Dalla Siria a Sant'Apollinare: il legame tra Oriente e Occidente narrato da Ravenna Festival

Presentato il volume dell'edizione 2020. Tra gli scritti anche gli omaggi a Fellini, Guerra e Artusi, testimonianze storico-artistiche e temi ambientalisti

Alla Sala Corelli del Teatro Alighieri è stato presentato il libro di Ravenna Festival 2020. “Dolce color d’orïental zaffiro” è il titolo scelto per il libro-catalogo del Festival, mantenendo l'idea nata durante l'era pre-Covid 19. 

Il volume è illustrato dalle opere dell’artista ravennate Manuela Vallicelli, capaci di rappresentare una natura fuori dal tempo che, dai colori zaffiro del cielo e dagli orizzonti visivi, passa poco a poco a immagini inorganiche con atmosfere sempre più trasparenti.
La trascrizione dell’intervento di Paolo Rumiz alla presentazione di Ravenna Festival del dicembre 2019 traghetta il lettore verso quei temi che in qualche modo si sono trasformati e rigenerati, in particolare le insospettabili – per molti – radici orientali dell’Europa.

Nel libro Paolo Bettiolo ci riporta alla pluralità linguistica e culturale del cristianesimo dei primi secoli; con il progetto "Life in Syria", attraverso gli scatti di 5 fotografi siriani e di un team di blogger e giornalisti, vengono mostrati alcuni dei drammatici episodi che hanno scandito il conflitto siriano dal 2011 al 2016; il racconto giornalistico di Gastone Breccia affonda nelle cronache di guerra con “La strada della vergogna”, dove il 12 ottobre del 2019 è stata assassinata Hevrin Khalaf, coraggiosa donna siriana-curda segretario generale del partito Siria Futura, alla quale Ravenna Festival ha voluto dedicare  il concerto delle Vie dell’Amicizia.
"Ma nulla meglio delle opere dell’artista curda Zehra Dogan può narrare quelle cronache e quelle storie di vita perché, come afferma l’artista condannata, nel paese dove viveva, la Turchia, a due anni e nove mesi di prigionia per avere fatto un disegno" scrive  Elettra Stamboulis nella sua presentazione.

Ma si parla anche di Sant’Apollinare, il primo vescovo di Ravenna, di cui scrive lo studioso Giovanni Gardini insieme a Elisa Emaldi. La figura di Sant’Apollinare nei mosaici della basilica di Classe viene rievocata da un passo dalla poesia di Nevio Spadoni dedicata al Patrono di Ravenna, in cui in dialetto romagnolo il poeta si rivolge al santo pastore, sperando di poter trattenere tra le mani un po’ della sua passione, come se fosse una goccia di quel mosaico di paradiso.
 
Se il tema “ambientalista” negli ultimi anni sembrava essere al centro dell’attenzione mondiale, la pandemia ne ha certo accentuato l’urgenza, sottolineando ancora di più quanto l’incuria, la negligenza e talvolta la scelleratezza dell’agire umano stiano mettendo a repentaglio l’idea stessa di “natura”. Temi che con una modernità che veramente ci appare attuale emergevano con iconica drammaticità in Koyaanisqatsi il film di Reggio musicato da Philip Glass, al quale dedica un saggio Pierfrancesco Pacoda. E che, soprattutto, sono messi a fuoco con implacabile determinazione nell’Enciclica di Papa Francesco, appunto “sulla cura della casa comune”: sono già passati cinque anni, ma è evidente come sia difficile smuovere le coscienze.

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Poi un’altra preziosa testimonianza storico-artistica con gli zaffiri, smeraldi, granati, perle, ametiste, rubini, agate, topazi: le più belle pietre preziose di tutto l’Oriente, giunte a Venezia come bottino della Quarta Crociata (1204), e che brillano incastonate nella celebre Pala d’Oro della Basilica di San Marco a Venezia. Maria Cristina Carile fa luce su questa straordinaria opera di echi bizantini che doveva impreziosire il Festival grazie a un concerto di musiche polifoniche di scuola veneziana, collegate direttamente alle “formelle” che in essa raffigurano scene del Vecchio Testamento e della vita di Cristo, nonché a quella dedicata al santo evangelista eponimo. 
 
Omaggi, anniversari, celebrazioni. Il 2020 appare particolarmente ricco di ricorrenze: tra cui quella ineludibile del 250° anniversario dalla nascita di Beethoven a cui Oreste Bossini, privilegiando uno sguardo puntato sul rapporto del grande compositore con la Natura, intesa nel senso fisico ma anche filosofico del termine. Sempre a Beethoven, o meglio al suo monumento, è riferito anche lo scritto di Robert Schumann, o meglio delle diverse personalità in cui Schumann si esprime a proposito della celebrazione del genio.
Cento anni, poi, sono passati dalla nascita di un grande compositore italiano, Bruno Maderna e se purtroppo non è stato possibile omaggiarlo con la sua musica, come era invece inizialmente previsto, abbiamo voluto mantenere i contributi a lui dedicati da musicologi e musicisti che, a loro volta, andrebbero ricordati per la straordinaria qualità umana e intellettuale. A parlare di Maderna sono infatti Massimo Mila, Luciano Berio e Roberto Leydi, quest’ultimo con la riproposizione di un’ampia inchiesta uscita nel lontano 1963 sull’«Europeo» e da allora mai più ripubblicata. 
Tre saggi celebrano gli anniversari di altrettante figure chiave della Romagna: Pellegrino Artusi di cui si celebrano i 200 anni dalla nascita, Federico Fellini e Tonino Guerra che quest’anno avrebbero compiuto 100 anni.
Lo storico della cucina Alberto Capatti celebra Artusi con un articolo dedicato al sale nel ricettario che l’ha reso celebre, La scienza in cucina. Si tratta di un ingrediente che Artusi consiglia di usare con grande cautela: per quanto impiegato in numerosissime ricette, l’uso deve spesso essere parsimonioso per non rovinare ingredienti di per sé già saporiti.
Il saggio di Gianfranco Miro Gori è dedicato al rapporto di Federico Fellini con Rimini e la Romagna, mentre Tonino Guerra è ricordato da un altro poeta in dialetto romagnolo, Nevio Spadoni.
nfine il volume si chiude con una intervista di Elisa Bianchini a Walter Della Monica che ripercorre gli anni entusiastici del Trebbo poetico, ideato dallo stesso Della Monica assieme all’attore Toni Comello in un camping di Milano Marittima e poi, dal 1956 (e fino al 1960), portato in numerose città italiane ed anche europee. Una straordinaria impresa che fece conoscere ad un vasto pubblico di piccoli paesi e grandi città i grandi poeti del novecento, come Ungaretti, Quasimodo e Caproni.

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