"Faenza ritrovata": un itinerario fra i luoghi e i beni distrutti dalla guerra

L’appuntamento di sabato 14 novembre organizzato dalla Pro Loco di Faenza è "Faenza ritrovata" con Mauro Gurioli, autore dell’omonimo libro che documenta "storia e immagini della città che la guerra ci tolse" (edizioni Tempo al Libro, 2019). Nel volume vengono presi in considerazione ben 55 siti, 25 dei quali costituiscono la Faenza perduta per sempre: ad esempio le porte della città. il campanile dei Servi, le chiese di San Bernardo e di Sant’Orsola, diversi palazzi…); 30 sono invece i monumenti danneggiati ma ricostruiti: ad esempio la Torre dell’Orologio, il Museo delle Ceramiche, la Biblioteca Comunale, il Vescovado, i campanili di Santa Maria Vecchia, Nuova, Sant’Agostino, San Francesco, San Domenico, diversi monasteri, la Stazione ferroviaria, ecc.

Naturalmente la visita prevede un itinerario in senso fisico, a piedi, itinerario che graviterà su Corso Mazzini. Prima tappa il Mazzolani, che fu bombardato il 13 maggio 1944: morirono alcuni dei “bimbi libici”, figli (dai 6 ai 16 anni) dei coloni italiani che qui erano ospitati fin dal 1942 per iniziativa di don Gino Montanari; l’edificio venne gravemente danneggiato su entrambi i lati (sul canale del Portello e su via Paganelli) e venne distrutta la pregevole cappella affrescata da Roberto Sella.

Poi si passerà ai tre Palazzi “Rossi”, tutti e tre distrutti nello stesso giorno (sempre 13 maggio 1944) e non ricostruiti: del primo resta il vuoto occupato da piazza 2 giugno e il fondale di servizio di proprietà Muki; al posto del secondo sorge ora un grande condominio, mentre rimane il giardino posteriore con parte di un’ala laterale e con la retrostante “loggetta del Trentanove” sempre di proprietà Muki; intatta rimane anche la bellissima Rotonda Rossi collegata alla loggetta tramite il cavalcavia su via Maioliche; del terzo, che ha lasciato il posto anch’esso ad un condominio, nulla rimane.

Sarà poi la volta dell’antistante Orfanotrofio Maschi, che fu colpito dalle bombe del 13 maggio ’44, parzialmente ripristinato nel 1950 e infine chiuso nel 1961 per esser trasformato sei anni dopo nell’attuale Palazzo Esposizioni. Con la scomparsa Porta Imolese e con le gravi perdite subite dal complesso di San Domenico si concluderà la visita.

E’ richiesto un contributo di 3 euro destinato a fini culturali. Ritrovo alle ore 15 Pro Loco, Voltone Molinella. Prenotazione obbligatoria, posti limitati, uso della mascherina, comportamenti adeguati.

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