Mercoledì, 22 Settembre 2021
Economia

'Stop all'assedio dei cinghiali': gli agricoltori manifestano in Regione

"Gli animali selvatici distruggono produzioni alimentari, sterminano raccolti, assediano campi, causano incidenti stradali con morti e feriti"

"Non è mai stato così alto l’allarme per l’invasione di cinghiali in Italia che, con l’emergenza Covid, hanno trovato campo libero in spazi rurali e urbani, spingendosi sempre più vicini ad abitazioni e scuole fino ai parchi dove giocano i bambini. Gli animali selvatici distruggono produzioni alimentari, sterminano raccolti, assediano campi, causano incidenti stradali con morti e feriti e si spingono fino all’interno dei centri urbani con pericoli per la salute e la sicurezza delle persone". A lanciare l'allarme è Coldiretti Emilia Romagna, che giovedì - in contemporantea alla manifestazione in piazza Montecitorio a Roma - ha manifestato sotto la Terza Torre della Regione a Bologna, sotto all’Assessorato all’Agricoltura.

Era presente tra gli altri il presidente regionale Nicola Bertinelli assieme ai presidenti provinciali e ai rappresentanti delle istituzioni e della politica a livello regionale, tra i quali la consigliera regionale Manuela Rontini, il consigliere delegato della Provincia di Ravenna Alessandro Barattoni e il sindaco di Casola Valsenio Giorgio Sagrini in rappresentanza dell'Unione della Romagna Faentina. La numerosa delegazione di agricoltori ravennati, guidati dal presidente Nicola Dalmonte e dal direttore Assuero Zampini, ha sollecitato con forza l’attivazione dell’atteso Piano di Controllo faunistico provinciale, la cui assenza continua a rendere problematico il contenimento del proliferare dei cinghiali, dalla collina alla pianura.

Oltre 300 agricoltori, molti dei quali under 30, hanno esposto le sagome di un branco di cinghiali a grandezza naturale per dimostrare concretamente cosa significa trovarseli di fronte in strada, nei campi o davanti alla propria abitazione. Per esprimere tutta l’amarezza di aver visto distruggere in pochi minuti il lavoro di un anno, i giovani agricoltori hanno mostrato cartelli con i danni provocati ai raccolti dal passaggio dei cinghiali, ma anche striscioni che recitavano questi slogan: “Dopo il Covid la peste dei cinghiali”, “Noi seminiamo, i cinghiali raccolgono”, “Difendiamo il nostro territorio”, “Diventeremo noi una specie protetta”. 

“Il cinghiale – ha affermato dal palco il presidente Dalmonte - rappresenta un limite allo sviluppo dell’agricoltura e pur avendo constatato sul nostro territorio l’impegno dell’A.T.C. della montagna nel cercare di ridurre la diffusione di questo animale, a Ravenna ci troviamo in una situazione particolare collegata alla mancanza del Piano di controllo sul cinghiale e di conseguenza della possibilità di autodifesa da parte degli agricoltori. Questa situazione, che ormai perdura da anni, vanifica gli sforzi messi in atto per il contenimento dei selvatici e rende impossibili interventi mirati negli ambiti protetti che di fatto stanno fungendo da zone in cui il cinghiale può moltiplicarsi tranquillamente irradiandosi poi sul territorio, abbiamo infatti rilevato la presenza di cinghiali anche in Bassa Romagna, con danni evidenti alle produzioni agricole. Negli ultimi anni, peraltro, si stanno moltiplicando, oltre ai problemi per gli agricoltori anche gli incidenti stradali, a Ravenna se ne contano già una quarantina e ciò dimostra che il problema non è tale solo per il settore agricolo, bensì per tutti i cittadini. E' dunque indispensabile, anche al fine di tutelare i castanicoltori locali che con la loro attività contribuiscono alla difesa del territorio e che in caso di danni da cinghiale non vengono pagati perché si contesta assurdamente la 'mancata prevenzione' (ma come può essere possibile recintare ampi castagneti con dislivelli molto importanti qualcuno ce lo deve spiegare!), modificare o eliminare dal piano faunistico questa norma e attivare il piano di controllo al cinghiale per la Provincia di Ravenna”.

“Servono misure straordinarie per limitare la presenza della fauna selvatica che è in esponenziale aumento sul territorio nazionale e modifiche alla legge nazionale sulla caccia per ampliare l’elenco delle figure abilitate ad effettuare tali attività”, aggiunge il consigliere regionale della Lega Andrea Liverani, citando la risoluzione della Lega che impegna la Giunta regionale ad attivarsi presso il Governo centrale e il Parlamento.  “Siamo davanti ad una vera e propria emergenza, i cinghiali si spingono sempre più vicino ad abitazioni, parchi, scuole e gli agricoltori e i cittadini temono per la propria incolumità e per quella dei propri familiari. È ora di intervenire per fermare questa vera e propria invasione, poiché oltre a mettere a rischio la sicurezza delle persone, questi animali selvatici causano notevoli danni agli agricoltori, distruggendo le produzioni alimentari e i raccolti. Questa proliferazione incontrollata comporta rischi di squilibrio biologico di vasti ecosistemi territoriali e pericoli per l’incolumità pubblica, purtroppo anche mortali, a causa dei loro ricorrenti attraversamenti di strade anche molto trafficate ed a percorrenza veloce. Chi sottovaluta la situazione sbaglia di grosso, sono necessari provvedimenti per arginare un problema diventato insostenibile e tutelare così le imprese di agricoltori, allevatori, pastori già fin troppo esasperati”. 

“La presenza di ungulati selvatici al di fuori dei loro habitat naturali sta aumentando a dismisura tanto che per una stima molto prudenziale di ISPRA, solo per i cinghiali in Italia, si sarebbe superato il milione di esemplari, mentre associazioni venatorie ed agricole affermano che si aggirano ormai sui 2 milioni – ha puntualizzato il consigliere Liverani – Le nostre proposte, già peraltro avanzate anche in Parlamento, ma che avrebbero bisogno anche di un sostegno dalle Regioni, specie l’Emilia-Romagna, il cui territorio è uno dei più colpiti da tale problema, sono essenzialmente due. La prima è quella di introdurre nella Legge 157/1992 la figura dell'operatore volontario formato, un selecontrollore che, dopo avere seguito appositi corsi di formazione, a titolo volontario fornisca supporto nell'effettuazione del contenimento numerico della fauna selvatica, oggi in capo solo agli agenti dipendenti di regioni, province e città metropolitane. La seconda quella di prevedere, previo parere favorevole dell’ISPRA, un piano nazionale speciale di contenimento di tali specie, in particolare per il cinghiale, operante per tutto l’anno solare” conclude il consigliere regionale del Carroccio".

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