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Sempre meno negozi di abbigliamento, edicole e mobili: "Situazione preoccupante"

In provincia di Ravenna, secondo il dato di fine giugno del registro imprese della Camera di Commercio, le aziende registrate nel commercio sono 8240, quindi meno 90 rispetto allo scorso dicembre e meno 138 rispetto al giugno dello scorso

Confesercenti Ravenna esprime "preoccupazione" per "la situazione di difficoltà del settore commerciale sottolineata ulteriormente dal periodo di fiacca nelle vendite e nei fatturati aziendali anche durante il periodo dei saldi". In provincia di Ravenna, secondo il dato di fine giugno del registro imprese della Camera di Commercio, le aziende registrate nel commercio sono 8240, quindi meno 90 rispetto allo scorso dicembre e meno 138 rispetto al giugno dello scorso, mentre nel turismo (che comprende anche bar e ristoranti) a giugno ci sono 3469 aziende registrate (10 in più del dicembre 2017 quando erano 3459) e 17 in più rispetto all’analogo periodo del 2017. 

Nel secondo semestre dell'anno in corso (aprile, maggio e giugno) il saldo tra imprese cessate e aperte registra un trend inferiore al primo trimestre ma ancora con il segno meno (meno 30 nel commercio e meno 13 nel turismo). Mentre rispetto allo stesso trimestre del 2017 si registrano 8 cessazioni in più nel commercio e anche 3 iscrizioni in meno. I dati articolati evidenziano ancora un calo di aziende nell’abbigliamento, nelle calzature, nelle edicole, mobili, distributori di benzina, mentre crescono farmacie, cartolerie, articoli medicali, come ancora (per il fenomeno macroscopico già segnalato) le attività di commercio di autovetture (in 10 anni + 303 aziende registrate), dato questo che amplifica ulteriormente in negativo l’andamento del commercio al dettaglio.

Confesercenti esprime "preoccupazione per questa continua erosione del tessuto imprenditoriale del commercio che colpisce in particolare le piccole imprese, in parte dovuto alla debolezza del mercato interno e in parte a fattori più strutturali. Anche per questo innanzitutto bisogna scongiurare aumenti dell’Iva che avrebbero un grave impatto sui consumi che il Paese non può permettersi. Occorre, a tutti i livelli, da un lato prevedere misure di sostegno alle piccole e medie imprese anche in termini di innovazione e dall’altro però, anche intervenire sulla normativa nazionale ed europea, visto che la deregolamentazione totale del settore (come da noi previsto e denunciato) ha sostanzialmente fallito i suoi obiettivi (anziché pensare e autorizzare nuove grandi strutture)".
 

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