Turismo, l'allarme: "Hotel chiusi perchè manca personale, altro che Covid"

Claudio Fantini, storico titolare del Fantini club di Cervia, parla di una "grande difficoltà col personale", in particolare "gente che fa le camere, che lava i piatti"

La riviera romagnola, con il buon weekend appena concluso, è ripartita davvero. Ma non mancano i problemi segnalati dagli operatori turistici: a partire dalla ressa al sabato alla domenica (con code in autostrade e treni fitti fitti) cui fa da contraltare il 'vuoto' degli altri giorni. L'effetto questo, di un turismo soprattutto locale o comunque italiano.

Claudio Fantini, storico titolare del Fantini club di Cervia, parla di una "grande difficoltà col personale", in particolare "gente che fa le camere, che lava i piatti". "Se non risolviamo questo problema gli alberghi staranno chiusi non per il Covid, perché non hanno personale". Inoltre, se le spiagge sono aperte, "eventi e meeting sono completamente fermi". Soffre forse anche di più il turismo termale. Le 24 imprese del settore in Emilia-Romagna hanno riaperto tutte, "ma il lavoro in questo momento oscilla dal 20 al 30% dell'anno scorso", fa sapere presidente il consorzio terme Lino Giglioli, che segnala "difficoltà enormi" per le aziende, in particolare le più piccole. 

"Troppe prenotazioni nei weekend, poche durante la settimana", dice poi Paola Batani, titolare della catena alberghiera Batani select hotels. Tutto ciò ha un effetto non da poco sul personale, che serve soprattutto al fine settimana. La stessa Batani, lunedì ospite insieme ad altri operatori del settore di un convegno online sul turismo dell'Emilia-Romagna organizzato dal Parlamento europeo, rileva la difficoltà a trovare personale disposto a lavorare in modo molto flessibile. Per il 2020 ormai è andata, "ma per il 2021 non possiamo permetterci di lavorare solo sul mercato italiano, quindi chiediamo una campagna di promozione mirata sull'estero".

Pare avere ingranato molto bene invece il turismo in Appennino. "Stiamo lavorando più degli altri anni, in montagna abbiamo molte presenze", spiega Giuliano Grani, gestore degli impianti di risalita al Cimone. "C'é voglia di stare all'aria aperta, dobbiamo tenere botta. Sono sicuro che torneremo ad avere i numeri di prima". Tra le cose che non vanno, ma qui il Covid non c'entra, le lungaggini burocratiche. Ma non solo. "Abbiamo bisogno di vicinanza del sistema creditizio, anche locale, che in parte latita", dice Grani. (fonte Dire)

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