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Settore alberghiero, una crisi senza fine: "Rimuovere i divieti agli spostamenti"

Il settore turistico ricettivo, se formalmente potrebbe restare aperto, nei fatti non può farlo perché gli alberghi sono praticamente irraggiungibili alla clientela

Il 2020 per il settore alberghiero si è chiuso con un calo di fatturato importante, che nella città d’arte raggiunge punte di oltre il 70% rispetto all’anno precedente. Chiusure obbligatorie imposte dai dpcm, blocchi alla mobilità tra Regioni e tra Comuni e chiusure delle attività del mondo della cultura hanno fortemente penalizzato il settore turistico ricettivo che, se formalmente potrebbe restare aperto, nei fatti non può farlo perché gli alberghi sono praticamente irraggiungibili alla clientela.

L’anno scorso si era lavorato nei mesi di gennaio e febbraio, quindi in bassa stagione, e anche nei mesi estivi e autunnali fino ad ottobre le richieste di alloggio erano last minute e con tariffe fortemente scontate. Questo ha minato seriamente la marginalità del settore, in particolar modo della città, che a differenza dei lidi - dove l’offerta è orientata prevalentemente sul periodo estivo, quando il Covid sembrava sotto controllo - ha risentito pesantemente anche delle chiusure imposte alla ristorazione e alla filiera culturale (musei, teatri ecc.).

Questa è l’analisi, in sintesi, dei presidenti di Federalberghi Confcommercio Raffaele Calisesi e di Assohotel Confesercenti Filippo Donati, che pongono l’attenzione anche sull’"insufficienza dei ristori per il settore alberghiero. Per questo motivo sarebbe utile trovare soluzioni anche sulla fiscalità locale e sulle tariffe dei servizi anche per l’anno 2021 e 2022. Dai dati in nostro possesso - spiegano i due presidenti - non ci risultano contagi da Covid nelle strutture alberghiere, perché sin dall’inizio le federazioni di settore Federalberghi e Asshotel hanno lavorato sulle linee guida per la sicurezza da contagi Covid che sono sempre state rigidamente applicate per la salvaguardia dei clienti. Occorre che l’anno dantesco lasci al Comune di Ravenna delle iniziative stabili nel tempo come percorsi danteschi, mostre permanenti, iniziative culturali che facciano del territorio ravennate uno dei luoghi del poeta riconosciuto a livello mondiale. Bene quindi l’iniziativa di Confcommercio e Confesercenti per prolungare le celebrazioni dantesche".

Per quanto riguarda il futuro è necessario, secondo Calisesi e Donati, "far ripartire in sicurezza il settore che da lavoro a tantissime persone ed è trainante per l’economia del territorio. I blocchi agli spostamenti tra regioni e tra Comuni minano alla radice la ripartenza e non possono proseguire oltre. Devono essere rimossi i divieti agli spostamenti e puntare sul rispetto della prevenzione con rigide ed efficienti linee guida. Se non ci saranno le condizioni per la riapertura degli alberghi entro breve tempo a marzo, purtroppo, molte imprese dovranno fare scelte dolorose che non vorrebbero mai fare, intervenendo sugli organici. Su questo facciamo appello a tutti i corpi intermedi e alla politica affinché il patrimonio rappresentato dai lavoratori possa essere tutelato, garantendo sin da subito le migliori condizioni di lavoro alle strutture ricettive".

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