Al Bronson l'unica data italiana dei freak giapponesi Kikagaku Moyo

Tornano al Bronson domenica 18 novembre, ore 21.30, tra una recording sessions per il nuovo disco e l'altra, i giapponesi Kikagaku Moyo, quintetto di freak che unisce la musica classica indiana, sitar incluso, ad atmosfere folk e ritmi (kraut)rock degli anni 70, scompigliandone il flusso sonoro con quella tipica attitudine improvvisativa a cui generazioni di band giapponesi ci hanno abituati. In apertura, gli abruzzesi Sherpa.

Da molti considerati gli eredi dei connazionali Acid Mother Temple, i Kikagaku Moyo nascono a Tokyo dal connubio tra Go Kurosawa (batteria) e Tomo Katsurada (voce/chitarra) e a oggi contano cinque membri. Il loro nome sta per “motivo geometrico” e la loro avventura inizia tra le strade di Tokyo nel 2012. Da allora si sono evoluti parecchio, passando dall'essere una sorta di collettivo mutevole alla forma definitiva di una vera e propria rock band psichedelica con influenze di diversi generi, dal kraut-rock alla musica folk tradizionale e fino al rock degli anni settanta.
Il disco del 2016 "House In the Tall Grass" (Guruguru Brain) è stato registrato a Tokyo allo Tsubame Studio e mixato, masterizzato e prodotto da Yui Kimijima. La band ha presentato quel lavoro come un superamento di tutto quello che avevano fatto fino a quel momento e lo hanno descritto come il termine, il punto di arrivo di un lungo viaggio durante il quale hanno lavorato per liberare la loro mente e il loro corpo.
A quel disco seguì rapidamente l'EP “Stone Garden” nel 2017, poi la band ha subito alcune modifiche. Vivevano in una casa comune a Tokyo, ma decisero di lasciar perdere, con alcuni membri che si sono spostati fino ad Amsterdam. Si sono anche spostati fuori dalla loro zona di comfort quando è arrivato il momento di registrare il loro nuovo album, viaggiando a Lisbona per lavorare con il produttore Bruno Pernadas, un noto chitarrista jazz portoghese. Questi cambiamenti hanno contribuito a un leggero cambio di rotta nel loro sound e hanno portato a una registrazione ancor più snella e focalizzata, confluita nell’album “Masana Temples” del 2018.

Biglietto: 18 €

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