Claudio Spadoni guida tra le follie di "Visionari e Apocalittici"

Una esposizione con oltre 60 opere di cinque artisti: Eron, Giovanni Fabbri, Chiara Lecca, Gian Ruggero Manzoni e Luca Piovaccari

Inaugura venerdì 19 luglio, alle ore 18.30, presso i Magazzini del Sale di Cervia, alla presenza del sindaco della città, Massimo Medri, dell’assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna, Andrea Corsini, del vicepresidente e del direttore della CNA di Ravenna, rispettivamente Mauro Gasperoni e Massimo Mazzavillani, la mostra “Visionari e Apocalittici di ordinaria follia”, curata dal prof. Claudio Spadoni.

Una esposizione con oltre 60 opere di cinque artisti: Eron, Giovanni Fabbri, Chiara Lecca, Gian Ruggero Manzoni e Luca Piovaccari. Insieme a questi, un omaggio a tre singolari figure della generazione precedente: Mattia Moreni, Germano Sartelli, Demos Ronchi.

“Un appuntamento importante - sottolinea Massimo Mazzavillani, direttore della CNA di Ravenna - che, ancora una volta, vuole promuovere la crescita culturale e artistica del territorio in un’ottica di ulteriore qualificazione dell’offerta turistica, all’interno di un progetto più vasto che intende affermare i valori dell’artigianato e della piccola impresa, da sempre protagonisti dello sviluppo economico, sociale e culturale del nostro territorio”.

“L’esposizione - prosegue Mazzavillani - si inserisce poi a pieno titolo nelle linee guida suggerite dalla Legge regionale sul Turismo, sulle quali la CNA è fortemente impegnata, che promuove itinerari turistici alla scoperta di tutte le eccellenze del territorio, valorizzandole e raccontandole attraverso esperienze diverse: territorio, artigianato, cultura, enogastronomia, caratterizzandosi come artefice di un processo di crescita continua delle nostre realtà locali”.

“Ci auguriamo – afferma il Sindaco Massimo Medri - che questo evento offra un ulteriore arricchimento personale a tutti i visitatori e ringraziamo la CNA e a coloro che hanno permesso a Cervia di essere ancora una volta protagonista di un evento culturale di altissima qualità. Con questa mostra si offre un’opportunità di passione e di entusiasmo, in cui l’arte ancora una volta è in grado di dare al mondo una risposta attraverso la sua bellezza”.

“Il poeta latino Orazio - spiega Claudio Spadoni - parlava di un' amabilis insania , vale a dire di un trasalimento o un furore  creativo proprio degli artisti, dei poeti. Ma si potrebbero aggiungere altri aggettivi alla particolare 'follia' che, soprattutto oggi,  può assumere forme diverse, manifestarsi in modi  che nell'arte contemporanea non hanno più canoni ben definiti, parametri di riferimento. A quella che era considerata la Tradizione, da tempo si è sostituita la Tradizione del Nuovo,  a sua volta riveduta e amplificata in una dilatazione di possibilità espressive senza più limiti. Significativamente, oltre mezzo secolo fa, Piero Manzoni col suo 'Socle du Monde',  un semplice piedistallo capovolto che simbolicamente costituiva una base per l'intero globo terrestre  inteso come una gigantesca scultura, voleva semplicemente dire che tutto poteva essere assunto e considerato come arte. E dunque anche quanto era ritenuto proprio dell'eccentricità, della diversità, della 'follia' artistica,  poteva rientrare ormai di fatto nella normalità, in una follia ordinaria.   Al punto che  oggi gli artisti più 'borderline' potrebbero forse risultare quelli che all' apparenza si attengono, nonostante tutto, alla tradizione dell'arte.  Che ne è poi di quella 'provincia',  periferia dell' impero per dirla con Umberto Eco, che un tempo poteva rivendicare certe peculiarità di accenti oggi assorbiti o cancellati  in  virtù di una globalizzazione che esprime il volto dell'ufficialità e quasi non concede spazio  ad alternative?".

Ci si potrebbe chiedere, dunque, se per gli artisti convocati per questa mostra - scelti volutamente di uno stesso territorio anche se magari attivi ben oltre i confini geografici d'appartenenza- possa ancora valere la definizione oraziana, o piuttosto in che termini la loro condizione di 'visionari e apocalittici' possa esprimersi in una riconoscibile specificità di caratteri. In questo caso sono cinque i nomi dei prescelti in un panorama di possibilità espressive  molto dilatato, com'è quello di un globalismo ormai senza frontiere: da pittura e scultura, a fotografia e  installazioni.  Eron, Giovanni Fabbri, Chiara Lecca, Gian Ruggero Manzoni, Luca Piovaccari, si muovono comunque in zone ardue, quasi al limite dei rispettivi  linguaggi, come a volerli in ogni caso forzare  rimarcando così il carattere della propria condizione, della propria 'insania'. Una follia creativa, la loro, che se anche si manifesta  adombrata in una condizione 'ordinaria', resta tuttavia fortemente individua.

Con loro, tre singolari figure di un'altra generazione, Mattia Moreni, Germano Sartelli, Demos Ronchi.

E sarà una grande opera di una  visionarietà  apocalittica  di Mattia Moreni, un  protagonista del secondo dopoguerra (1920-1999), ad aprire la mostra, che presenta anche un'importante serie di lavori, particolarmente congeniali al tema, di Germano Sartelli, anch'egli scomparso qualche anno fa. Di lui Francesco Arcangeli, studioso particolarmente sensibile ai valori della 'provincia' concepita nel senso più alto  di “provincia d'Europa”, lasciò una telegrafica ma  illuminante descrizione: “sempre all'erta e sempre in ritiro”. Un omaggio doveroso ad un maestro sui generis, isolato, schivo, come forse nessun altro contemporaneo, ma con una sensibilità rabdomantica. Con lui, un altro imolese, davvero anomalo nella sua breve e perfino sconcertante vicenda creativa: Demos Ronchi(1922-1978) impegnato in una pratica del tutto ai margini dell'ufficialità,  tenacemente votata ad un impegno etico totale.

La mostra è accompagnata da un catalogo con un testo introduttivo del curatore, la documentazione dei lavori esposti e testi critici dedicati agli artisti.

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