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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Economia Alfonsine

Alfonsine, sciopero alla Sica. I sindacati: "Adesione al 95%"

Durante lo svolgimento del presidio è stato annunciato che martedì, alle 14,30 le organizzazioni sindacali e la Rsu dell'azienda incontreranno in Municipio il sindaco Mauro Venturi e l'assessore allo sviluppo economico Riccardo Grazian

Lunedì mattina alla Sica di Alfonsine si è tenuto il presidio dei lavoratori, indetto da Fiom, Fim e Uilm della provincia di Ravenna, in seguito alla decisione dell’azienda di disdettare il contratto aziendale. "Il presidio - spiegano i sindacati - è stato accompagnato da un’ora di sciopero ai cui ha aderito il 95% dei lavoratori, a testimonianza dell’unità dei dipendenti della Sica nel rivendicare il rispetto dei loro diritti. Al presidio erano presenti, in segno di solidarietà, le Rsu delle aziende Marini e Someca, entrambe con sede ad Alfonsine".

"A testimonianza che la vertenza in atto va ben oltre alle mura aziendali, ma rappresenta un pericoloso tentativo di mettere in discussione le tutele conquistate in anni di contrattazione - continuano i sindacati - Durante lo svolgimento del presidio è stato annunciato che martedì, alle 14,30 le organizzazioni sindacali e la Rsu dell’azienda incontreranno in Municipio il sindaco Mauro Venturi e l’assessore allo sviluppo economico Riccardo Graziani. Sindacati, Rsu e lavoratori (i dipendenti della Sica sono complessivamente 140) nei prossimi giorni valuteranno quali iniziative mettere in campo, nel caso dall’azienda non dovesse arrivare alcun segnale di revisione della sua decisione".

"La disdetta della contrattazione aziendale da parte della Sica di Alfonsine costituisce un attacco e una prova di forza verso i lavoratori del tutto inaccettabile ed in quanto tale deve essere contrastata", affermano Giovanni Paglia, deputato ravennate di Sinistra Ecologia Libertà, e di Claudio Fabbri, candidato alle prossime regionali nella lista provinciale di Sel e presidente dell'Anpi di Alfonsine.

"Noi stiamo dalla parte dei lavoratori della Sica - proseguono Paglia e Fabbri - perché questa decisione unilaterale dell'azienda incide direttamente sulle loro condizioni di vita: a causa della disdetta della contrattazione aziendale, infatti, essi infatti perderanno almeno 250-300 euro al mese da uno stipendio che non supera i 1200-1300 euro, si vedranno cancellata la quattordicesima, la festività del 10 aprile (Liberazione di Alfonsine dal nazifascismo) e altri diritti acquisiti. L'azienda non è affatto in crisi quindi non vi sono reali motivi per queste scelte se non quella di aumentare i profitti sulla pelle dei lavoratori che, tra le altre cose, non richiedono aumenti salariali bensì semplicemente il rispetto di condizioni in essere dal 1972".

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