Cristiano Cavina torna alla Classense con il suo “Pinna morsicata”

Domenica 11 dicembre, l'Istituzione Biblioteca Classense osserverà un orario di apertura straordinario (dalle ore 15.00 alle ore di 18.00), in cui proporrà presso la Sezione Lettura della sua sede centrale, il servizio di prestito e alle ore 16.00, presso la Sala Muratori, ospiterà lo scrittore di Casola Valsenio Cristiano Cavina nell'ambito dell'iniziativa Parole Classensi, curata da Matteo Cavezzali - Associazione Onnivoro. L'autore, con la sua fantasia e sensibilità, ci racconterà di Pinna morsicata (Marcos y marcos, 2016), il primo dei suoi romanzi ad essere pensato per i lettori più giovani ma anche per chi già grande, si sente ancora bambino. Protagonista di questa fiaba dal sapore di un tempo andato, è un delfino che, unico sopravvissuto all’attacco di uno squalo, si distingue per la sua pinna mangiucchiata. Creatura complicata alla stregua di un umano qualsiasi, ha perso la gioia di vivere e così ha perso tutto: il suo Clan, la sua storia, le sue radici e sé stesso. Arrabbiato e abbattuto, decide di inabissarsi nelle profondità marine dove finisce per scontrarsi con un pesce giallo, maldestro e goffo, che necessita di aiuto perché non riesce più a risalire in superficie. É così che nasce l'avventura di Pinna Morsicata che, nel viaggio che lo porta a confrontarsi col suo esatto opposto Spigolo, simpatico e curioso, affronta le sue zone d'ombra e impara a conoscere meglio sé stesso. Un’avventura tra le onde tenera, divertente e profonda, che parla di amicizia e solitudine, in cui emozioni vere e profonde prendono vita anche grazie alle illustrazioni gialle e blu di Laura Fanelli.

Cristiano Cavina nasce nel maggio del 1974 a Casola Valsenio dove vive tutt'ora. Si nutre di storie fin da piccolo, ascoltando i racconti dei vecchi al bar; quando poi scopre i libri, la sua strada è tracciata. Scrive di cose che conosce bene: la sua infanzia in Alla grande (premio Tondelli) e Un’ultima stagione da esordienti; l’epopea di Nonna Cristina in Nel paese di Tolintesàc; la sua storia di figlio senza padre e di padre fuori dagli schemi nei Frutti dimenticati (premio Castiglioncello, premio Vigevano, premio Serantini, Selezione premio Strega); il lavoro nell’immensa cava di gesso alle porte di Casola Valsenio in Scavare una buca; i suoi anni di scuola superiore in Inutile Tentare Imprigionare Sogni. In La pizza per autodidatti trasmette la sua esperienza di ‘pizzaiolo quando c’è’ nella Pizzeria Il Farro di Casola Valsenio: tra impasti, temperature e ricette, ci svela l’importanza del forno per un narratore come lui

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