"Giovani artisti per Dante", pioggia di appuntamenti agli Antichi Chiostri Francescani

Dante è una domanda: come la nave di Ulisse, lanciata “per l’alto mare aperto”, la sua opera ha sfidato l’ignoto oceano dei secoli, delle mode, del gusto per continuare a interrogarci - sulla natura di una lingua, sul significato della storia e su quello della poesia, sulle ombre della politica, sulle promesse della fede e tanto altro ancora - ma soprattutto sull’essere umani. E in questa grande conversazione - transoceanica, transculturale - che il poeta ha aperto sette secoli fa, con Giovani artisti per Dante Ravenna Festival lascia la parola alla nuova generazione di creativi. Alle 11 di mattina, dal 6 giugno al 14 luglio, gli Antichi Chiostri Francescani accanto alla Tomba di Dante si trasformano in palcoscenico per spettacoli che ne celebrano, riscoprono, esplorano i paesaggi linguistici, intellettuali, sentimentali. Al timone studenti, attori, musicisti, danzatori; realtà del territorio, ma anche partecipanti all’omonimo bando distintisi fra le moltissime proposte arrivate. In collaborazione con il Comune di Ravenna, grazie anche alla Società Dante Alighieri e alla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, che mette a disposizione i Chiostri di sua proprietà, ogni giorno il Festival offre un incontro con il poeta al prezzo simbolico di 1 euro.

Un colosso, per Napoleone; cibo spirituale per Joyce, mentre l’Alfieri lo chiama “gran padre” e Chaucer gli attribuisce la capacità di narrare ogni cosa; Dante, per T. S. Eliot, si divide il mondo moderno con il solo Shakespeare. E la sua Commedia? Il miglior libro mai scritto dagli uomini, sostiene Borges. Di Dante, polo magnetico della cultura mondiale, forse è stato già detto e scritto tutto; o forse no, perché è la natura dei classici - la ragione per cui sono diventati tali - continuare a parlare agli uomini (e interrogarli), di epoca in epoca, di latitudine in longitudine. E nella “dantesca” Ravenna, spazio fisico e simbolico segnato dagli ultimi anni di vita del poeta, Dante è un’inevitabile esperienza poetica e umana. Con lo sguardo sull’orizzonte del 2021, anno in cui si celebrerà il settimo centenario della morte di Dante a Ravenna, il Festival rinnova il proprio impegno a fare della sua eredità parte viva e attiva del proprio calendario: da una parte con le trentanove matinée di Giovani artisti per Dante e i sette diversi spettacoli in programma, dall’altra con Purgatorio di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, messa in scena della seconda cantica su misura per la città.

Giovedì 6 giugno apre la rassegna L’amore degli angeli (repliche fino all’8 giugno). Il Liceo Artistico “Nervi-Severini” di Ravenna ritorna ai Chiostri anche quest’anno, con uno spettacolo che testimonia la varietà di discipline - da quelle teoriche a quelle laboratoriali e progettuali - che caratterizzano la didattica dell’istituto, da oltre settant’anni in prima linea nella formazione dei nuovi creativi. Il punto di partenza è il gesso L’amore degli angeli dello scultore milanese Giulio Bergonzoli, oggi custodito all’Accademia di Belle Arti ma a lungo parte della collezione del Liceo stesso (una copia in marmo è stata invece immortalata in una scena di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick ed è ora a Forlì per la mostra temporanea dedicata all’Ottocento). La riflessione che se ne sviluppa, in forma di spettacolo, è un elogio della profondità - della terza dimensione che è propria della scultura quanto del teatro - in opposizione alla rapida, distratta e spesso banale visione del mondo che ci restituiscono i bidimensionali schermi hi-tech.

Dal 9 al 15 giugno si rinnova un’altra collaborazione: è infatti grazie al dialogo con Cantieri Danza, che dal 1994 promuove e stimola lo sviluppo e la pratica di una cultura originale sulla danza d’autore e di ricerca, che il Festival figura fra i partner di Sedimenti, sezione del progetto Petrolio dedicato al rapporto fra uomo e natura nell’ambito di Matera 2019. Ravenna diventa sede di una delle residenze creative per quattro giovani coreografi e danzatori del Mediterraneo (gli italiani Olimpia Fortuni e Leonardo Maietto, il libanese Bassam Abou Diab, il nicaraguense residente in Spagna Yeinner Chicas) e la rassegna ai Chiostri si farà vetrina per gli sviluppi della creazione Who Cares?, in vista del debutto a Matera. Al centro dell’attenzione il Mediterraneo, “mare tra le terre” la cui vocazione è di unire piuttosto che dividere, e “la capacità di mettersi in relazione, attraverso un percorso di dialogo con l’altro, senza però mai perdere di vista la propria peculiarità e individualità artistica e culturale”, come spiega Massimo Carosi, curatore di Sedimenti. “Dante, con buona probabilità, è stato influenzato da culture della sponda Sud del Mediterraneo,” continua Carosi, per sottolineare il legame il contesto ravennate, “basti pensare che riteneva degni di comparire nella Commedia filosofi musulmani come Avicenna e Averroè: prima di tutto dialogo, quindi conoscenza”.
 
Dal 16 al 20 giugno ritorno al futuro: nel 2121 Ravenna è sede dell’ennesimo convegno dantesco che si interroga sul significato della Commedia, ormai incomprensibile in un’epoca dominata dai traduttori automatici. Ma uno strano marchingegno, metà macchina del tempo e metà apparato del Dottor Frankenstein, potrebbe svelare il mistero…Il Collettivo Lunedidante - la regista Fiammetta Perugi e gli attori Ludovico D’Agostino, Francesca Fatichenti, Ivo Randaccio, accomunati dalla formazione alla Paolo Grassi di Milano - firma Dante 2k21, interrogandosi sul paradosso di un classico troppo e al contempo troppo poco studiato. Portando in scena la sfida fra la lingua di Dante e la lingua del futuro - immaginata come un melting pot di linguaggio rap, gergo informatico, anglicismi, abbreviazioni, rafforzativi - si (e ci) chiedono: tradurre e parafrasare è tradire e corrompere il testo originale? Leggere Dante senza capirlo è necessariamente un fallimento o può essere la scintilla di una creazione poetica originale? I classici dovrebbero essere accessibili a tutti o solo al lettore preparato?

Dal 21 al 27 giugno si riparte per un altro viaggio impossibile, questa volta con Le stelle di Dante in compagnia di Moka e Hertz, due strambi alieni robotici con una grande passione per tutti i reperti provenienti dal pianeta Terra. Ma la scoperta dell’opera di un certo Dante, che Moka e Hertz credono uno scienziato e un esploratore intento nella descrizione del proprio pianeta natio, è l’occasione per un sorprendente e straniante punto di vista sulla Commedia. La narrazione è affidata alle marionette di Gianluca Palma e Mariasole Brusa, dal cui incontro - nel 2011 - è nato All’inCirco, progetto di ricerca sul teatro di figura e sull’arte di strada che si propone di integrare arti diverse e complementari, e che, in questo caso in collaborazione con il Teatro del Drago, intende riportare alla luce la passione di Dante per gli aspetti scientifici del mondo, permettendo di intuire come scienza e poesia siano due facce della stessa medaglia, due letture del mondo complementari e altrettanto indispensabili.

Dal 28 giugno al 4 luglio è in scena il canto XXI dell’Inferno, il più teatrale, comico e satirico di tutta la Commedia. Qui i politici corrotti sono immersi nella pece bollente e qui vive la peggior specie di diavoli: i Malebranche! Ma dato che il Poeta descrive questi diavoli anche come goffi e irascibili burloni, Il canto dei diavoli vede un gruppo di bambini nei panni dei demoni, tutti identificati con gli stereotipi di oggi, La pièce include anche canzoni, clownerie e la performance del diavolo chitarrista Malacorda, e suggerisce che forse i cattivi del racconto non sono i diavoli, che altro non fanno che adempiere al proprio ruolo nel piano divino, ma piuttosto i peccatori. Malebolge Club è una compagnia di recente formazione, che raccoglie attorno agli attori Franco Costantini, Giovanna Vigilanti e Cesare Flamigni - accomunati dalla passione per Dante - un gruppo di studenti dell’Istituto A. Baccarini di Russi e i loro genitori.

Dal 5 all’11 luglio un’operina che si innesta su uno dei fils rouges del Festival 2019, quello dell’omaggio alla Grecia, orizzonte con cui si confronta tutta la cultura occidentale, Dante non escluso. Se il suo incontro con Ulisse, fra i più affascinanti e simpatetici di tutto l’Inferno, ha offerto il titolo alla XXX edizione, è invece il frammentario patrimonio di melodie greche pervenute fino a noi che ha ispirato Teleion (Τέλειον). Grazie alle traduzioni traslitterazioni di Dimitris Soukoulis, l’attrice-cantante Camilla Lopez e il pianista Matteo Ramon Arevalos esplorano un universo sonoro mitico e pressoché sconosciuto, complici percussioni e un pianoforte preparato: “nella cassa armonica in alcuni casi vengono appoggiati sia uno shruti box che una tanpura, entrambi elettronici, che liberando le corde del pianoforte producono vibrazioni armoniche inusuali - spiega Arevalos - in altri sulle corde si muoveranno palline di vetro o tessere di mosaico bizantino, quasi a rievocare il suono del santur, il cordofono mediorientale; o ancora sarà la stessa interprete a sporgersi sulla cassa armonica, come su un pozzo, facendo risuonare la propria voce nel ventre dello strumento. Inseguendo sempre una sonorità dal sapore antico, vibrazioni contemporanee che rimandano a un’immaginaria antichità”.

Dal 12 al 14 luglio Dante incontra Bob Dylan: ma cosa hanno a che fare l’uno con l’altro? L’album di Dylan Blood on the Tracks, uscito nel 1975, è segnato dalle lacerazioni di anime dannate, luoghi desolati, peccati mortali, ma comprende anche - nella canzone Tangled Up in Blue - una menzione di Dante, del quale ogni parola “suona vera e risplende come carboni ardenti”. Dante e Dylan sono geograficamente e cronologicamente lontanissimi, ma anche estremamente vicini per temi: Dante è moderno quanto Dylan, Dylan profondo quanto Dante. Basato sull’omonimo libro di Luca Grossi, Bob Dylan in Hell è un viaggio nell’Inferno attraverso le canzoni del cantautore americano vincitore del premio Nobel e con la guida della Malafesta Theatre Company, con Vinx Lamarmora, Enrico Gardini (chitarra e voce), Gianluca Morelli (piano e programmazioni).

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