"Bloomsday”, una conferenza sul tema "non sempre tradurre è tradire"

Paolo Albani, giovedì alle ore 21, nel piazzale del Pavaglione, nell'ambito di "scrittura festival", terrà una conferenza incentrata su un volume uscito l'anno scorso che si propone come una nuova traduzione del capolavoro del grande autore dublinese

Una conferenza a metà tra una performance, una provocazione, un gioco intellettuale raffinatissimo, uno spunto di riflessione su un tema che di recente è finito al centro del dibattito culturale italiano, la traduzione. Tutto questo è in programma a Lugo in occasione del "Bloomsday", ossia il giorno in cui James Joyce scelse di ambientare il suo Ulisse. Paolo Albani, giovedì alle ore 21, nel piazzale del Pavaglione, nell'ambito di "scrittura festival", terrà una conferenza incentrata su un volume uscito l'anno scorso che si propone come una nuova traduzione del capolavoro del grande autore dublinese. Un oggetto prezioso, un libro d'arte, in tiratura limitata con una sovra copertina bianca che vuole ricordare le ristampe che uscirono a Digione quando avevano consumato tutte le copertine blu, e con uno strappo fatto ad arte, a mano, per ricordare il "controllato per censura", anche perché i volumi venduti a clienti americani e inglesi venivano camuffati con le copertine di altri libri come Shakespeare.

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Ma la vera sorpresa è quando si apre il libro, 732 pagine della prima edizione, molte delle quali completamente bianche. Ogni tanto appare qualche segno grafico e soprattutto qualche frase in italiano. Quelle che comparivano nel testo di Joyce esattamente in quella posizione dentro quella pagina, nel testo originale. Un omaggio all'autore che diceva di non amare le traduzioni. Una provocazione sul senso stesso di questa operazione. Questo libro sembra affermare che si può tradurre solo ciò che non c'è bisogno di tradurre. Un appuntamento dove non sarà presente il traduttore, che si cela sotto lo pseudonimo Aldo Merce e che si è avvalso anche della consulenza di Rosa Bollati Boringhieri, docente universitaria tra le maggiori conoscitrici di Joyce, bensì Paolo Albani, che cura la post fazione di questo volume uscito, si legge nel frontespizio, per "illeggibili (libri per improbabili lettori)". Introducono Marco Sangiorgi e il conoscitore di libri d'artista Dino Silvestroni.

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