Al Teatro Goldoni di Bagnacavallo Claudio Casadio in "Pollicino"

Dopo lunghe e importanti tournée di successo che l’hanno visto impegnato con gli spettacoli Mar del Plata di Claudio Fava e Il mondo non mi deve nulla di Massimo Carlotto, Claudio Casadio torna a vestire i panni di Pollicino, una produzione storica e pluripremiata di Accademia Perduta/Romagna Teatri che sabato 30 aprile alle ore 21 andrà in scena, per la rassegna “Family”, al Teatro Goldoni di Bagnacavallo.  Pollicino è uno spettacolo rappresentato con successo in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Svizzera. Ha partecipato a importanti Festival Internazionali (tra gli altri: 2Mondi di Spoleto, Giffoni, Momix in Francia, Teatralia in Spagna), raccogliendo importanti riconoscimenti come il “Biglietto d’Oro” AGIS-ETI e il premio come “miglior spettacolo” al Festival Momix di Kingersheim.

LA TRAMA - Pollicino offre al pubblico un’occasione per confrontarsi con il sentimento della paura. La storia di Pollicino è, infatti, una “fiaba scura”: “come fate a dormire? Sarà la paura, ma io non ci riesco”, dice Pollicino ai fratelli maggiori. Il protagonista della vicenda è piccolo, il più piccolo, ma la sua paura, grande, non lo annichilisce. Ciò che, al contrario, lo rende vincitore di fronte alle avversità della vita è la curiosità ed il suo coraggioso desiderio di conoscere la realtà, anche nei suoi aspetti più crudeli. È la curiosità che spinge Pollicino a vigilare su quanto dicono e fanno i genitori ed egli è in grado di avvertire con tempestività il pericolo e di attrezzarsi per farvi fronte. Dalla casa del padre a quella dell’Orco, attraverso il bosco si avvia al mondo, verso altri boschi ed altre case… Pollicino non fa ritorno a casa sua e non si perde: il suo viaggio continua.

Se è vero che Pollicino è solo a pensare, è altrettanto vero che, nel suo allontanamento da casa, egli solo non è. La presenza dei fratelli è calda, nel buio e nel freddo della notte. Anche nei momenti drammatici c’è qualcuno con cui affrontare l’ignoto.
Lo spettacolo offre molti spunti di riflessione ed approfondimento: sotto il profilo della fiaba classica (il ruolo del protagonista, il bosco come spazio totale, le case dei genitori e dell’Orco, il topos dell’abbandono e quello del divoramento, la catarsi finale e la soluzione positiva della vicenda); sotto il profilo del linguaggio e sotto quello psicologico nella relazione della vicenda con l’esperienza esistenziale dei bambini e la loro capacità di “salvarsi”.

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