Vendemmia, con la siccità meno uva ma di qualità ottima

Dal primo bilancio relativo alla vendemmia delle uve bianche ‘di collina’ arriva la conferma delle nostre proiezioni di inizio agosto: ottima qualità delle uve, lieve calo delle rese per ettaro

Dal primo bilancio relativo alla vendemmia delle uve bianche ‘di collina’, Albana e Pinot in particolare, arriva la conferma delle nostre proiezioni di inizio agosto: ottima qualità delle uve, lieve calo delle rese per ettaro, nell’ordine del 5-10% rispetto alla campagna dello scorso anno. In un anno caratterizzato prima da gelate e poi da forte siccità, assistiamo dunque ad una attesa, seppur contenuta, contrazione della produzione, bilanciata comunque dalla buona resa dell’uva al momento della pigiatura e dalla sua ottima qualità. Una vendemmia, dunque, che è partita col piede giusto nonostante le difficoltà incontrate dalle aziende di collina sia per via della siccità, sia per quanto riguarda il reperimento della manodopera a causa delle restrizioni agli spostamenti imposti dall’emergenza sanitaria e dalle misure anti-contagio.

“Molte imprese vitivinicole hanno trovato difficoltà a reperire manodopera per via della mancanza degli stagionali agricoli stranieri che in passato contribuivano in modo significativo alla raccolta delle uve – spiega il presidente di Coldiretti Ravenna, Nicola Dalmonte - il necessario vincolo della quarantena per i Paesi più a rischio ha frenato infatti gli arrivi di lavoratori dall’estero e in questo contesto, vista la mancanza di uno strumento agile come il ‘voucher agricolo’ che avrebbe potuto permettere a pensionati, studenti e cassa integrati di lavorare in vigna, le aziende hanno dovuto mobilitare congiunti e parenti al fine di terminare le operazioni di raccolta nei tempi appropriati”.

Le prime proiezioni di cantina, comunque, fanno ben sperare: “Viste le rimanenze di cantina praticamente azzerate e i consumi stabili - afferma il direttore di Coldiretti Ravenna, Assuero Zampini – siamo ottimisti e confidiamo in una buona vendemmia in termini di prodotto e redditività anche se – avverte Zampini - è vivo il rischio di speculazioni sui prezzi causate da immissioni di vino prodotto da altri territori, fenomeno che va tenuto sotto controllo poiché ‘inquinerebbe’ un mercato che già ha sofferto per via del lockdown”.

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