Mercoledì, 19 Maggio 2021
Economia

Affitti brevi, il Tar boccia il ricorso di Airbnb: "Ottima notizia per chi opera nella legalità"

La norma prevede che le piattaforme online trattengano direttamente dagli utenti il 21% di tasse dai compensi destinati ai proprietari delle strutture, da versare direttamente al Fisco

Il Tar del Lazio "ha respinto le richieste di Airbnb, che si rifiutava di applicare la legge sugli affitti brevi". A renderlo noto è Federalberghi. Il Tar ha infatti bocciato il ricorso presentato dall'azienda che gestisce un portale di domanda-offerta di alloggi contro la cedolare secca per le locazioni brevi, denominata anche "tassa Airbnb". La norma, introdotta nel 2017 dal governo Gentiloni, prevede che le piattaforme online trattengano direttamente dagli utenti il 21% di tasse dai compensi destinati ai proprietari delle strutture, da versare direttamente al Fisco. "Siamo delusi dal pronunciamento del Tar del Lazio e intendiamo fare ricorso presso il Consiglio di Stato, anche ai fini dell'eventuale interessamento della Corte di Giustizia Europea", ha già annunciato Airbnb in merito alla sentenza. Per la piattaforma online, si tratta di una pronuncia che punisce "chi non usa il contante"

"La sentenza del Tar del Lazio che ha respinto il ricorso di Airbnb imponendo il rispetto della normativa sugli affitti brevi è un’ottima notizia per le migliaia di imprese del settore ricettivo che operano da sempre nella legalità, afferma invece Filippo Donati, presidente regionale di Assohotel Confesercenti -. Il Tar e il Consiglio di Stato avevano già respinto la richiesta di sospensiva della legge che, quindi, è pienamente operativa, compresa la parte sulle sanzioni per le eventuali inadempienze. La norma, d’altro canto, è molto chiara. Ci troviamo, dunque, in presenza di quasi un anno e mezzo di inadempienza con un mancato versamento di diversi milioni di euro anche per quel che riguarda la realtà dell’Emilia-Romagna. Risorse importanti che potevano servire per migliorare il prodotto turistico delle nostre località sia in termini di infrastrutture che adeguamento dell’offerta. A questo si aggiunge l’evidente disparità di adempimenti e carico fiscale fra strutture ricettive e queste nuove forme di ospitalità, che crea spesso una concorrenza sleale difficilmente sostenibile”.

L’ultima rilevazione effettuata dall’Ufficio Studi di Confesercenti Emilia Romagna a settembre 2018 ha messo in evidenzia un’ampia offerta di proposte di alloggi extralberghieri in Regione, con ben 11.727 annunci pubblicati sul portale Airbnb. "A questo punto rimane la perplessità sul comportamento di alcune amministrazioni pubbliche che cercano con insistenza di raggiungere accordi con chi si ostina con ogni mezzo di evitare l’applicazione di una legge dello Stato - conclude Donati - e bene ha fatto la nostra Regione a non cedere alla tentazione di sottoscrivere accordi che non avrebbero garantito il pieno rispetto della legalità".

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