità del sistema e il costante riutilizzo delle materie”.

Da Ravenna anche l’impegno della Regione Emilia Romagna. “Stiamo lavorando – ha ribadito l’assessore alle Attività Produttive, Piano energetico, Economia verde Regione Emilia Romagna, Palma Costi -  per ultimare la preparazione del nostro nuovo Piano Energetico Regionale, che sarà fortemente basato sull’idea della transizione verso una low carbon economy, e su un approccio di tipo integrato, sotto diversi punti di vista che concretizza l’idea dell’economia circolare”.

“Un primato tecnologico – ha detto il presidente di Confindustria Energia,Giuseppe Tannoia - che si rischia di perdere se si dovesse rinunciare alla produzione domestica. L’Italia storicamente è leader nello sviluppo di tecnologie all’avanguardia, che hanno consentito la crescita di intere filiere produttive — dall'idroelettrico alla geotermia, dal solare all'eolico, dal petrolio al gas naturale. Rinunciare all’industria italiana significa delocalizzare la produzione di energia in paesi esteri con il conseguente impoverimento tecnologico e appesantimento della bilancia dei pagamenti. La filiera tecnologica legata al settore energetico in Italia vale più di 130 miliardi di euro, quella legata al settore della produzione oil& gas vale circa 22 miliardi di euro all’anno che vengono investiti per oltre il 90% esportazioni, per cui l’Italia esporta 20 miliardi di prodotti”.

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