Stop alle trivelle, lavoratori contro il vicepremier Di Maio. Lui: "Strumentalizzati dalle lobby petrolifere"

Bessi (Pd): "Di Maio non sa di cosa sta parlando, come spesso gli capita. Io non ci sto a sentire insultare i lavoratori italiani da un ministro che li dovrebbe rappresentare"

"Di Maio non sa di cosa sta parlando, come spesso gli capita. Io non ci sto a sentire insultare i lavoratori italiani da un ministro che li dovrebbe rappresentare. Accusare i lavoratori di Ortona o di Ravenna, migliaia di caschi gialli, di essere strumentalizzati dalle lobby petrolifere è inaccettabile". E' il duro commento del consigliere regionale Pd Gianni Bessi alle parole del vicepremier Luigi di Maio, intervenuto rispondendo a una domanda sulle proteste che alcuni lavoratori del comparto hanno svolto a Ortona.

''Questa manifestazione dimostra che abbiamo fermato le trivellazioni petrolifere - ha detto Di Maio - Le trivelle in questo paese mettono a rischio il nostro territorio e le bellezze naturali, le coste, ma è soprattutto una questione nazionale. In Italia la maggior parte del petrolio viene venduto in altri paesi: solo il 7% resta in Italia, cosa veramente irrisoria. Lo dico a questi lavoratori come agli operatori dei centri scommesse del gioco d'azzardo: non vi fate strumentalizzare dalle lobby, dalle multinazionali del petrolio. Queste manifestazioni dimostrano che stiamo combattendo il gioco d'azzardo e stiamo fermando le trivelle petrolifere. Ma quei lavoratori non sono i miei nemici: in questo momento sono strumentalizzati dai grandi potentati economici che girano intorno a questi business e che hanno anche lucrato sulla pelle dei lavoratori".

"Viene il sospetto - continua Bessi - che sia lui a essere a sua insaputa usato dalle lobby del petrolio straniere per danneggiare le aziende, le tanti Pmi dell'Oil&gas made in Italy. In Adriatico viene estratto gas naturale italiano, per conoscenza al Ministro".

Blocco delle trivelle: il sindaco incontra i lavoratori dell'offshore in Municipio

La Pigna: "Il sindaco finge di essere dalla parte dei lavoratori per guadagnare consensi"

"Non si contano più le dichiarazioni ufficiali del sindaco de Pascale che, scopertosi novello difensore delle trivelle, sì é auto nominato  a capo della protesta locale contro il Decreto Legge “Semplificazioni” del Governo Giallo-Verde - punta invece il dito Veronica Verlicchi, capogruppo della Pigna - Ma il caro de Pascale, dimentica che il suo Pd, assieme agli storici compagni di sventura  del Pri, già nel 2016 avevano espresso la loro ferma volontà di chiudere i pozzi in Adriatico, a partire dalla piattaforma Angela Angelina per poi passare a quelli a terra nel Parco del Delta del Po. Non paghi il 21 marzo 2017, nell’era del Sindaco de Pascale con un ordine del giorno proposto dai consiglieri comunali Pd Lorenzo Margotti, Cinzia Valbonesi e Rudy Gatta, é stata decisa la chiusura anticipata della piattaforma. Ordine del giorno appoggiato con o propri voti anche da Pri, Ama Ravenna e Articolo 1. Altro che la tanto sbandierata tutela delle imprese dell’offshore e dell’oil & gas! Insomma, de Pascale dopo avere voluto e appoggiato l’adozione di un ordine del giorno per la chiusura dei pozzi già esistenti nel ravennate e nel ferrarese, ora si erge a condottiero della battaglia per la deroga alla moratoria per Ravenna.  Francamente, ci sembra l’ennesima colossale presa in giro per i ravennati. Riteniamo che la moratoria sia una scelta nefanda di questo Governo, ma fingere di essere dalla parte dei lavoratori Oil&Gas solo per guadagnare consensi non é certo da meno".

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Alla Pigna replica il consigliere Pd Lorenzo Margotti: "Di vergognoso in questo frangente c’è solamente l’atteggiamento de La Pigna che, in una circostanza come questa, preferisce strumentalizzare con pressapochismo documenti politici che evidentemente non ha nemmeno mai compreso. Sono sconcertato per come, in un momento così delicato per la nostra città, la consigliera si lanci in confusionarie polemiche invece di sostenere i lavoratori. La verità è che non esiste nessuna contraddizione tra la nostra posizione e i contenuti di quell’ordine del giorno. Come già dichiarato la produzione di energia e le politiche per l’ambiente hanno svolto un ruolo importante nello sviluppo economico per le imprese e il lavoro, confermandosi un settore di importanza strategica e occupazionale del nostro territorio. Abbiamo chiesto la chiusura anticipata della piattaforma Angela Angelina, che, per legge, potrebbe continuare ad estrarre almeno fino al 2027, perché troppo vicina alla costa ma continuiamo a sostenere che debbano proseguire le attività estrattive laddove le piattaforme non hanno interazioni con la subsidenza. Il sindaco de Pascale, con grande onestà intellettuale, aveva plaudito alla posizione di Salvini che aveva sostenuto l’opportunità di non trivellare vicino alla costa ma di non abbandonare le ricerche in mezzo al mare. Peccato che poi Salvini si sia, finora, fatto di nebbia, svendendo forse la distruzione del settore energetico italiano in cambio di qualche favore al Movimento 5 stelle a cui assisteremo nelle prossime settimane. Perciò sosteniamo il sindaco che, a fianco dei lavoratori, dei sindacati, delle associazioni di categoria, sta conducendo una battaglia affinché il Governo riveda una norma errata e rischiosa che pregiudicherebbe investimenti importanti in Italia e soprattutto nel nostro territorio e aumenterebbe la dipendenza energetica di tutto il Paese. Martedì il gruppo consiliare del Pd parteciperà all’incontro previsto nella sede del Comune di Ravenna".

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